In uscita il 5 giugno
“Una storia ai margini del fantastico, popolata da fantasmi, capace di rievocare Stephen King e David Lynch.
— Lire Literary Magazine
Il lettore è invitato a un’esperienza senza tempo, a sua volta catturato dal magnetismo del luogo, dalla prima all’ultima pagina.
Non potrà non ripensare a questa frase che risuona potente, come un’eco al cuore della storia: Seyvoz, un muro di fantasia che contiene un lago d’artificio.”
| Tomi Motz, ingegnere solitario, viene incaricato dalla sua impresa di controllare l’impianto della diga di Seyvoz, la cui edificazione, negli anni Cinquanta, ha comportato la creazione di un lago artificiale e inghiottito il villaggio di montagna che si trovava là. Durante quattro giorni, Tomi ispeziona in lungo e in largo la zona. Sotto l’effetto di uno strano magnetismo, la sua missione è perturbata da una serie di disturbi sensoriali e psichici. Attorno a lui, il reale sembra dileguarsi: tutto vacilla, i luoghi e i comportamenti, i giorni e le notti, forse persino la sua stessa ragione. Avventurandosi fino alla frontiera del fantastico, questo romanzo scritto a quattro mani sonda le tracce di una catastrofe. Maylis De Kerangal e Joy Sorman vi fanno risuonare una memoria sommersa ma persistente, e affiorare stratificazioni temporali agganciate alle pieghe dello stesso paesaggio UNA STORIA VERA Il romanzo nasce dalla storia della diga idroelettrica e dal lago artificiale di Chevril che nel 1952 inghiottiva il ridente villaggio montano di Tignes, sacrificato sull’altare della modernità durante la ricostruzione nazionale del dopoguerra. Un disastro causato dall’uomo ed emblematico della recente storia industriale, francese e non solo – non senza evocare al lettore italiano il Vajont. Maylis de Kerangal e Joy Sorman del resto condividono, oltre all’interesse per la lingua, una sensibilità per luoghi e paesaggi, oltreché un gusto per archivi e documentazione. Non a caso, per dare vita al romanzo trascorrono parecchio tempo presso il lago di Chevril cercando di coglierne l’essenza; decidono quindi di restituirne la memoria, scegliendo il fantastico per farla riecheggiare, per riportarla in superficie. Lavorando di cesello, le autrici fanno così appello al potere della parola, in grado di connettere ricordo e realtà, in un’ottica antropologica, riuscendo a raccontare una tragedia epocale, per troppo tempo celata nelle volute della propaganda e nella dimenticanza collettiva indotta dall’era dei consumi. UNA SCRITTURA A QUATTRO MANI La collaborazione fra le voci delle autrici non si dà come semplice somma, bensì in quanto fusione: una lingua comune, una terza lingua nata dai loro due alfabeti che crea un’opera inconfondibile, dal potente fascino evocatore. |
| DUE PIANI TEMPORALISe le autrici arrivano a esprimersi secondo una lingua comune, nel romanzo sono due i piani temporali che si alternano nella narrazione, e che vengono restituiti al lettore attraverso una precisa scelta di natura tipografica: un intrigante gioco di colore differenzia parti scritte in blu da quelle in inchiostro nero. Le parti scritte in nero, ancorate al presente, raccontano le vicissitudini dell’ingegnere Tomi Motz, intento a lottare con questa terra misteriosa, tra vertigini e incubi. Le parti in blu, lontane nel tempo, invitano il lettore a ripercorrere il passato, la dolorosa distruzione del paesaggio soppiantato dalla costruzione della diga di Seyvoz. |
![]() LE DUE AUTRICI Figlia di un capitano, Maylis De Kerangal è nata nel 1967 a Tolone e ha trascorso l’infanzia nella città portuale di Le Havre. Autrice di svariati romanzi e racconti, ha ricevuto numerosi premi letterari in patria e all’estero, tra i quali spiccano il Prix Médicis, il Prix France Culture/Télérama, il Grand Prix de Littérature de l’Académie Française e il Gregor Von Rezzori.Nata a Parigi nel 1973, Joy Sorman è scrittrice e giornalista. Ha vinto con il suo primo romanzo Boys, boys, boys, manifesto per un femminismo virile, il Prix de Flore nel 2005. È autrice di numerosi libri, pubblicati in Francia da Gallimard, Le Seuil, Flammarion. |

