Dalle atmosfere intime della sua precedente produzione ai territori oscuri del noir: Filomena Iovinella affronta una nuova sfida narrativa con Justice. Come è nato il mio investigatore, pubblicato da Pathos Edizioni. Un noir dalle pennellate thriller con una forte vocazione internazionale in cui mistero, criminalità e tensione psicologica si fondono in una storia che trascina il lettore dalle affascinanti terre africane alle metropoli occidentali.
Un viaggio nelle ombre tra segreti e traffici illeciti
Trasferitasi con la famiglia in Africa, Ellen giovane studentessa americana si ritrova immersa in una terra magnetica e feroce, dove la bellezza incontaminata della natura convive con un segreto che riguarda la sua famiglia. La sua vita viene spezzata all’improvviso da un tragico incidente aereo in cui perde il padre, Ron Jackson. Da quell’istante il dolore si trasforma in una porta spalancata sull’abisso. Tra traffici di droga e diamanti, riti oscuri e una fitta rete di potere che si estende fino a San Francisco, Londra e Torino, emerge la figura inquietante di un nonno dominatore di un impero criminale che sembra avvolgere ogni cosa in una spirale di violenza e corruzione.
Ellen decide così di seguire le tracce del male insieme al criminologo Patrick Nelson e all’amico del padre Henry Bolton. Le indagini si spostano in Italia e il romanzo accelera come una corsa contro il tempo, tra inseguimenti, colpi di scena e rivelazioni che ribaltano continuamente la prospettiva del lettore.
Gli animali e l’ombra: il simbolismo che dà forma al noir
Il romanzo è scandito da tre “dimensioni”, ognuna affidata a un animale che accompagna l’evoluzione di Ellen. L’antilope rappresenta l’innocenza ferita, la giovinezza e la fragilità di chi è costretto a crescere troppo in fretta; il cavallo incarna la forza, la libertà e l’irriducibile bisogno di giustizia che spinge Ellen ad affrontare il proprio destino; il cane, infine, diventa il simbolo dell’intuito, della lealtà e della ricerca della verità, accompagnando la fase più serrata dell’indagine. Gli animali scandiscono così la trasformazione e l’evoluzione della storia, e costituiscono l’ossatura del romanzo, fondendo il percorso di formazione con la tensione del thriller.
La scrittura di Filomena Iovinella in questo suo ultimo lavoro si fa più tagliente, ricca di rimandi cinematografici, capace di alternare introspezione e azione con scioltezza. L’autrice si muove tra i meccanismi del thriller senza rinunciare alla profondità psicologica tipica della sua scrittura, costruendo personaggi sfaccettati e imprevedibili.
A confermare l’originale architettura narrativa è la nota conclusiva dell’autrice, che apre al lettore uno spiraglio sul suo laboratorio creativo:
«A un certo punto della storia ho creato l’ombra. Avevo studiato a lungo il mio personaggio principale, un personaggio nato dalla mia fantasia ma in cerca di trasparenza. Quando è comparsa l’ombra ho avvertito che forse stavo superando quel limite.».
Quell’ombra anticipa la presenza di una forza che si insinua tra le pagine e orienta il destino dei personaggi e della storia. È un’ombra che sfugge allo sguardo, che altera la realtà e mette alla prova le certezze del lettore. Una presenza sulla quale è costruito il filo che lega questo romanzo al prossimo capitolo della serie.
Una scrittura tra ricerca e sperimentazione
Il percorso letterario di Filomena Iovinella testimonia una costante volontà di ricerca e sperimentazione. Nata a Frattaminore, in provincia di Napoli, l’autrice ha ottenuto negli anni numerosi riconoscimenti nel campo della narrativa, della poesia e della fotografia. Vincitrice del Premio Letterario Internazionale Città di Pomezia nel 2013 con la fiaba Segui me e del concorso POESIAMO Genova con la poesia Confusione te, è stata collaboratrice delle riviste Pomezia Notizie e Il Convivio. Alla passione per la scrittura affianca quella per la fotografia, che le è valsa il riconoscimento al Premio Massa città fiabesca di mare e di marmo nel 2019 e una segnalazione di merito al Premio Tesori della Natura nel 2025. Oggi collabora con un’associazione culturale di Torino come giurata e relatrice e coordina un laboratorio di scrittura creativa.
Dopo la raccolta di racconti A metà tra l’umano e il divino (2022), il romanzo Tu sei un traditore (2023), Nancy – Podcast emozionale (2024), finalista al Concorso letterario “Artisti” dedicato a Peppino Impastato, e Le petit sort – Incantesimo a Parigi (2025), Justice segna un nuovo e significativo passaggio nel percorso dell’autrice.
Il confronto con il noir non appare come un semplice esercizio di stile nel suo percorso letterario ma come una naturale evoluzione della sua scrittura, sempre più orientata verso una narrativa capace di intrecciare suspense, riflessione e ricerca simbolica.
