Nel sangue ho solo il tempo di Ilaria Vajngerl, pubblicato da Galaad Edizioni, è un romanzo che merita di essere accolto con sensibilità e ascolto interiore. Una narrazione delicata che esplora la stagione della vecchiaia attraverso il vissuto della protagonista Gioia, una donna segnata dal tempo, dalla solitudine e da una fitta trama di ricordi.
Ricordi e oggetti come porte sul passato
Vedova, con un figlio lontano ormai impegnato nella propria vita in Canada, Gioia trascorre le sue giornate accompagnata da abitudini silenziose e dalla presenza affettuosa di un gatto, ultimo dono della sua migliore amica Anna, ormai scomparsa.
La sua esistenza però non è mai davvero immobile: ogni oggetto, ogni profumo, ogni sapore la riporta indietro nel tempo rievocando in lei improvvise emozioni. Anche una semplice bambola si carica di significati profondi, evocando il figlio Michele, ormai adulto ma ancora, nella memoria materna, fragile e vicino.
Un segreto mai rivelato attraversa l’intero racconto, come un’ombra silenziosa, minacciando di incrinare anche ciò che resta più caro alla protagonista: l’amore per la madre.
La vita che scorre e i sentimenti che restano
La narrazione si muove con disinvoltura tra presente e passato, intrecciando flashback e percezioni attuali in un mosaico emotivo dove il tempo lineare sembra dissolversi. Ciò che ne emerge è un flusso interiore: Gioia ricorda, sente, rivive i momenti della vita con uno sguardo segnato dal tempo e con un pizzico di ironia in più.
Tra le delicate ombre di malinconia che percorrono la storia, affiora una verità: i ricordi e i sentimenti autentici scorrono in noi come sangue, dando forma e compimento al tempo che abbiamo vissuto.
Una scrittura delicata racconta le emozioni
La scrittura di Vajngerl è misurata e attenta, capace di sfiorare le emozioni senza mai forzarle. Il lettore viene accompagnato nella vita di Gioia con leggerezza e discrezione, invitato a condividere con la protagonista il suo modo di percepire il tempo e l’amore.
Nel sangue ho solo il tempo è un romanzo che parla del trascorrere delle stagioni della vita, della solitudine, della memoria e dei legami che resistono. Un libro che non offre risposte né conclusioni ma chiede rispetto e partecipazione, lasciando spazio a una riflessione personale.
Un libro consigliato a chi ama le storie introspettive e raccolte, a chi sa riconoscere la bellezza nelle piccole cose e a chi crede che, nonostante tutto, siano i legami a dare senso al tempo che attraversiamo. Ma soprattutto, un libro che apre all’ascolto delle persone più anziane, facendoci scorgere nella loro voglia di raccontare i ricordi un autentico e vitale amore per la vita.
