“Mi allenavo tutti i giorni da anni”. Con questa frase l’autore Carlo Frapiccini ci porta nel metodico e solitario mondo di Franco Imelio, protagonista del suo giallo d’esordio Sul sentiero del gatto. Il delitto della Maggiolina (Fox&Sparrows Edizioni, 2025).

È un inizio che sa di routine e di una normalità faticosamente costruita per tenere a bada i demoni di un passato tetro. Ma Franco, mentre si prepara per la sua solita corsa tra le strade di Milano, non sa che il destino lo attende dietro l’angolo, sotto gli occhi di un gatto. È proprio la presenza di questo animale, davanti a un cancello socchiuso, a spezzare il ritmo del suo allenamento e della sua vita: oltre quella soglia, il silenzio della Maggiolina è rotto solo dall’orrore.

Oltre la cancellata, i coniugi Ganzer giacciono senza vita. Per Franco quel sangue non rappresenta solo un brutale fatto di cronaca nera; il legame con una delle vittime riaccende vecchi ricordi su un omicidio avvenuto anni prima in circostanze mai chiarite.

Questo tragico evento diventa il catalizzatore di un’indagine che scava nel tempo, trasformando la ricerca della verità in un labirinto emotivo dove ogni ricordo è una porta che apre nuove e inquietanti domande.

Franco abita la terra di nessuno, tra l’eco di un passato ingombrante e il guscio vuoto di un presente che non riesce ancora a riempire. Un protagonista che vive il senso di colpa come un’ombra densa. La sua psicologia è tratteggiata dall’autore con grande attenzione, per condurre il lettore nell’animo di un uomo costretto a guardarsi dentro per districare i nodi di un amore perduto.

A guidare le ricerche in questo groviglio di segreti e memorie è il Commissario Laura Caneva, una figura femminile lontana dagli stereotipi. Donna d’acciaio dalla mente analitica, la Caneva incarna una razionalità che non scade mai nella freddezza; al contrario, nasconde dietro un umorismo crudo e tagliente un intero emisfero di fragilità. Il lettore percepisce il contrasto magnetico tra la sua precisione investigativa e il tormento interiore di Franco.

La profondità psicologica del libro è sorretta da uno stile di scrittura capace di andare oltre la superficie della cronaca: Carlo Frapiccini usa la penna scavando con pazienza nelle pieghe della mente dei suoi personaggi per scandagliarne l’animo, i desideri, i rimpianti.

La narrazione si sofferma sui silenzi, sulle esitazioni e sui moti impercettibili del cuore, rendendo ogni riflessione anche un tassello fondamentale per risolvere il mistero. È una scrittura che non cerca l’effetto facile ma preferisce la lentezza dell’indagine introspettiva, trasformando il giallo in un’analisi psicologica acuta, dove il vero delitto spesso risiede nei rimpianti non detti e nelle ferite mai rimarginate.

In questo scenario, la città di Milano emerge come un elemento silenzioso, vivo e pieno di contrasti. Carlo Frapiccini evita la città delle cartoline per condurci nei vicoli laterali e nei cortili nascosti, rendendo il quartiere della Maggiolina una metafora perfetta di ciò che vive nell’ombra e non viene detto.  

L’atmosfera che ne deriva è avvolgente e carica di una tensione sottile, quasi elettrica, che trascina il lettore in uno stato di costante inquietudine. Si percepisce un senso di solitudine condivisa, un’emozione malinconica che stringe il cuore mentre si esplorano le macerie emotive dei personaggi. Le emozioni suscitate sono intense: dalla claustrofobia dei segreti sepolti al desiderio liberatorio di verità.

L’esordio di Carlo Frapiccini si rivela un giallo magnetico tutto da scoprire, moderno e introspettivo, capace di esplorare il mistero anche come condizione umana universale. È una narrazione che invita a percorrere un viaggio interiore, ricordando come gli eventi passati continuino a condizionare, inesorabilmente, ogni nostra scelta presente.

