C’è stato il silenzio attento di chi ascolta una storia importante nella biblioteca Casa Azzurra di Corcagnano, alle porte di Parma. Nella calda e afosa serata del 18 giugno, le porte si sono aperte per accogliere lettori e cittadini venuti ad incontrare Margherita Becchetti, autrice del libro Non per bellezza. Storie di donne (e uomini) nella lotta partigiana (Editore MUP).

Moderato da Alessia Maselli, l’incontro è stato un viaggio nella memoria collettiva e nelle domande che ancora oggi attraversano la nostra società.
Becchetti ha portato al centro del dibattito il ruolo delle donne nella Resistenza, raccontando una rivoluzione spesso rimasta ai margini della narrazione ufficiale: quella di donne che decisero di scegliere, di esporsi, di diventare protagoniste della propria storia.
Per molte di loro, infatti, la prima battaglia non fu soltanto contro il Fascismo e l’occupazione ma anche contro i pregiudizi del proprio tempo. Decidere di partecipare attivamente alla lotta partigiana significava mettere in discussione un modello sociale che le voleva principalmente dentro ruoli prestabiliti. Significava affrontare giudizi, sospetti e la costante necessità di dimostrare il proprio valore.

Durante la serata si è parlato delle difficoltà incontrate dalle donne anche all’interno dei gruppi partigiani: in montagna spesso venivano considerate fragili, da proteggere, quasi “ospiti” di una lotta che invece apparteneva pienamente anche a loro. Eppure molte dimostrarono coraggio, resistenza e capacità straordinarie: alcune imbracciavano le armi, altre svolgevano il ruolo fondamentale delle staffette, attraversando territori pericolosi, portando messaggi, informazioni e collegamenti clandestini.
Un lavoro invisibile solo in apparenza. Perché quelle donne viaggiavano spesso sole, rischiando arresti, interrogatori, torture e la propria vita. Ogni scelta aveva un peso enorme.
La discussione ha toccato anche un tema ancora attuale: il difficile rapporto tra uomini e donne nella società, ieri come oggi. La ricerca di una reale parità, di un riconoscimento reciproco e di un’uguaglianza che non sia solo dichiarata, ma vissuta.
Ancora oggi, è stato ricordato, il contributo femminile alla Resistenza viene talvolta raccontato come secondario, ridotto alla figura della “collaboratrice”. Ma anche collaborare significava rischiare. Anche nascondere un messaggio, trasportare informazioni o sostenere una rete clandestina poteva significare mettere la propria vita nelle mani del destino.
La serata di Corcagnano ha così restituito voce a quelle donne che combatterono per scelta, per libertà e per la convinzione che anche il loro posto fosse nella storia.
Una storia che continua a parlare al presente perché ricordare non significa soltanto guardare indietro ma interrogarsi su quanto ancora oggi siamo capaci di riconoscere pienamente il valore e il coraggio di ogni persona.
Fotografie di Biblioteca Casa Azzurra

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