Senzanome sonnecchia beato nel pancione della sua mamma quando, all’improvviso, un folletto un po’ matto, accompagnato da un tenero cagnolino azzurro, lo sveglia per condurlo in un viaggio di 22 giorni – gli ultimi lì dentro, prima di nascere – attraverso altrettanti Regni Arcani. Insieme a Lemà e Bibì, i suoi due nuovi amici, Senzanome vivrà incredibili avventure, tra maghi del luna park, vecchi saggi, bambine coraggiose che domano leoni e altri bizzarri personaggi, ricevendo da ciascuno di loro preziosi insegnamenti sulla vita che lo aspetta.

La sua passione per i tarocchi è il cuore di questo libro: può raccontarci quando è nata e in che momento ha sentito il bisogno di trasformarla in narrazione?
La mia passione per i Tarocchi affonda le radici nell’ormai lontano periodo adolescenziale. Dopo averla abbandonata per molto tempo, è “risorta” una quindicina d’anni fa in seguito all’incontro con le idee jodorowskiane di un Tarocco orientato alla conoscenza di sé, all’introspezione, alla consapevolezza personale.
Da quell’epifania, è nata una spinta interiore ad approfondire il tema mediante lo studio “matto e disperatissimo” di una gran mole di letteratura – italiana e straniera – sull’argomento, il cui sbocco naturale è stato poi quello della scrittura. Nel giro di un decennio, ho prodotto una quindicina di pubblicazioni, tra saggi, activity book e romanzi, tutti gravitanti intorno all’universo tarologico.
Per me, i Tarocchi sono principalmente ed essenzialmente un sorprendente strumento narrativo, come Calvino ha saputo mostrare in maniera magistrale attraverso il suo “Castello dei destini incrociati”.
La sua scrittura si muove tra fiaba, simbolo e racconto iniziatico: come descriverebbe il suo stile e quale tipo di lettore immagina mentre scrive?
Senzanome e il magico viaggio nei 22 Regni Arcani è un racconto fortemente simbolico, in cui il viaggio di un bimbo ancora nel pancione della mamma verso la nascita diventa la trasposizione letteraria e fantastica del celebre “viaggio del Matto”.
I 22 Regni Arcani ricalcano, infatti, la sequenza e i contenuti simbolico-narrativi dei 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi, che diventano l’occasione per riflettere su temi a mio parere fondamentali nella vita di ciascuno di noi: la gentilezza, il talento, il rispetto delle regole, la cura, la paura, la morte – solo per citare alcuni temi – sono affrontati con uno stile fiabesco e delicato che rende la lettura del libro un’avventura profonda e mai scontata.
Mentre scrivevo, immaginavo un piccolo lettore sensibile, attento, curioso, capace di riflettere su sé stesso e sul mondo che lo circonda. Adoro i bambini e la pulizia del loro pensiero, per questo ho cercato di essere quanto più rispettosa del loro sentire. Spero di esserci riuscita.
Il viaggio di Senzanome attraversa 22 Regni Arcani, ma sembra anche un attraversamento interiore: in che modo questo percorso può rispecchiare un cammino universale e senza età che riguarda ciascuno di noi?
I Tarocchi, se osservati senza pregiudizi, raccontano un cammino universale che tutti, volenti o nolenti, siamo chiamati a compiere. Il loro carattere di immagini archetipiche permette a chi li osserva di riconoscervi parti di sé, situazioni familiari, vissuti personali, desideri inespressi, timori inconfessati. Per questa ragione, i Tarocchi non hanno età e non si rivolgono a specifiche fasce anagrafiche: sono capaci di attraversarle tutte indistintamente e di parlare a ciascuna con il linguaggio che è loro proprio.
Laddove un adulto vede nella Torre dei Marsigliesi crollo e distruzione, un bambino vede la varicella (è accaduto veramente durante un divertente laboratorio di scrittura creativa!), per fornirvi un illuminante esempio. Scrivere questo libro ha rappresentato per me l’entusiasmante sfida di riuscire a far parlare ai Tarocchi il linguaggio dei bambini. Semplificare il messaggio degli Arcani senza banalizzarlo.
Viviamo in un tempo fortemente orientato alla tecnologia, eppure il fascino dei tarocchi resiste: secondo lei, cosa continua ad attrarre l’essere umano verso questi linguaggi?
I linguaggi simbolici, a mio modo di vedere, hanno il pregio di regalare alla modernità l’irresistibile fascino dell’ambiguo, del misterioso, del non detto. L’impossibilità di penetrarli fino in fondo in maniera univoca e definitiva ne costituisce la forza.
In un mondo in cui tutto è razionalizzato, tecnologizzato, quantificato, in cui l’emisfero sinistro domina l’interazione sociale, “leggere i Tarocchi” significa attivare meccanismi di osservazione e comprensione della realtà che superano, e allo stesso tempo integrano, il pensiero puramente logico-analitico. I Tarocchi e il loro stratificato linguaggio simbolico non passeranno mai di moda, perché ci ricordano che in noi esistono spazi inesplorati cui si accede più facilmente con un’immagine che non con un complesso ragionamento.
Se il libro potesse lasciare al lettore un’unica traccia, quasi come un seme da custodire, quale insegnamento vorrebbe che germogliasse?
Di semini, il libro ne getta tanti, ma, se dovessi individuarne uno, direi questo: vorrei che germogliasse il seme della fiducia in sé stessi. Il libro, come detto, è principalmente rivolto ai bambini, ma mi piacerebbe che anche gli adulti lo leggessero al loro bambino interiore (dai primi feedback che mi sono arrivati, pare proprio che sia così, e questo mi rende davvero felice).
Senzanome, accompagnato dal folletto Lemà e dal cagnolino Bibì, riceve consigli e doni dai Governanti dei 22 Regni Arcani; una volta venuto al mondo, questi rimarranno dentro di lui come tracce invisibili di una sapienza esistenziale capace di guidarlo nel complicato labirinto della vita, un sapere innato che gli consentirà di districarsi anche nei momenti più difficili. Ecco, se c’è un insegnamento che vorrei germogliasse è questo: dentro di noi, esiste una forza sconosciuta cui possiamo sempre attingere, avendo fiducia nelle nostre capacità. Siamo tutti Senzanome.
Tra i 22 Arcani che scandiscono il viaggio, ce n’è uno che sente particolarmente vicino alla sua esperienza personale o al momento di vita in cui si trova?
Ho sempre avuto un debole per l’Arcano senza nome, il XIII, noto ai più come la Morte, quello che, quando esce in una stesa di carte, fa sussultare il consultante. In verità, non è l’Arcano della scomparsa fisica, bensì della trasformazione interiore profonda, dei reset, delle ripartenze, dei repulisti.
Ne ho sperimentati tanti, nella mia vita, e mi sono accorta che il suo spirito guida anche la mia scrittura: ogni libro pubblicato è una nuova sperimentazione, una nuova frontiera, una nuova esplorazione delle mie possibilità. Non sono una che si fossilizza in un modello o che si cristallizza in una forma. Amo reinventarmi, conoscermi attraverso ciò che scrivo, perciò cambiare stili e generi fa parte, da sempre, del mio modus operandi.
Il fil rouge di tutto ciò che produco, ad ogni buon conto, sono sempre i Tarocchi, che ormai considero la mia cifra distintiva. Chissà dove mi porteranno, ora, a quali narrazioni mi condurranno ad approdare. Neanche i Tarocchi possono predirlo.

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