Dopo il successo de Il medico di Istanbul (Giunti, 2023) Francesca Thellung di Courtelary torna in libreria con L’opera delle streghe, un nuovo, potente affresco storico che intreccia scienza, arte e persecuzione nell’Europa del Cinquecento. Pubblicato da Giunti Editore, il romanzo ci conduce tra botteghe d’arte, libri proibiti, streghe e tribunali dell’Inquisizione.
Michel e Jeanne tra storia e finzione: un viaggio contro l’oscurantismo
Protagonisti sono Michel e Jeanne, due giovani orfani uniti da un legame indissolubile, che fuggono da un’istituzione segnata da abusi, soprusi e ipocrisie per inseguire la libertà e il sapere. Lui diventerà medico e allievo del grande Andrea Vesalio, lei disegnatrice segreta, affiderà all’arte la propria personale rivoluzione. Sulle loro tracce si muove l’ombra spietata e inquieta di padre Bartolomeo Spina, deciso a reprimere ciò che non comprende.
Un affresco storico tra persecuzione e desiderio di libertà
In questa storia sfaccettata, l’autrice intreccia con maestria figure storiche realmente vissute, come il grande pittore Tiziano, e protagonisti nati dalla sua immaginazione, costruendo una narrazione originale e affascinante in cui realtà, arte e invenzione si fondono con naturalezza.
Con la sua scrittura intensa e rigorosa nutrita da una minuziosa ricerca storica, Francesca Thellung di Courtelary costruisce un romanzo storico e di formazione in cui la ragione diventa atto di resistenza e la vera “stregoneria” è la luce del pensiero che non si lascia spegnere.
In questa intervista ci racconta la genesi del libro e il confine tra libertà e eresia.

Salve Francesca ci racconti, L’opera delle streghe è ambientato nella Francia del 1536 e poi in Italia: cosa l’ha affascinata dei luoghi scelti ma soprattutto di quel periodo storico così complesso e sfaccettato?
Trovo particolarmente affascinanti le contraddizioni di questo periodo storico: da una parte è un’epoca gloriosa di rinascita e sviluppo, ma dall’altra è il periodo delle terribili persecuzioni di eretici e streghe. I luoghi di cui racconto nel libro seguono per lo più le tappe della vita di Andrea Vesalio; ho insistito particolarmente su Venezia perché secondo me incarna alla perfezione la convivenza tra il progresso delle arti e della cultura e l’oscurantismo degli inquisitori, che cercavano di imporsi sul governo veneziano per controllare capillarmente ogni aspetto della vita in città.
In che modo i giovani protagonisti Michel e Jeanne incarnano due percorsi diversi verso la libertà, e pensa siano personaggi “moderni” nel loro desiderio di autodeterminazione?
La differenza di genere comporta, all’epoca ancora più di oggi, un percorso decisamente più difficile per la protagonista femminile. Jeanne è un personaggio moderno perché rivendica con forza il proprio diritto ad avere il posto che meritatamente le spetta, in un mondo completamente asservito alla volontà maschile.
Nel romanzo arte e medicina sono vere forze motrici: che tipo di intreccio voleva costruire e in che modo, attraverso figure come Andrea Vesalio, ha cercato di mostrare il dialogo tra osservazione scientifica e sguardo artistico?
La rivoluzione anatomica di Vesalio ha comportato una parallela innovazione nell’ambito delle rappresentazioni anatomiche, che nelle sue opere non sono più affidate a disegni statici, stereotipati, ma a figure dinamiche, colte in movimento, con sfondi paesaggistici e movenze reali simili a quelle di persone vive.
Nel romanzo, la strega e l’inquisitore emergono come figure emblematiche: quale funzione narrativa e simbolica assumono all’interno della storia?
Le streghe e gli inquisitori rappresentano i due poli opposti dell’atteggiamento umano nei confronti del mondo: la strega (come l’eretico e il medico innovatore) rappresenta un elemento di rottura rispetto all’ ordine precostituito; l’inquisitore, viceversa, vuole a tutti i costi mantenere lo status quo, eliminando con la forza ogni elemento di dissenso. E’ la lotta eterna fra progresso e conservatorismo.
Questo secondo romanzo le ha fatto scoprire nuove consapevolezze, o nuove sfide, nel suo percorso di autrice?
Ogni romanzo è una nuova sfida, e questo è uno dei motivi per cui scrivere è così gratificante. Direi che forse Il medico di Istanbul, per la sua ambientazione in un contesto così diverso da quello occidentale, mi ha permesso di mantenere un maggior distacco emotivo; L’opera delle streghe mi ha forse coinvolto di più, proprio perché, malgrado la distanza temporale, sento più vicini a me gli ambienti e i temi trattati.
Se dovesse descrivere L’opera delle streghe con tre parole, quali sceglierebbe?
Di sicuro sto peccando di superbia, ma se devo essere visceralmente onesta L’opera delle streghe lo sento così: intenso, emozionante, accurato.


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