Intervista a cura di Maria Laura Zazza
In occasione della Giornata Internazionale della Famiglia, siamo chiamati a interrogarci su quanto il concetto stesso di nucleo familiare stia cambiando, aprendosi a forme di relazione che vanno ben oltre i tradizionali legami di sangue o di parentela. La famiglia contemporanea appare sempre più come uno spazio in continua trasformazione, difficilmente riconducibile a schemi rigidi o definizioni immutabili.
È proprio dentro questo scenario di profondo mutamento culturale e sociale che si colloca l’opera dell’avvocato Sabina Vuolo, intitolata Il condominio? Una famiglia allargata (Graus Edizioni, 2022). Il libro pone al centro la dimensione familiare, osservandola come realtà complessa che il Diritto è chiamato a comprendere, disciplinare e tutelare.
Forte della sua esperienza professionale, l’autrice illumina con chiarezza l’evoluzione delle norme che regolano la convivenza negli spazi condivisi e, con uno sguardo insieme competente e umano, invita il lettore a vedere ogni edificio come un luogo in cui responsabilità, equilibrio e partecipazione possono trasformare la semplice coabitazione in una comunità reale.

Un ponte tra Diritto e umanità
Il saggio affronta con rigore tecnico, senza mai semplificare la complessità della materia, le grandi sfide della modernità che oggi attraversano la vita condominiale e bussano alle porte dei nostri appartamenti.
L’analisi si sviluppa lungo i temi più delicati e attuali del vivere comune: dall’impatto della Legge Cirinnà alla necessità di un amministratore capace di interpretare con sensibilità e competenza le trasformazioni dei legami; dalla tutela delle persone anziane e con disabilità fino alla gestione umana e giuridica del decesso di un condomino.
L’autrice affronta inoltre le tensioni che possono incrinare il tessuto della comunità condominiale, soffermandosi sul contrasto allo stalking tra vicini e sulle problematiche legate alla tossicodipendenza, considerate non soltanto sotto il profilo penalistico ma anche come manifestazioni di un disagio sociale che coinvolge ciascuno di noi.
Con una scrittura che alterna precisione giuridica e accenti lirici, il volume tratta anche i temi dell’uguaglianza di genere, delle micro-aggressioni a sfondo omofobo e del diritto a una piena inclusione. Ne emerge un ritratto inedito del condominio contemporaneo: specchio delle trasformazioni culturali, civili e umane del nostro tempo.
Il cuore di una nuova famiglia allargata
Sabina Vuolo auspica il ritorno a un “vicinato del passato”, reinterpretato in chiave moderna come co-housing, dove la condivisione e l’ascolto tornano a essere il cuore pulsante di uno stile di vita sostenibile.
“Tutti insieme appassionatamente in condominio” è la proposta di un nuovo modello di convivenza che l’autrice approfondirà nell’intervista che segue.
Intervista con l’autrice e avvocato Sabina Vuolo

