Articolo di Chiara Baroncini

Se vi dicessi che il blocco dello scrittore non è un mostro da combattere, ma un segnale da ascoltare? Se vi confidassi che in alcuni casi può essere fisiologico e, addirittura, necessario?

Possono sembrare domande provocatorie, ma vale la pena fermarsi a riflettere.

Oggi è piuttosto diffusa un’idea romantica dello scrittore: una figura solitaria, quasi mitologica, che macina parole su parole nel freddo della sua stanzetta, guidato solo dall’ispirazione. Purtroppo – o per fortuna – questa concezione un po’ dickensiana non rispetta la realtà: scrivere è certamente un’arte, si dispiega in un processo creativo costellato di intuizioni, emozioni e interiorità, ma non può ridursi a questo. Dare vita a un romanzo è anche costruzione, struttura e studio, e il blocco dello scrittore ne è la più lampante testimonianza.

Chi scrive lo sa bene: ritrovarsi davanti alla pagina bianca, incapaci di procedere, ingabbiati nella propria stessa storia è terribile. Le idee si inceppano, la trama sembra sfuggire di mano e il dubbio si insinua: si inizia a pensare di non essere abbastanza bravi, abbastanza capaci, abbastanza tutto per poter scrivere.

È proprio qui che si commette l’errore più grande, perché il blocco non è una prova di inadeguatezza: è un messaggio da parte della storia. In questi casi è il vostro testo che vi sta parlando, che grida che qualcosa non va. Andare alla ricerca di un tramonto mozzafiato, nella speranza che la contemplazione vi aiuti a ritrovare la via, non è dunque la strategia corretta.

La scrittura si arresta perché uno o più elementi stridono e impediscono al romanzo di stare in piedi: può trattarsi di un particolare risvolto nella trama, di un personaggio, o addirittura del protagonista che avete scelto. Vale la pena chiederselo senza sconti: è davvero lui quello giusto? Ha un conflitto forte e credibile?

A volte il problema è ancora più sottile e può nascondersi nel punto di vista: quella scena funziona davvero se raccontata da quel personaggio? Oppure cambierebbe tutto – ritmo, tensione, significato – se fosse la voce di qualcun altro a farlo?

Sono domande scomode, ma necessarie. Se non vi chiedete cosa non funziona, o come mai vi siete arenati proprio in un punto preciso del testo e non in un altro, non capirete l’origine del blocco.

Naturalmente, riflettere in questi termini è solo l’inizio: trovare risposte efficaci e corrette è la parte più difficile. Affinché questo sia possibile, ancora una volta, bisogna partire dalla storia: destrutturatela, smontatela punto per punto per assicurarvi di aver seguito la divisione in tre atti, di aver definito i conflitti adeguati ai personaggi e ai loro scopi, di aver stabilito un punto di inizio e uno di arrivo coerenti con la trama e con il messaggio che volete trasmettere. Lavorate sulla struttura: se non è solida, il blocco prima o poi arriverà. Come dicevo, è fisiologico.

Per questo motivo le difficoltà possono sopraggiungere anche se siete già a metà stesura, anche se avete già scritto diversi capitoli di cui andate fieri; conviene fermarsi e prendersi del tempo per capire dove la storia si è incrinata e perché. Se non avete fatto un approfondito lavoro di progettazione, approfittate di questo momento per farlo, così da evitare ulteriori affossamenti in futuro.

Una volta costruita una struttura e rafforzata a dovere, potrete tornare a scrivere. A quel punto il blocco non sarà più un ostacolo, ma un punto di partenza per migliorarvi e, soprattutto, per migliorare la vostra scrittura.


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