Su un treno diretto all’ateneo, l’incontro tra due studenti universitari, opposti per carattere e sensibilità, segna l’inizio della vicenda.
Tra loro c’è Natiam, silenziosa e acuta, che durante il viaggio si imbatte in una busta gialla contenente scritti intensi e dolorosi, tracce di un’anima inquieta. Quelle parole la colpiscono profondamente e la spingono, guidata da curiosità e intuito, ad avviare una ricerca dai tratti quasi investigativi per scoprirne l’autore. Seguendo indizi sottili, coincidenze e rimandi inattesi, la storia si sviluppa in un intreccio che si apre come una serie di scatole cinesi, dove vicende passate e frammenti di presente si sovrappongono.
Il tutto prende forma tra Alghero e i suoi paesaggi selvaggi e luminosi, tra mare impetuoso e natura avvolgente, dando vita a un percorso ricco di misteri, segreti e incontri sorprendenti. Quando sembra emergere una possibile verità e ogni elemento trovare un proprio ordine, un evento violento e inatteso infrange ogni equilibrio, costringendo a riconsiderare fatti, relazioni e significati.
In assenza di certezze definitive, Natiam sceglie quale realtà accettare, conducendo il lettore verso un finale intenso e aperto, in cui la verità resta una possibilità, illuminata dalla sua sensibilità e da una ritrovata consapevolezza.

Intervista con Pierfrancesco Mattioli
Chi è Pierfrancesco Mattioli e quali passioni, luoghi e curiosità alimentano il suo mondo letterario e non solo?
Sono nato nelle Marche, dove vivo da sempre. Fin da giovane ho amato spaziare fra montagne e colline della regione fino alle coste. Amante del trekking e del mondo della fotografia, ho cominciato da tredicenne con le prime stampe in bianco e nero, quindi ho vissuto tutta l’evoluzione della fotografia fino a quella attuale.
Ho collaborato per un decennio con il maggior mensile di turismo all’aria aperta in camper, dove realizzavo servizi di testo e reportage fotografici sui luoghi italiani, noti ma anche minori, testando percorsi sostenibili e aprendomi a un turismo culturale e paesaggistico en plein air.
Qual è stato il suo primo incontro importante con un libro e quando ha sentito nascere il desiderio di cominciare a raccontare storie sue?
Le prime letture “consapevoli” le ho apprezzate durante gli anni scolastici, anche con l’aiuto e l’incoraggiamento dei miei insegnanti. Ammetto che appunti, mezzi fogli, a volte pagine intere, li ho sempre scritti. Quindi, le prime idee sono nate proprio così, per poi essere cucite in modo credibile in una storia che ritenevo potesse funzionare.
Veniamo a La busta gialla. Tutto nasce da un oggetto apparentemente semplice, trovato su un treno, che però porta con sé parole, dolore e soprattutto molte domande. Come è nata questa storia?
Come già raccontato, possedevo un gran numero di scritti, lettere e altri materiali. Volevo inserirli in una storia che non fosse banale, magari articolata, con considerazioni e dialoghi profondi, confutando, magari, quello che sembrava già assodato. Ogni volta il lettore deve aggiornare le proprie convinzioni su quanto sta leggendo. Sono sempre stato interessato, con empatia, alle alchimie dei rapporti umani, entrando nel profondo di ogni sentimento, splendido o nefasto che sia.
Natiam si trova davanti a qualcosa che avrebbe potuto semplicemente ignorare e invece sceglie di fermarsi e cercare. Ci racconta chi è Natiam e che cosa l’ha portata a diventare la protagonista del suo primo romanzo?
Natiam ha un carattere maturo, è acuta e profonda, antitetica al ragazzo incontrato sul treno. Mi sono appassionato alla sua figura, centrando quello che volevo rappresentasse, anche con le sue perplessità, i dubbi esistenziali e le fragilità. È comunque una ragazza coraggiosa, che concretizza scelte cruciali attraverso turbinii di sentimenti, gli stessi che spesso sono presenti in ognuno di noi.
Il lettore entra in una storia fatta di mistero, segreti, incontri, ma anche di paesaggi suggestivi e personaggi sfaccettati. Quale atmosfera voleva creare intorno a La busta gialla e cosa spera che il lettore riesca a sentire attraverso le sue ambientazioni?
Le descrizioni che ho amato raccontare sono precise e puntuali, a volte icastiche, come i riferimenti alla natura travolgente sarda, alle emozioni e ai drammi personali. Mi piacerebbe che passasse un concetto universale, che è valido nella quotidianità piatta e ripetitiva, ma anche negli stati d’animo più reconditi: nulla deve essere dato per scontato. Comprendi una realtà e la immagini tale, e in un batter d’occhio questa può essere confutata da un’altra verità. Come i peli del corpo, d’altronde… (citazione del romanzo).
Quali sono i temi che il romanzo affronta e che trasformano una storia di mistero in una riflessione più ampia sull’essere umano?
Il filo conduttore del libro è l’amore, nell’accezione più ampia: da quello filiale a quello passionale, l’amore vissuto anche nei propri tormenti, passando per la Natura. Da qui si innescano meccanismi e approfondimenti introspettivi, che si aprono fra di essi come un’infinita sequenza di scatole cinesi: aprendone una, se ne troverà un’altra, e poi altre ancora. All’interno di esse alloggiano verità inaspettate che magari non avevamo considerato né ipotizzato esistessero…
Clicca qui per leggere un estratto del libro sul sito di Capponi Editore

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.