Essere la compagna di un politico, una mamma, una donna ipersensibile e – insieme – una cittadina attiva è una danza quotidiana tra emozioni, aspettative, cadute e ripartenze. Ed Elisa De Leo racconta tutto nel suo libro Non chiamatemi First Lady (Santelli editore, 2026): le corse elettorali, i sacrifici, gli incastri, gli haters, le fragilità che nessuno vede e la determinazione che rinasce dalle ceneri di ogni delusione; perfino quella famosa proposta di matrimonio alla Camera dei Deputati…
Tra episodi che strappano un sorriso, riflessioni sulla femminilità e i retroscena che nessun comunicato stampa ti dirà mai, emerge la storia di una donna che ha imparato a smontare etichette e pregiudizi con ironia, trovando il modo di ricostruirsi con testa, cuore e tanta pazienza. Un libro per chi vive nell’ombra ma fa più luce dei riflettori.
Se cerchi una guida pratica per diventare una perfetta first lady… questo non è il libro che fa per te! Qui non troverai lezioni su come stare composte, né tutorial per sorrisi istituzionali, ma solo realtà, autenticità e verità.
Oggi incontriamo l’autrice Elisa De Leo per parlare del suo libro e del messaggio che desidera trasmettere attraverso la sua esperienza personale come moglie di un politico: un invito a superare stereotipi e pregiudizi, riscoprendo l’identità e il valore delle donne oltre i ruoli loro attribuiti.

Non chiamatemi First Lady, cosa c’è dietro questo rifiuto dell’etichetta?
Il titolo è ironico, ma dietro c’è molta autenticità. L’idea principale è ricordare che il proprio percorso personale e professionale continua ogni giorno, al di là di chi si ha accanto. Nel tempo sono stata definita “raccomandata” o “sistemata”, etichette molto lontane dalla mia persona: ed è bello poter dimostrare con i fatti il contrario. Con questo libro ho voluto anche raccontare il lato più umano e coinvolgente della politica, che chi la vive quotidianamente conosce bene. Oggi la politica appare sempre più distante dalla realtà dei cittadini, ma può ancora essere uno strumento concreto per migliorare la qualità della vita delle comunità. Qualcuno doveva pur raccontarlo.
Qual è il pregiudizio più diffuso che ha incontrato come compagna di un politico?
Credo che il pregiudizio più diffuso riguardi la credibilità e l’autonomia delle donne che vivono accanto a figure politiche. Io sono appassionata di politica e credo profondamente che, soprattutto a livello locale, possa essere uno strumento per migliorare la qualità della vita dei cittadini e dei nostri figli. Eppure spesso resto semplicemente la “moglie di” e, quando ero politicamente attiva, dietro a ruoli ricoperti o candidature il primo pensiero era che ci fosse soltanto una strategia di mio marito, senza riconoscere una mia scelta o un mio percorso personale.
È una cosa che mi dispiace, anche se ho imparato a non combattere ogni battaglia. Resta però il desiderio di fare qualcosa di più per il territorio in cui vivo. Chissà, magari in futuro. Nel frattempo mi dedico ad altre attività: recentemente ho organizzato una mostra e continuo ad essere una cittadina attiva. E va bene anche così.
Nel libro emergono molti ruoli che convivono dentro di lei: donna, madre, compagna e cittadina. Come riesce a mantenerli in equilibrio?
Credo che la vita sia fatta di fasi. E’ difficile essere tutto contemporaneamente, ma a volte dobbiamo cogliere l’opportunità di essere più sfumature di noi stesse nello stesso momento. Di sicuro non dobbiamo per forza scegliere di essere una cosa o l’altra. Se avessi compreso prima questo concetto, forse avrei vissuto certe scelte con maggiore serenità. Per cui mi fa piacere condividere questo pensiero. Diventare madre non rovina la vita e fare un minimo di carriera con i figli è possibile. Di certo ho imparato ad accogliere le opportunità anche nei momenti più difficili e ho imparato a cavalcare le onde senza lasciarmi travolgere.
Nel libro affronta il tema degli haters. Come si impara a convivere con il giudizio costante degli altri?
È un tema a cui sono particolarmente sensibile. Come ribadisco nel mio libro, credo che ci sia ancora molto da fare per contrastare questa idea che sui social si possa dire tutto, senza conseguenze. Nel mio caso specifico, non nego di averli affrontati anche di persona: spesso diventano tali semplicemente perché sono la “moglie di”. Il confronto diretto riserva soprese e qualcuno cambia idea. Con il tempo, anche grazie a un supporto esterno, ho imparato a prendere le distanze dall’aggressività gratuita e a comprendere che il giudizio degli altri non definisce il mio valore. La risposta migliore resta continuare a vivere con coerenza, rispetto e autenticità.
Quali stereotipi femminili sente di aver affrontato attraverso la sua esperienza come moglie di un politico?
Sicuramente quello della donna “sistemata” o della brava moglie che resta in silenzio ��. Ho dimostrato di saper difendere le mie idee e la mia identità: in alcune occasioni mi è capitato di rispondere personalmente a chi utilizzava la mia persona per colpire mio marito, probabilmente in mancanza di altri argomenti. Da questo punto di vista mi reputo una leonessa, soprattutto quando si tratta di tutelare ciò che amo.
Vorrei piuttosto smontare alcuni tabù attraverso la mia scrittura. Il vero obiettivo è attirare un faro sui problemi reali che molte donne affrontano ogni giorno, ma che non ho ancora visto trattare nelle sedi opportune. Penso a chi è costretta a scegliere il part time perché il full time non si concilia con quel lavoro invisibile di cura che grava ancora in larga parte sulle donne. E penso a quando una tata diventa un lusso irraggiungibile, perché gli stipendi sono fermi da anni mentre il costo della vita continua a crescere.
A volte ho la sensazione che sui social si dia più spazio a contenuti ironici che a questi temi concreti: mi auguro che chi ha responsabilità pubbliche scelga di lavorarci con maggiore attenzione. Non sono battaglie ideologiche, ma questioni che incidono sulla libertà e sull’autonomia delle donne ogni giorno.
Chi è oggi Elisa De Leo e quale nuova definizione darebbe di sé stessa?
Credo di essere una donna in cammino, finalmente consapevole delle proprie qualità, fragilità e della propria forza. Ho imparato che, anche l’ipersensibilità, che spesso consideravo un limite, può diventare una risorsa preziosa. Sono imperfetta ma vera nei pregi e nei difetti. Più che definizione, oggi scelgo una direzione: continuare ad essere la versione migliore di me.

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