Parigi, 1792.
Charles-Henri Sanson è il boia della città, l’uomo che i parigini temono e preferiscono non guardare in faccia. Eppure, quando la giovane Liane de Pougy invoca il suo aiuto, non sa dire di no.
Una spilla d’oro scomparsa, un assassino implacabile, un boia sulle sue tracce. Mentre la Rivoluzione divora la città, Sanson si muove nell’ombra tra i salotti del Faubourg Saint-Germain e i vicoli di una Parigi in fiamme, deciso a rendere giustizia a Liane.
Poi la caccia diventa qualcosa di inatteso, e più difficile da spiegare di qualsiasi crimine.

Apparentemente, rappresentano due opposti: carnefice lui, cortigiana raffinata lei. Tuttavia, dietro a questo distacco umano e sociale, si nasconde qualcosa che li accomuna e li avvicina: tocca al lettore a scoprire in che modo e perché. Dico solamente che sarà proprio la Rivoluzione a far sì che le loro anime s’incontrino, si capiscano e si aiutino a vicenda. Charles-Henri Sanson è un personaggio realmente esistito e, nel pitturarlo tra le righe del mio romanzo, restando fedele ai dati storici, ho voluto rendergli meritata giustizia. Ho persino visitato la sua tomba a Parigi!

Non è necessario essere uno storico appassionato come me: tutti accostiamo sempre la Rivoluzione Francese al Terrore e, quindi, alla ghigliottina. Ma, a mio parere, l’anno in cui si svolge la storia, il 1792, è stato, senza dubbio, un periodo ricco di avvenimenti clamorosi, drammatici e sanguinosi: il lettore, quindi, si ritroverà catapultato in una Parigi assetata di sangue e di vendetta, in preda alla follia, dove a farla da padrone sono la giustizia sommaria e i cambiamenti repentini e nella quale tutti lottano contro tutti, ma mai ad armi pari. E lo stesso capiterà ai nostri protagonisti. Una Parigi, insomma, che credo in pochi possano immaginare!

Sicuramente i temi di una società, quella del Settecento, che ha portato cambiamenti radicali e innovativi (per l’epoca), non soltanto in Francia. E che sopravvivono tutt’oggi. Tuttavia, nonostante tutte le buone intenzioni degli illuministi, non sempre ‘cambiare’ ha significato ‘migliorare’, anche il lettore se ne accorgerà. Premetto che non leggo romanzi, solo libri di storia e filosofia, quindi smentitemi pure, non c’è problema, ma, da parte mia, l’altro tema che ho voluto affrontare è stato quello d’andare un po’ controcorrente, raccontando la storia, cioè, dal punto di vista ‘dell’altra faccia della medaglia’, per così dire. Anche stavolta, toccherà al lettore a scoprire come e perché.   

Da un punto di vista prettamente creativo, approfittare del caos che regnava a Parigi in quegli anni per aggiungere violenza alla violenza, è stata una scelta quasi spontanea, intrigante e coinvolgente allo stesso tempo. Un tassello che si è inserito alla perfezione in questo puzzle storico. Da un punto di vista decisamente più razionale, invece, la mia intenzione è stata anche quella di mostrare la morte in tutte le sue forme, cercando di far riflettere il lettore, senza volerlo ovviamente scandalizzare o inorridire: accostandolo ai valori e alle virtù di un’era oramai persa, spero che il lettre possa dare alla vita un nuovo significato, magari più pragmatico e meno egoista.   

A me piace tessere le trame delle mie storie solo e solamente per il piacere di scrivere e di intrattenere, cercando di coinvolgere emotivamente chi le legge. Andando—nuovamente!—controcorrente, quindi, non è mia intenzione lanciare messaggi intrinsechi. D’altro canto, il lettore, pagina dopo pagina, troverà sicuramente similitudini e analogie coi nostri tempi: la Rivoluzione Francese, infatti, ne è piena! I protagonisti, quindi, seppur vivendo nel ‘700, si potrebbero benissimo definire due eroi moderni, in lotta per trovare il loro spazio in una società che, cambiando continuamente faccia, costringe tutti ad adeguarsi o a patirne le conseguenze.

Mi piace immaginare il lettore che, ultimato il libro, faccia fatica, all’inizio, a reimmergersi nella realtà che lo circonda: significherebbe che, come cantastorie, ho fatto un buon lavoro, riuscendo a fargli vivere in prima persona quel periodo storico. Vorrei che si facesse domande del tipo: “ma era così che si viveva a quel tempo?” oppure “in tutto quello che è successo, dove finisce la verità e dove inizia la finzione?” o ancora “come mi sarebbe piaciuto vivere in un’epoca virtuosa come quella!” e via dicendo: le stesse domande che io stesso mi faccio, del resto, quando guardo un film o una serie TV storica che è riuscita a coinvolgermi. Il mio motto è: “anche se, in questa storia, non c’è quasi niente d’inventato, sappiate che è tutto frutto della mia fantasia…

Scopri il libro di Leonardo Masetti Il signore di Parigi edito da Giaconi Editore


Scopri di più da

Voci di domani magazine letterario

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

“Scrivere è un’occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza.”

Stephen King

Vocididomani.com