Quando la vita ti spezza in modo inaccettabile, può l’amore ricomporre i tuoi frammenti? Una donna, ferita ma innamorata dell’esistenza, sceglie di non arrendersi al silenzio del dolore affidandosi alla scrittura per ritrovare le figlie che ha perduto.
Scrivere diventa un atto di fede, una magia che restituisce voce e presenza a chi sembrava svanito. Dora e Ava, le due sorelle scomparse, tornano così a osservare chi non le aspetta più. La bambina saggia e la ragazza inquieta attraversano i confini invisibili tra vita e morte, tra sogno e realtà. Il cammino intrapreso, costellato di ricordi, affetti e rivelazioni, intreccia le loro voci a quella della madre, in un dialogo che supera il tempo e riavvicina le anime.
Un romanzo che parla della forza segreta e innata che spinge a cercare la bellezza anche nell’oscurità. Un invito a vivere, con occhi e cuore spalancati, anche per chi non c’è più, ma resta sempre con noi.
Dopo torno di Margherita Lanteri Cravet, Pendragon Edizioni 2026
Intervista con l’autrice

Dopo torno è un libro che nasce dal dolore più grande che un genitore possa vivere, eppure la storia è attraversata da una incredibile luce. Come si riesce a scrivere un libro così pieno di vita partendo dall’assenza?
Ho scritto questo libro perché scoppiavo di amore per le mie figlie perdute, ma non potevo più riversarlo su di loro, allora ho deciso di esprimerlo nelle pagine di un libro. Per sentirle più vicine, per immaginarle vive, dovevo raccontare la storia dal loro punto di vista, cosa che le rende straordinariamente reali, e trattandosi di una ragazza e una bambina (Micol e Maia, che ho chiamato Ava e Dora nel romanzo), non poteva che essere una storia piena di luce e leggerezza, che rispecchiasse il loro amore per la vita, che non vada perduto.
Ha mai avuto il timore che trasformare una storia così intima in un libro significasse esporre qualcosa di troppo prezioso? E cosa le ha fatto decidere di condividerlo?
Nella Trilogia della città di K. di Ágota Kristóf, si legge che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, chi non lo fa è passato sulla terra senza lasciare traccia: per questo ho scritto questo romanzo, il “loro”, assumendomi il rischio di commettere errori che mai potranno essere corretti. So che sarebbero comunque fiere del mio sforzo. Inoltre, prima di cercare un editore interessato alla pubblicazione, mi sono confrontata con mio marito e nostra figlia Mia che, dopo la lettura, mi hanno incoraggiata fortemente in questo senso.
Le voci narranti costruiscono un dialogo che supera il tempo. È stata una scelta letteraria o è il modo in cui la scrittura le ha permesso di immaginare una continuità della relazione?
Si tratta di una scelta letteraria spontanea, assolutamente non meditata, ma molto efficace allo scopo di rendere evidente, quasi tangibile la connessione profonda e immediata tra la madre e le figlie, che travalica ogni barriera e annulla tutte le distanze. Nelle ultime due parti del libro, in cui Ava e Dora raggiungono la casa di famiglia, si inserisce un terzo punto di vista, quello della madre, Iris, e le voci, i pensieri di lei, Ava, Dora si intersecano, si sovrappongono, si confondono, si uniscono, in un dialogo sempre più serrato e toccante.
Quali tematiche ha voluto proporre ai lettori attraverso la scrittura di “Dopo torno”?
Questo libro celebra le passioni, la memoria, la fantasia. Le passioni che salvano la vita, perché creare è una cura potente. La memoria che ci permette di ancorare al presente la felicità perduta, con la promessa che ne avremo ancora. La fantasia che ci consente di immaginare in questo un altro mondo rendendo i nostri cari perduti sostanza del presente. Ed è un tributo alla passione comune a me e alle tre figlie, per la Letteratura e la Musica, le cose belle e inestinguibili che infrangono ogni confine e tengono in scacco la morte.
Che cosa spera trovino in queste pagine i lettori che stanno attraversando una perdita?
Che ne traggano forza e speranza. Che possano sentire più forte il legame con i propri cari perduti, sentire più amore per la vita e riempirla di significato, nonché dedicare più tempo e attenzioni ai vivi. È grazie a questo che saremo ricordati, è questo che vorremo ricordare se saremo noi a sopravvivere.
Lancio un messaggio di libertà: non sempre possiamo governare il corso degli eventi, ma siamo liberi su come affrontare la realtà, che uso fare delle esperienze, che senso dare alla nostra vita. In questo stanno la nostra dignità e grandezza.
Che responsabilità sente uno scrittore quando la materia del suo romanzo coincide con la propria vita?
Credo nella totale libertà di espressione. Ho agito in buona fede, con l’intento di prolungare in qualche modo – l’unico possibile – l’esistenza delle mie figlie: basta questo per me a fugare ogni dubbio. Tutto è filtrato – inevitabilmente – dalla mia interpretazione personale, ma del tutto priva dell’intento di danneggiare o ferire qualcuno. Ho trasfigurato la realtà, si tratta di un romanzo, il risultato di una rielaborazione artistica, Posso ricorrere in ogni caso alla geniale formula di Veronica Raimo: “Niente di vero”.
Il libro le ha lasciato nuove domande o qualche risposta inattesa?
Sì, il libro mi suscita parecchie nuove domande, spunti, riflessioni. Mi sono da poco resa conto, a seguito dei numerosi messaggi di ringraziamento ricevuti dai lettori, che forse si sta realizzando il sogno di Micol, lei che, laureata alla Bocconi, stava per iscriversi a Psicologia per aiutare persone in preda alla sofferenza. Che grazie al libro io continuo ogni giorno a occuparmi di loro. Che non rinuncerei mai al mio dolore perché coincide con Maia e Micol e io le voglio presenti in ogni istante. Grazie al dolore ho scritto questo libro.

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