Un condominio non è soltanto un edificio. È un piccolo mondo nel quale persone diverse per età, cultura, condizioni economiche, abitudini e sensibilità condividono spazi, regole e confini senza essersi scelti. Dietro ogni porta c’è una storia; dietro molti silenzi, una fragilità; dietro un conflitto, spesso, un bisogno che non ha trovato le parole per essere espresso.

Vivere accanto… La delicatezza delle vite che si sfiorano (Book Sprint Edizioni, 2026) di Sabina Vuolo racconta il condominio come un microcosmo della società contemporanea, attraversato da nuove solitudini, difficoltà economiche, differenze culturali, bisogno di sicurezza e desiderio di appartenenza.

La soglia, il pianerottolo, l’ascensore e l’assemblea diventano luoghi nei quali intimità e comunità inevitabilmente si incontrano. In questo spazio complesso, anche la figura dell’amministratore assume una dimensione diversa: non soltanto norme, bilanci e responsabilità, ma il difficile compito di mediare tra legge e umanità, tra diritti individuali e necessità collettive.

Accanto ad essa emergono le solitudini di anziani, giovani e famiglie fragili, ma anche il valore di gesti semplici capaci di trasformare la vicinanza in relazione.

Uno sguardo particolare è rivolto alle donne, al lavoro emotivo e di cura spesso dato per scontato e alla necessità che quella responsabilità diventi finalmente condivisa.

Il condominio diventa così un laboratorio di umanità, nel quale imparare che convivere non significa essere uguali o necessariamente piacersi, ma riconoscersi e rispettarsi nella differenza.

Perché vivere insieme è difficile, ma possibile. E forse imparare a vivere accanto agli altri significa, prima di tutto, imparare a essere più umani.

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