Intervista a cura di Maria Laura Zazza

C’è un momento, nella vita di ciascuno, in cui ci si accorge che continuare a “stare al proprio posto” significa in realtà restare fermi. Lorenza Gentile torna in libreria per raccontarci proprio quell’istante sospeso in cui tutto può cambiare. La volta giusta (Feltrinelli, 2025) ci porta tra le Alpi Marittime, in un borgo minuscolo che conta quindici anime (più due, o forse una sola!) e in una locanda che diventa crocevia di speranze e rinascite.

La voce della protagonista Lucilla, fragile e ironica, trascina il lettore dentro un percorso di crescita fatto di esitazioni, piccoli disastri e intuizioni improvvise. La scrittura di Lorenza Gentile alterna momenti di dolcezza a lampi di umorismo, e riesce a rendere vivo ogni personaggio, dalle figure locali sagge e un po’ eccentriche al misterioso forestiero che parla attraverso un traduttore.

È in questo paesaggio aspro e incantato, tra tubature ghiacciate e desideri che scongelano piano, che Lucilla impara a chiedersi davvero quando sia “la volta giusta” per iniziare a ascoltarsi. Il lettore, quasi senza accorgersene, si ritrova a fare lo stesso: a interrogarsi sulle scelte che ci definiscono, sui compromessi che si fanno per amore e sull’inattesa forza che può nascere dalla solitudine.

Ne parliamo con l’autrice, per scoprire come nasce questa storia luminosa e piena di vita. Perché chiunque abbia provato almeno una volta a reinventarsi sa che, spesso, la volta giusta arriva quando smettiamo di aspettarla.

Volevo raccontare la realtà dei borghi che si stanno ripopolando grazie all’energia e all’entusiasmo di persone che scelgono di andare controcorrente. Subito alla mia mente è arrivata Lucilla, ho sentito la sua voce piena di idealismo e voglia di mettersi in gioco, eppure fragile per via del suo passato. Come sempre ho scelto una donna in cui penso che ognuno di noi si possa identificare e allo stesso tempo che ha qualcosa da insegnarci.

Io stessa mi sono trovata lì per caso e ho amato il paesaggio e la cultura propria di quei luoghi, la cultura brigasca. Le Alpi Marittime sono spesso dimenticate e questo fatto è stato il motore dietro la mia scelta: raccontare un luogo che in pochi conoscono e che è ricco di umanità e opportunità. Spero sia un luogo in cui è bello tornare, capitolo dopo capitolo.

Assolutamente è una riflessione sulla nostra vita e sulla società contemporanea che ci impone tappe di successo che non sempre ci rappresentano. Chi può dire cosa sia giusto e cosa sbagliato? Solo noi, possiamo avere un’idea di che cosa vogliamo e più ci sintonizziamo con i nostri veri desideri più saremo in pace con noi stessi e la nostra vita ci somiglierà.

Sì, questo libro è una questione aperta: ha davvero senso per tutti accalcarsi nelle grandi città, lottare per cose in cui forse non crediamo neanche, adattarsi a uno stile di vita che in fondo non sentiamo nostro? Io credo che ci manchi sempre di più il senso di comunità, ma certo non dico che dobbiamo tutti rifugiarci in montagna. Ognuno deve fare le proprie scelte. Il senso di comunità lo si può trovare ovunque, anche in città, nel proprio quartiere, nel proprio condominio, in una libreria, in un luogo, insomma, in cui ci si incontra, ci si ritrova tra persone simili, con passioni comuni, un luogo dove si affrontano le questioni che ci stanno a cuore.

Sicuramente sono in molte le lettrici che si stanno ritrovando in questa storia. Oggi più che mai ci è richiesta la perfezione, siamo spinte a considerare la nostra imperfezione come un problema, la nostra vita imperfetta come un problema e siamo spinte a credere che gli altri abbiamo la soluzione. È importante invece riscoprire la propria centratura, la propria forza interiore. Fare scelte solo per noi stesse, forti del fatto che la perfezione non esiste. Esiste solo la propria verità.

Ogni mio libro è un tentativo di risposta alla stessa domanda: “come dare un senso alla propria vita?” In questo senso sono tutti legati. Sono storie in cui si affrontano questioni importanti: le proprie origini, le proprie scelte, il legame con gli altri, alla ricerca di ciò per cui siamo nati, il nostro daimon, lo chiamerebbe Hillman, alla ricerca di una vita più autentica. E quindi, più felice.


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