Nel nuovo romanzo di Patrizia Emilitri la vicenda prende avvio da una morte improvvisa e da una busta custodita per anni nello studio di un notaio, destinata a essere aperta da una donna che ha perduto la figlia. Dentro quel plico non c’è soltanto una lettera: c’è una memoria rimasta in sospeso per decenni, il tentativo tardivo di restituire senso a un passato che continua a chiedere ascolto.

Attraverso una confessione intensa prende forma la storia di tre ragazze legate da un’amicizia assoluta: Elena, Rossella e Silvia. Temperamenti diversi e complementari si incontrano tra i banchi di scuola e crescono insieme, saldati da un vincolo che ricorda una matrioska affettiva: ognuna accanto alle altre, ognuna custodita dentro l’altra.

Intorno scorre l’Italia dei primi anni Settanta, con famiglie spesso incapaci di ascoltare davvero i figli e un clima domestico in cui il dialogo lascia spazio a silenzi e rigidità.
Le tre amiche attraversano scoperte, ribellioni, promesse d’amore, piccoli segreti condivisi. La loro alleanza sembra invincibile, un rifugio capace di proteggerle da un mondo adulto percepito come distante.

Ma la realtà irrompe con forza: una gravidanza inattesa, una scelta compiuta nel buio di un tempo in cui l’aborto è ancora clandestino, un evento tragico che segna per sempre le loro vite.

La narrazione procede con passo intimo e partecipe, guidata dal lavoro della memoria. Episodi quotidiani, luoghi familiari e gesti minimi acquistano valore simbolico e restituiscono l’atmosfera fragile di un’età in cui ogni decisione può cambiare il corso di un’esistenza.

Ne nasce una storia segnata da rimorso, tenerezza e bisogno di perdono. L’amicizia appare come una forza luminosa e inquieta, capace di sostenere ma anche di trascinare verso errori irreparabili. Resta il tentativo di comprendere ciò che è stato e di trovare, nel ricordo condiviso, una possibile forma di pace.

Credo che proprio i contesti familiari cosí diversi uniscano le tre protagoniste. Elena ha due genitori impegnati a far soldi, Rossella ha due genitori troppo presenti che la soffocano, quelli di Silvia sono impegnati ad arrivare alla fine del mese. A Elena manca la famiglia, Rossella ha “troppa” famiglia, Silvia è l’”errore” della sua famiglia. Insieme crescono, si compensano, si equilibrano creando una loro famiglia, con le loro regole e i loro segreti dove i genitori non hanno potere.

    L’amicizia può diventare totalizzante, tanto da creare quello che in psicologia viene identificato come “branco”: un gruppo di individui che agisce secondo dinamiche collettive, con perdita di identità individuale. E proprio la dinamica del branco mi interessava sviluppare, il pericolo del contagio emotivo dove le emozioni si diffondono, rendono più influenzabili, sgravano di responsabilità, permettono azioni che il singolo non farebbe mai. Un branco diventa un unico individuo, un’unica testa.

    Gli anni settanta sono stati anni di grande trasformazione sociale, educativa ed economica e hanno aperto la strada a grandi evoluzioni scientifiche, artistiche, storiche, culturali e tecnologiche ma, umanamente, siamo rimasti e rimarremo sempre uguali. Il bisogno di rapportarci agli altri, di piacere, amare, odiare, ci portano a commettere errori, gioire di meriti e soffrire i tradimenti. Oggi abbiamo solo più consapevolezza, il dialogo in famiglia è migliore, cosí le relazioni personali e soprattutto, abbiamo molte più informazioni a cui attingere per difenderci da ciò che può ferirci.

    Perdonare sé stessi è molto difficile. Come ho detto prima, noi siamo e restiamo umani e dotati di quella “vocina” che chiamiamo coscienza che crea Rimorsi e Rimpianti. I “se” e i “ma” ci accompagnano e spesso ci accusano. Non si può esigere il perdono degli altri se prima non perdoniamo noi stessi. Anche quando, come nel romanzo, perdonarsi è difficile e la colpa resta un velo steso sull’anima che condiziona l’intera vita delle protagoniste.

    In effetti ho scritto molto, questo è il mio diciottesimo romanzo pubblicato e ho sempre messo al centro delle mie storie i personaggi e i luoghi, in genere piccoli paesi o città di provincia dove l’osservazione dell’altro è più attenta. Scelgo persone comuni alle quali accade un fatto eccezionale e ne descrivo le emozioni, le azioni e le conseguenze. I temi sono diversi ma la tenacia, il coraggio e la resilienza accomunano ogni protagonista.

    La scrittura si è evoluta e ho acquisito i migliori strumenti soprattutto grazie alla lettura, perché io nasco principalmente come lettrice onnivora. Fin da bambina il libro è stato un compagno, un amico. Ecco perché a un certo punto ho deciso di provare a raccontare una mia storia e che un mio libro diventasse un amico per qualcuno. Spero di esserci riuscita.

    “L’eco di quel giorno” di Patrizia Emilitri, pubblicato da Giovane Holden Edizioni.


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