Il saggio di Domenica Pace Le opere di beneficenza e le comunità. Aspetti storici, legislativi e sociali affronta in modo interdisciplinare il tema della beneficenza o solidarietà verso i bisognosi.
Partendo da una ricostruzione storico-giuridica, lo scritto mostra come gran parte del lavoro di assistenza verso i poveri sia stato amministrato per secoli dalla Chiesa, o meglio dalle Opere Pie. Successivamente, in epoca moderna, in vari paesi lo Stato ha progressivamente legiferato al fine di regolare gli istituti di beneficenza, costruendo parallelamente una propria azione di Stato sociale.
In Italia, a partire dai governi Crispí e Giolitti si è intervenuti nel settore avviando quel cambiamento di cultura civile, che se da una parte è servito a palesare un problema “reale”, dall’altra ha rischiato di disperdere il patrimonio di esperienze delle comunità religiose.
Il discorso giuridico va avanti nel corso del ‘900 prima con le IPAB (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza), fino ad arrivare alla legge del 2000, che ha riordinato il sistema.
Ma il testo della Pace non elude i problemi di carattere filosofico e antropologico che ruotano intorno al concetto di “dono“, o di “pietà“, o più in generale della concezione stessa della “persona“.
Per questo una visione religiosa in merito alla beneficenza si è dimostrata nel lungo periodo più proficua, grazie ad istituzioni passate o più recenti come la Caritas, che al giorno d’oggi si mobilita per le situazioni più disparate di disagio nei cinque continenti.
Intervista con l’autrice Domenica Pace

Dottoressa Pace, prima di entrare nel cuore del suo saggio, ci racconti il percorso umano e professionale che l’ha portata ad approfondire il tema della beneficenza e il rapporto tra istituzioni, comunità e persone fragili.
Il mio interesse per il tema della beneficenza affonda le radici nella mia esperienza personale. Fin da bambina, i miei genitori mi hanno trasmesso il valore della solidarietà, educandomi a guardare con attenzione anche le realtà più fragili e a sviluppare una profonda sensibilità verso il prossimo. Questo interesse si è poi consolidato nel percorso accademico in Scienze dell’Educazione e della Formazione, culminato con la Laurea magistrale LM-50 in Progettazione e gestione degli interventi socioeducativi. Nel 2015 ho scelto di tradurre questo percorso umano e formativo nella pubblicazione del saggio, con l’obiettivo di approfondire il ruolo storico, sociale e legislativo della beneficenza e il suo valore per la comunità.
Come è cambiato il concetto di aiuto al bisogno con il passaggio dalla carità privata all’intervento pubblico?
Il concetto di aiuto al bisogno ha subito una profonda evoluzione: da una forma di carità privata, fondata principalmente sull’iniziativa individuale e religiosa, si è progressivamente trasformato in un sistema di intervento pubblico basato sul riconoscimento dei diritti sociali.
Oggi il sostegno alle persone fragili non rappresenta soltanto un atto di solidarietà, ma un dovere delle istituzioni, chiamate a garantire inclusione, pari opportunità e tutela della dignità umana attraverso politiche e servizi strutturati.
La beneficenza può correre il rischio di creare una relazione verticale tra chi dà e chi riceve. Come si può invece costruire una relazione fondata sulla dignità e sulla reciprocità?
La beneficenza è realmente efficace quando mette al centro la persona e ne riconosce la dignità, evitando ogni forma di assistenzialismo. Aiutare non significa creare dipendenza, ma offrire strumenti e opportunità affinché ciascuno possa valorizzare le proprie capacità. Solo attraverso il rispetto, l’ascolto e la collaborazione si costruisce una relazione autentica, fondata sulla reciprocità e sulla responsabilità condivisa.
È fondamentale promuovere percorsi di autonomia e inclusione sociale, nei quali chi riceve aiuto possa diventare protagonista del proprio cambiamento. In questo modo, la solidarietà si trasforma in un valore condiviso che rafforza il senso di comunità e contribuisce alla crescita dell’intera società.
Attraverso i temi del “dono” e della “pietà”, sottolinea come una visione religiosa della beneficenza abbia mantenuto nel tempo una maggiore particolare capacità di risposta ai bisogni sociali. Quali valori di questa tradizione pensa siano fondamentali e possano offrire un contributo significativo alla società di oggi?
La tradizione religiosa della beneficenza ha rappresentato per secoli una risposta importante ai bisogni sociali, attraverso valori come la solidarietà, la compassione, l’accoglienza e l’attenzione verso le persone più fragili. Al di là della dimensione spirituale, questi principi hanno contribuito a sviluppare una cultura del prendersi cura dell’altro e della responsabilità verso la comunità. Ancora oggi tali valori possono offrire un contributo significativo, promuovendo una società più inclusiva, nella quale il dono non sia solo un gesto materiale, ma un’espressione di vicinanza, ascolto e rispetto della dignità umana.
Quali sfide future vede per il mondo dell’assistenza e della solidarietà, soprattutto di fronte alle nuove forme di fragilità sociale?
Le sfide dell’assistenza e della solidarietà non appartengono soltanto al futuro, ma rappresentano una realtà già presente. Una delle questioni più delicate riguarda la condizione degli anziani, spesso segnati dalla solitudine, dall’abbandono o dalla lontananza delle proprie famiglie, anche all’interno delle strutture residenziali.
È necessario ripensare l’assistenza non solo come risposta ai bisogni materiali e sanitari ma come attenzione alla persona nella sua globalità, garantendo ascolto, relazioni umane e dignità.
Allo stesso tempo, la società deve affrontare nuove forme di fragilità legate alla povertà, all’isolamento sociale e alle difficoltà familiari, rafforzando la collaborazione tra istituzioni, comunità e Terzo Settore.
Se dovesse indicare un’idea fondamentale che spera rimanga nel lettore dopo la lettura del suo lavoro, quale sarebbe?
L’idea fondamentale che vorrei lasciare al lettore è che dare è più importante di avere. Il dono autentico non riguarda solo ciò che offriamo materialmente, ma soprattutto il tempo, l’ascolto e l’attenzione verso gli altri. La solidarietà arricchisce chi riceve, ma anche chi dona, contribuendo a costruire una società più umana e inclusiva.
Con questo lavoro ho voluto ricordare che la beneficenza non è soltanto un gesto del passato, ma un valore ancora profondamente attuale, capace di costruire legami, generare speranza e rendere più umana la società in cui viviamo.

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