In occasione della Giornata della Memoria, Cara Ilka, lettere da Auschwitz (Capponi Editore, 2025) rappresenta una lettura particolarmente significativa, di grande valore civile e letterario.

Romanzo d’esordio di Susanna Previati, l’opera affronta il tema della Shoah attraverso uno sguardo giovane, capace di restituire con forza e delicatezza insieme l’impatto devastante della deportazione.

La protagonista Ilka ha solo tredici anni quando viene strappata alla sua quotidianità e condotta ad Auschwitz con la famiglia: un’età in cui la vita dovrebbe essere promessa e possibilità, non sopravvivenza, fame e terrore. Attraverso la sua voce, l’autrice racconta l’annientamento progressivo del corpo e dell’anima, mettendo in luce la frattura violenta tra l’infanzia e l’orrore del campo di concentramento.

Nel cuore di questa disumanizzazione prende forma un legame speciale: l’incontro con Irena. L’amicizia si trasforma in una forma di resistenza silenziosa e potentissima, perché in un luogo costruito per annientare l’umanità, prendersi cura dell’altro significa opporsi alla logica della disumanizzazione.

Tra selezioni, torture e privazioni quotidiane, Previati riesce a dare spazio anche alla dimensione emotiva: la paura e la rabbia convivono con il bisogno di affetto e con una speranza ostinata, che nemmeno la brutalità del lager riesce a cancellare. Il coraggio di Ilka e Irena non assume i tratti dell’eroismo tradizionale e si manifesta invece nei piccoli gesti di cura, nella solidarietà quotidiana, nella scelta di non rinunciare all’altro.

Cara Ilka, lettere da Auschwitz è un libro che invita a riflettere, a sentire, a non dimenticare.

La domanda sul futuro – se sia possibile una vita oltre Auschwitz e se i legami nati nell’orrore possano sopravvivere alla libertà – rimane aperta e continua ad accompagnare il lettore.

Il romanzo di Susanna Previati è una lettura ideale per studenti, docenti e lettori di ogni età che desiderano avvicinarsi al tema della Memoria attraverso una narrazione emotivamente autentica, capace di trasformare la lettura in consapevolezza e responsabilità.

Irena si avvicina, nonostante i soldati potrebbero ucciderla per non essere rimasta immobile. Potrebbero uccidere anche me, ma non mi importa e continuo a intimargli di alzarsi. “Ti voglio bene, ricordalo” mi grida con più forza di prima.


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