Cosa accade quando la malattia irrompe nella vita di una famiglia e ne riscrive gli equilibri?
Dopo l’ictus che ha colpito la madre, una scrittrice è costretta a guardare il loro rapporto con occhi nuovi, interrogandosi su ciò che resta della donna che era e su come ricostruire un legame fatto di affetto, silenzi e contrasti. La ricerca di una lettera scritta prima della malattia diventa il filo emotivo che guida il racconto, insieme al bisogno di ritrovare le radici familiari come appiglio in un presente fragile.
Sul fondo, Parma e la sua provincia: luoghi dell’anima che custodiscono la memoria e accompagnano il cammino verso un nuovo equilibrio.
Intervista con l’autrice

La malattia può diventare un’occasione per rileggere il passato e le relazioni familiari, in che modo emerge questo tema nel libro attraverso i suoi protagonisti?
Il tema della malattia nel romanzo diventa forza motrice per ridefinire le relazioni familiari e dei protagonisti che ritoviamo in esso, nel momento in cui Marta, mia madre, viene colpita da un ictus devastante all’età di 72 anni, diventando una persona completamente diversa. Dalle ceneri di questa rigenerazione viene ridisegnato il suo carattere e il modo di porsi verso i familiari e la vita stessa, tantopiù che come figlia ho trovato faticoso riconoscere la donna di un tempo, con la quale peraltro avevo rapporti talvolta conflittuali e con la quale ho cercato di ricostruire la relazione.
Le relazioni più profonde sono spesso attraversate anche da silenzi e cose mai dette: che cosa ci invita a comprendere il suo romanzo su questi aspetti dei legami familiari?
La relazione che avevo con mia madre era fatta anche di silenzi, e proprio le cose non dette avevano finito col creare tra di noi una certa distanza, talvolta anche muri difficili da valicare; per questo prima della malattia lei aveva dichiarato di aver scritto una lettera per me, dove cercava di mettere nero su bianco determinate parole che a voce non riusciva a trasmettermi. Le parole di quella lettera diventano un filo conduttore del romanzo, la cui ricerca si trasforma quasi in un’ossessione, perchè spesso sono esattamente le parole a guarire, sono loro ad abbattere le barriere più ostinate.
Quanto conta il recupero delle proprie radici nei momenti di crisi?
Nel mio romanzo ritorno spesso al passato della mia famiglia: prima di tutto la narrazione è costellata da flash back senza un ordine cronologico preciso, ma che mi aiutano a ripercorrere la relazione con mia madre dalla mia infanzia in poi, inoltre mi aggancio a quelle figure portanti che hanno costituito le fondamenta della mia cerchia familiare, proprio perchè mi hanno aiutato a dare sostegno, a costituire un punto di riferimento certo in un momento in cui tutto sembrava vacillare e gli equilibri erano stati distorti.
In che modo Parma e i luoghi dell’anima contribuiscono al percorso di trasformazione dei protagonisti?
Parma è la mia città, il mio luogo del cuore e quando ami tanto un territorio, esso stesso acquista un’anima, una spiritualità che attraversa la vita stessa di tutti i protagonisti del romanzo. In particolare ripercorro con la memoria la città di un tempo, della mia infanzia, essa stessa oggetto di grandi trasformazioni e cambiamenti. Questi stessi diventano un punto di riferimento e confronto per misurare il tempo che è trascorso e che ha portato, nella stessa misura, a delle trasformazioni profonde anche dentro di me.
Scrivere di fragilità, perdita e trasformazione richiede anche un’apertura emotiva da parte di chi scrive: come ha vissuto questo coinvolgimento?
Non è mai facile mettere a nudo le proprie fragilità, raccontare di sè partendo proprio dagli aspetti più vulnerabili, però parlare di quello che ho vissuto mi ha aiutato ad elaborare e ad affrontare pensieri talvolta confusi e soprattutto a rafforzare la motivazione principale, cioè di recuperare e dare una nuova vita a Marta, la madre che aveva avuto una grande energia, generosità, vitalità e dignità, cosa che purtroppo la malattia le aveva sottrato. Forse proprio questa volontà di riscatto ha costituito il vero carburante per affrontare lo scritto.
Che cosa spera che un lettore porti con sé dopo aver letto Le parole dimenticate?
Mi auguro che proprio da Le parole dimenticate il lettore porti con se parole da non dimenticare, storie vere e genuine che costellano tutto il mio scritto e che proprio perchè tali io credo che lascino un profondo marchio nel cuore. Quando il lettore arriverà all’ultima pagina proverà il desiderio struggente che il romanzo non sia davvero finito e questo, penso, sia il risultato e lo scopo principale per ogni scrittore.

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