Recensione di Francesca Fiasconaro @fra_ilibrieoltre
Cosa si nasconde dietro un cognome? È da questa curiosità personale che nasce Soltanto il giorno, l’opera d’esordio di Santina Cosetta, edita dalla casa editrice Giunti, per la quale inaugura la collana Milleluci.
Spinta da questo interrogativo, l’autrice riscopre e romanza la storia della sua bisnonna Marianna, trovando il giusto equilibrio tra realtà storica e finzione letteraria. La storia ha inizio ad Avola nel 1885. Marianna nasce da un matrimonio infelice, in un’epoca in cui una figlia femmina era più un fardello che una benedizione, e lei non è nemmeno la prima: non è stata desiderata, non è voluta.
A occuparsi di lei, dopo il rifiuto dei genitori, è la balia Lisetta, che le dà un nome e soprattutto quel cognome, Cosetta, una “cosa piccola“, quasi insignificante, che cela però un forte legame ideale con I Miserabili di Victor Hugo, e soprattutto con Cosette, uno dei personaggi più iconici del romanzo hughiano. Sarà proprio Lisetta a indirizzarla verso la cucina, a tramandarle la conoscenza delle erbe e a insegnarle, con le parole e con l’esempio, come affrontare la vita, prima di lasciarla ancora bambina.
A soli otto anni, la vita di Marianna inaugura un nuovo capitolo alla masseria dell’Irminio, vicino Ragusa: un’esperienza lavorativa precoce che segnerà per sempre il suo destino. Da qui, l’esistenza della protagonista si dipana, attraverso l’instaurarsi di nuovi legami affettivi, dolori, guerre, disillusioni e brevi istanti di dolcezza, in una Sicilia dolceamara, benedetta dal sole ma rabbuiata dal pregiudizio.
Marianna è una donna forte, carismatica, temprata dalla vita. Il suo arco narrativo scardina e smentisce il significato del suo cognome. La protagonista compie infatti un percorso di emancipazione interiore e sociale in cui dimostra di non essere affatto una “piccola cosa”. Fondamentale il lavoro nella cucina della masseria e, successivamente, l’attività di pasticcera a domicilio; ecco che l’arte culinaria assume un ruolo fondamentale, diventando strumento di autoaffermazione e indipendenza, nonché un modo per prendersi cura degli altri.
La storia, però, non risparmia le note amare. La ferita più dolorosa, forse più dell’abbandono stesso, è quella inferta da un sistema patriarcale interiorizzato dalla cultura femminile: sono le altre donne le prime carnefici di Marianna, le quali proiettano in lei regole e privazioni con le quali sono cresciute.
L’alleanza tra donne è possibile, ma si manifesta soltanto in presenza di una profonda sensibilità umana o davanti al riconoscimento di una condizione di miseria condivisa.
Con le sue circa 480 pagine, Soltanto il giorno racchiude in sé il fascino intramontabile delle storie ambientate in epoche passate, restituendoci una Sicilia antica e autentica, con la sua identità e le sue tradizioni. Questa dimensione è anche connotata da un forte realismo, reso ancora più evidente dal frequente ricorso al dialetto, arcaico ma accessibile, che spesso si inserisce nei dialoghi che riproducono il parlato.
Nonostante sia un esordio, il romanzo si presenta strutturato, rispettando tutti i canoni del genere di formazione cui appartiene. La scrittura è fluida e dolce, tiene il lettore ancorato alla pagina. Il personaggio di Marianna è ben delineato, tridimensionale; non ha nulla di ideale, si presenta con i suoi pregi e difetti, i suoi limiti e i suoi sbagli. Tuttavia, nella seconda parte il racconto tende ad accelerare il susseguirsi degli anni e degli eventi: se l’infanzia e la giovinezza della protagonista vengono narrate con un ritmo più cadenzato, la maturità e la vecchiaia sembrano quasi rincorrersi.
Quello che può sembrare un difetto strutturale, forse dovuto ad esigenze editoriali, data la mole del romanzo, in questo caso si traduce, nell’esperienza di lettura, in una forma di nostalgia anticipata: il lettore avverte la sensazione che la fine della storia si avvicina e che presto bisognerà salutare Marianna, ormai non più personaggio, ma amica.
Cosuzza – come viene spesso affettuosamente chiamata da chi le vuole bene – ha provato tutta la vita a riscattarsi, a costruirsi la vera libertà. Non poteva sapere che, sessantatré anni dopo il suo epilogo, il riscatto più grande le sarebbe stato restituito dalla pronipote attraverso le pagine di questo indimenticabile romanzo.