Buongiorno Sabina, e grazie per aver scelto ancora una volta di condividere alcune riflessioni e approfondimenti sul suo libro in occasione di questa giornata speciale dedicata alla famiglia.
Nel libro scrive che la felicità è una casa con dentro le persone che ami ma cosa succede quando il confine tra la protezione della famiglia e la convivenza con gli “estranei” del condominio diventa fonte di ansia? Come possiamo proteggere la nostra pace domestica senza chiuderci al prossimo?
Maria Laura bentrovata, innanzitutto, la tua domanda tocca un punto delicatissimo: la casa come rifugio e il condominio come spazio condiviso, a volte invadente, a volte necessario. È un equilibrio sottile, quasi una coreografia emotiva. per me la casa è prima di tutto un luogo di respiro, quel posto dove l’anima si distende.
E la convivenza con gli altri, nel condominio, può restare civile e rispettosa senza entrare nella nostra intimità. Proteggere la pace domestica non significa alzare barriere ma custodire un clima buono dentro le nostre stanze e mantenere con l’esterno una distanza gentile. È un equilibrio semplice: accogliere il mondo senza permettergli di travolgerci.
Oggi che l’abitare è così legato ai nuovi concetti di famiglia, come può il condominio evolversi per diventare uno spazio inclusivo, capace di proteggere e accogliere ogni tipo di legame?
Un condominio può diventare davvero inclusivo quando smette di temere queste nuove forme di famiglia, più morbide, più intime, più scelte, iniziando a considerarle una ricchezza. Ed io anelo ad un luogo dove ogni nucleo, qualunque sia la sua storia affettiva, possa sentirsi accolto con naturalezza. Bastano regole chiare, un linguaggio gentile, un’amministrazione che ascolta senza giudicare. Quando un edificio riesce a proteggere la vita privata di ciascuno e allo stesso tempo a riconoscere la dignità di ogni legame, allora non è più solo un insieme di appartamenti: diventa un ambiente che scalda, che rassicura, che somiglia un po’ alla cura.
In un passaggio cita Elie Wiesel ricordando che il silenzio aiuta il carnefice. Riflettendo sui conflitti familiari e la violenza domestica, crede che il diritto sia l’unica soluzione o esiste una forma di “giustizia del cuore” a livello condominiale che dovremmo imparare a praticare?
Il diritto è fondamentale è la protezione concreta, la mano ferma che interviene quando qualcuno non può più difendersi. Ma accanto alla legge esiste qualcosa di altrettanto prezioso una sorta di giustizia del cuore. È quella che nasce da una comunità che non resta indifferente, che sa cogliere i segnali, che offre presenza senza invadere. Nei condomìni questo significa non voltarsi dall’altra parte, creare un clima in cui chi soffre non si senta invisibile.
La legge arriva quando tutto è già accaduto; la giustizia del cuore, invece, può essere la carezza che previene, che protegge prima che il dolore diventi irreparabile. In fondo, è la capacità di vedere l’altro con umanità che rende davvero civile un luogo condiviso.
Parla con molta dolcezza degli anziani e dei bambini, definendoli “il tesoro da custodire”. Come può la struttura del condominio tutelare e diventare una rete di supporto invisibile, una sorta di “famiglia allargata”?
Credo che la chiave sia trasformare la struttura condominiale da semplice insieme di appartamenti a rete silenziosa di cura. Non serve invadenza, basta attenzione. Un corridoio illuminato meglio, una rampa che facilita un passo incerto, un vicino che si accorge se un bambino ha bisogno o se un anziano non esce da qualche giorno. Sono gesti piccoli, ma costruiscono un clima. Quando un condominio riesce a proteggere chi è più lento senza farlo sentire un peso, allora diventa una sorta di famiglia allargata: discreta, gentile, presente. Una comunità che non sostituisce gli affetti ma li accompagna. E questo, in fondo, è il modo più semplice e più bello per restituire dignità al vivere insieme.
Spesso viviamo a pochi centimetri da altre famiglie di cui non sappiamo nemmeno il nome. In questa Giornata internazionale della Famiglia, come possiamo trasformare il pianerottolo da uno spazio di insofferenza a un luogo di “benessere dello scambio emozionale”, come lei auspica nel libro?
Non servono grandi gesti: basta un saluto che non sia distratto, uno sguardo che riconosce, un tono di voce che non porta fretta, un sorriso. Perché solo quando smettiamo di percepire l’altro come una possibile minaccia e iniziamo a vederlo come una presenza umana, il pianerottolo si trasforma: da zona neutra a luogo di scambio, da sospetto a familiarità leggera. Da romantica visionaria quale sono il passo più semplice e più rivoluzionario da compiere è ricordarci che, pur non scegliendoci, condividiamo un pezzo di vita. E che anche un condominio può diventare un piccolo ecosistema di cura, fatto di attenzioni minime ma capaci di scaldare.
Se potesse fare un augurio a tutte le famiglie che oggi festeggiano, quale “strumento per far fronte alle sfide del quotidiano” vorrebbe che portassero con sé dalla lettura del suo libro per vivere in modo più armonioso?
L’ augurio alle famiglie è quello di portare con sé la gentilezza come forza quotidiana, quella che non fa rumore ma tiene insieme ciò che la vita a volte divide, che addolcisce le fatiche e restituisce calore anche nei giorni più duri.
Lo dico con un sentimento che mi attraversa profondamente, io non ho più una famiglia in senso ampio, il destino ha scelto troppo presto. Oggi la mia minuscola famiglia siamo io e mio figlio. Ed è proprio per questo che credo nella gentilezza come riparo, perché quando gli affetti si assottigliano, ogni gesto buono diventa casa. Il desiderio è che chi legge portasse con sé questa certezza semplice e luminosa: la cura reciproca, anche nei dettagli più piccoli è ciò che rende il quotidiano più armonioso e il mondo un po’ più abitabile.

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