Intervista con l’autore Carlo Frapiccini

    Il libro è nato da un’immagine semplice: un uomo che corre in una strada silenziosa di Milano, all’alba, in un quartiere residenziale, dove la calma, a differenza di tutti gli altri luoghi della città, regna sovrana. Ho voluto costruire la sensazione che ogni passo riportasse il protagonista, Franco, indietro nel tempo. Da lì è emersa l’idea di intrecciare memoria e mistero, passato e presente, creando una storia che non fosse solo un giallo, ma anche un viaggio interiore. Ci tenevo a raccontare come gli eventi passati possano condizionare le scelte presenti e come la verità, spesso, sia nascosta dietro le pieghe delle relazioni umane. La prima scintilla è stata la Maggiolina, un quartiere che sembra custodire segreti: un luogo reale che diventa metafora di ciò che non si dice. Da qui è partito tutto il resto.

    Franco è un uomo che vive sospeso tra ciò che è stato e ciò che non riesce a essere. Il mio desiderio è che il lettore si riconosca nella sua fragilità, nelle domande che non trovano risposta. Attraverso di lui esploro il tema della solitudine, del senso di colpa e della ricerca di una verità che non è mai assoluta. Franco non è un eroe, ma una persona comune che affronta eventi straordinari, e proprio questa normalità lo rende vicino a chi legge. La sua memoria diventa un labirinto: ogni ricordo è una porta che apre altre domande, per far sì che il lettore sia invitato a percorrerlo insieme a lui.

    Milano è un personaggio ulteriore, silenzioso, che influenza le scelte e gli stati d’animo. Ho voluto raccontare una città che non è quella delle cartoline, ma quella delle strade laterali, dei cortili nascosti, dei silenzi improvvisi, quella che mi piace di più. Il legame tra spazio urbano e psicologia è centrale: i luoghi riflettono le ombre interiori dei protagonisti. L’atmosfera che cerco di trasmettere è sospesa, inquieta, come se dietro ogni angolo ci fosse una verità che aspetta di essere svelata. Milano diventa un labirinto emotivo, dove il lettore si perde insieme ai personaggi.

    Con Laura Caneva, ho disegnato una figura femminile che non stereotipata, ma complessa: razionale, sì, ma, a tratti, capace di empatia. Il suo ruolo è quello di portare ordine nel caos, ma anche di mostrare che dietro la logica si nasconde sempre una parte emotiva. Il bilanciamento tra ragione, mistero e sentimento avviene nel dialogo tra lei e Franco: due prospettive opposte che si contaminano. Laura è il personaggio necessario per dare ritmo alla storia, di cui ho amato anche i lati più oscuri. A tal proposito, ho voluto tratteggiarla dandole molte caratteristiche che più mi incuriosiscono nelle persone, soprattutto quella dell’umorismo crudo che nasconde un emisfero di fragilità. Non è un caso che l’amore, per Franco, sia sempre un sogno o un ricordo nel libro, e solo con lei, seppur in pochi istanti, c’è la percezione che i loro mondi contrapposti si sfiorino per poter creare qualcosa di potente.

    Mi definirei un autore che ama le zone d’ombra, le sfumature più che le certezze. Vorrei che il mio stile sia riconoscibile per la cura dell’atmosfera, dell’attenzione alla psicologia dei personaggi e per una tensione narrativa che cresce lentamente, come un’onda. Mi interessa raccontare storie che non si esauriscono nel colpo di scena, ma che lasciano domande aperte. Per il futuro immagino una scrittura ancora più introspettiva, ma capace di dialogare con trame complesse. Vorrei continuare a esplorare il mistero, non solo come enigma poliziesco, ma come condizione umana.

    Spero rimanga la sensazione di aver attraversato un paesaggio emotivo, non solo una trama. Vorrei che il lettore portasse con sé il ricordo di Franco, delle sue fragilità, e la consapevolezza che la verità è sempre parziale. Mi piacerebbe che restasse anche l’immagine di Milano come città viva, piena di contrasti, e il pensiero che ogni luogo nasconde storie invisibili. Più di tutto, spero rimanga una domanda: quanto il passato condiziona il presente? Se il libro lascia questa inquietudine, allora ha raggiunto il suo scopo.

    Primo: la tensione, che deve crescere senza fretta, ma in modo costante, fino a catturare il lettore. Secondo: la complessità dei personaggi, perché un giallo non vive solo di indizi, ma di anime che si muovono tra verità e menzogna. Terzo: l’atmosfera, quel senso di inquietudine che fa percepire che qualcosa non torna, anche quando tutto sembra normale. Senza questi tre elementi, il giallo rischia di essere solo un esercizio di logica, mentre dovrebbe essere un’esperienza emotiva e mentale insieme.


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    “L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”

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