Justice si presenta allora come un noir che è anche un viaggio nelle zone d’ombra dell’animo umano, dove il male assume forme mutevoli, la verità si nasconde dietro continue illusioni e la giustizia diventa una conquista sofferta. Con questo originale esordio nel noir, Filomena Iovinella conferma la propria versatilità narrativa e dimostra che il coraggio di sperimentare può trasformarsi nella chiave per aprire nuovi orizzonti di scrittura e interpretazione.
Intervista con l’autrice

Dopo aver esplorato altri generi, con Justice si cimenta con un giallo dalle atmosfere noir. Partirei dal sottotitolo del libro chiedendole: come è nato il suo investigatore e quale percorso voleva fargli compiere?
Parto dicendo che il titolo e il sottotitolo sono stati scritti subito, già dalle prime battute, perché avevo in mente un percorso formativo vero e proprio. Il mio primo giallo con sfumature di noir, lo volevo in forma iniziatica, infatti l’investigatore resta nell’ombra, ma ha tanto da dare, la sua natura anche un po’ misteriosa mi affascinava. La mia proiezione verso il futuro era netta, voleva farne una serie di romanzi; pertanto nel seguito la sua complessità identitaria e la vita del mio investigatore si apriranno al pubblico e mostreranno molti lati che in Justice sono ancora nascosti, ma che risuonano di presenza.
Se dovesse presentare i protagonisti attraverso ciò che rappresentano, come li descriverebbe?
Parto dal mio investigatore, un uomo che in apparenza sembra semplice, ma che nasconde molti segreti e una doppia vita tutta da svelare, la moglie invece una personalità sfuggente, con quella mancanza di spirito materno che la caratteristica e che avrà i suoi sviluppi in futuro. Il criminologo Patrick Nelson, lui all’opposto, quello più definito, chiaro nella sua azione da investigatore, colui al quale cui ci si affida anche una figlia. Ellen invece una ragazza intraprendente e fuori dagli schemi famigliari che comincia a guardare il mondo con occhi diversi e per finire Henry l’amico del padre che porta quel tocco british a cui tenevo tanto. Un po’ nello stile 007…. La sua auto d’epoca una chicca e non aggiungo altro.
Ogni fase dell’indagine di Ellen è accompagnata da un animale guida: cosa l’ha spinta a dare alla natura una voce così importante nel romanzo? E se dovesse scegliere il suo animale guida quale sarebbe?
Il contesto africano mi ha riscaldata il cuore, studiare e vedere attraverso i video, quei luoghi, mi ha contaminata fin da subito. L’idea di legare la crescita di una giovane donna, in difficoltà, alla natura, è stata una conseguenza e anche una riflessione per i miei lettori.
Gli animali sono salvifici e fedeli: cani, gatti. La corsa di fianco al finestrino di Ellen dell’antilope ha dato inizio a tutto. Poi io amo i simboli spirituali e quindi la chiave interpretativa è doppia. Il mio animale guida è il cavallo, mentre scrivevo questo romanzo, infinite galoppate di cavalli sulla spiaggia, ho osservato e ammirato, loro rappresentano per me, il mondo interiore che avanza con eleganza.
Nel corso della storia aleggia un’ombra, reale o immaginaria, una presenza sospesa a cui ha dedicato anche una nota finale del libro. Senza svelare il mistero, cosa può raccontare al lettore di questa dimensione nascosta della storia?
Il noir ha per forza e per indole l’oscuro, e proprio perché volevo muovere i primi passi del mio investigatore nella nebbia, non potevo che rivolgermi all’ombra, ci è voluto un po’! Non è stato facile trovare questa linea guida del romanzo, ma l’istinto è stato più forte, tanto da lasciar cadere una nota finale ricca di quell’ impeto straordinario che mi ha fatto crescere. Credo che, questo mio ultimo testo sia, al momento, il più maturo della mia letteratura.
La sua scrittura nasce dall’incontro tra studio e suggestioni artistiche: quali ispirazioni hanno dato vita a Justice e cosa ha scoperto di sé attraversando il mondo del noir?
I miei personaggi di fantasia sono molto complessi e debbo scavare nel profondo della mia natura per trovarne la voce e le caratteristiche. Le suggestioni artistiche sono state principalmente visive, il cinema è fondamentale per me, i grandi registri un esempio, poi la moda: i costumi scuri, le rappresentazioni dark la sintesi tra glamour e grunge con le forme asimmetriche hanno dato un’altra mano notevole e il resto, il mio esplorare il lato oscuro del mondo e di me.
Justice sembra aprire una nuova fase del suo percorso letterario: come immagina la prossima tappa?
La prossima sfida sarà far emergere completamente il mio investigatore e tuffarlo nella vita che si è scelto, quella del crimine e delle indagini. Poi restano in me, altri capisaldi della mia letteratura, che hanno ancora qualcosa da dire, come ad esempio il seguito e la definitiva conclusione del mio personaggio giornalistico Nancy.

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