Aprile 2026 porta con sé un nuovo catalogo di storie firmate Neri Pozza Editore: tra narrativa internazionale, voci emergenti e ritorni attesi, ecco tutte le novità in arrivo in libreria da non perdere.
Anton Čechov
La vita è orribile e meravigliosa
Quattro racconti lunghi e due corti
In libreria dal 3 aprile

I primi, quelli della maturità, l’ultimo – l’alfa e l’omega: dei seicentocinquanta racconti che Anton Čechov scrisse nella sua non lunga vita sono raccolti qui, in una nuova traduzione, quelli che danno il senso della traiettoria di un narratore fra i più grandi e amati della letteratura russa. Un impiegato starnutisce, con conseguenze nefaste. Uno scrittore riassume cosa si trova più spesso nei romanzi, valigette di pelle russa incluse. Un professore di greco, col viso stretto come quello di una puzzola, munito di ombrello e calosce anche quando c’è il sole, per poco non sposa una ridanciana zitella che canta romanze ucraine. Un uomo oppresso dalla vita urbana coltiva il sogno di una terra in cui piantare arbusti di uva spina, e a questo sogno sacrifica la felicità altrui. Un giudice di pace si innamora della moglie del presidente del tribunale, ma non porta alle conseguenze estreme il suo sentimento. Una ragazza di buona famiglia, benché prossima alle nozze, è estremamente infelice e prova a modificare una sorte che ancora non è scritta.
Questo piccolo scrigno letterario raccoglie personaggi complessi come universi, che lasciano scorgere, attraverso gesti minimi e improvvisi scarti emotivi, l’enigma dell’esistenza. A oltre un secolo di distanza, Čechov ripropone, intatta, la sua suprema capacità di ritrarre gli uomini e le donne che abitano i pianeti distanti della città e della campagna, con il loro opposto sentire. E per l’umanità, per i destini talvolta
beffardi, per il mistero che fa capolino dietro ogni vita ordinaria, prova una
compassione profonda rischiarata da lampi di affettuosa ironia.
Alka Joshi
Sei giorni a Bombay
In libreria dal 3 aprile

È un giorno del 1937, al Wadia Hospital di Bombay, quello in cui l’infermiera ventenne Sona accoglie tra i pazienti Mira Novak, pittrice di fama internazionale. Non è occasione felice, ma Sona è comunque entusiasta di assistere questa donna di mondo, dall’aspetto regale e lo sguardo come una calamita, che le permette di intravedere una vita meravigliosa finora solo immaginata. Le due donne trovano una sintonia speciale e nel corso di sei giorni di convalescenza la pittrice ammalia Sona con i racconti dei suoi viaggi, le sue audaci esperienze artistiche e i suoi tanti amanti sparsi per l’Europa. Ma, in modo inaspettato, le condizioni di Mira precipitano. Tutti sono chiamati a
rispondere di quel decesso improvviso, anche se è l’infermiera a finire in cima alla lista degli indagati: la sua piccola vita è ribaltata, non certo nel modo in cui sognava. Sona è costretta a lasciare l’ospedale, ma il pensiero di Mira non la abbandona e la spinge verso l’Europa, in un errare che è insieme fuga e ricerca, mentre il continente è sull’orlo dell’apocalisse. Immergendosi sempre più nel passato della pittrice, Sona scoprirà quanto insondabili possano essere le vite che crediamo di conoscere – e quanto coraggio occorra per riscrivere la propria storia. In questo nuovo, scintillante romanzo storico, Alka Joshi trae ispirazione dalla figura di Amrita Sher-Gil, la “Frida Kahlo dell’India”, per raccontare sogni e paure di due giovani donne in cerca del proprio spazio nel mondo.
Joseph Rykwert
Ricordando i luoghi. Autobiografia
In libreria dal 3 aprile

C’è una frase, tra quelle che Rykwert ricorda nelle sue memorie, che fornisce in un certo senso la chiave di lettura del libro, e, forse, di tutta la sua opera: «L’architettura è un edificio che racconta una storia» – non una costruzione, ma un’abitazione, se la storia che l’architettura racconta non può essere che quella degli uomini che vi hanno abitato.
Le memorie di Rykwert compitano parola per parola questa storia che l’architettura dei luoghi non smette di raccontare. Dall’infanzia in una famiglia colta e benestante della borghesia ebrea di Varsavia fino alla Londra in cui i Rykwert si rifugiano allo scoppio della guerra; poi l’Italia degli anni ’50, vista in un anti-Grand Tour (Bergamo-Milano-Venezia-Mantova-Roma), dove scopre che nella «forma di vita degli italiani […] intreccio di convivialità e architettura» poteva sentirsi a suo agio come in nessun altro posto. E sempre ai luoghi sono indissolubilmente legate le persone che li abitano: dal leggendario nonno Benjamin (dziadziuś, “il nonnino”, come lo chiamava in polacco il piccolo Joseph) nella casa e nella sinagoga dell’infanzia alla Student Movement House in Gower Street dove incon¬tra Canetti, «grassoccio, baffuto, con un im¬permeabile di gabardine troppo lungo e una valigetta portadocumenti sdrucita […] a cui il potere interessava più di ogni altra cosa»; dalla Parigi di Gabriel Marcel, «piccolo e burbero […] che sembrava l’incarnazione della France profonde», alla Roma di Bobi Bazlen, «buon ascoltatore» ma «saturnino e minaccioso», e di Bruno Zevi, col quale si lega in una «litigiosa amicizia» durata cinquant’anni. E ancora il Messico di Ivan Illich, e Milano e il gruppo di architetti intorno a Ernesto Rogers e Gio Ponti, e Zurigo, dove visita più volte Siegfried Giedion, che gli contagia «la sua passione per la ricerca delle origini sia dell’arte che dell’architettura».
È questo coinvolgimento «appassionato, carnale» con la struttura e la materia dei luoghi fatti dagli uomini che distingue le memorie di questo grande non soltanto storico ma anche archeologo e filosofo dell’architettura da quelle che riempiono oggi gli scaffali delle librerie.
Premessa di Giorgio Agamben
Carlo Fiore
La musica dei cattivi
In libreria dal 10 aprile

Uno spettro si aggira su schermi piccoli e grandi: l’idea che la musica classica sia per eccellenza “la musica dei cattivi”. Non c’è film o serie tv in cui assassino, terrorista, serial killer, scienziato pazzo, maniaco, megalomane, mafioso, mostro di ogni genere non ami la musica classica, non vada volentieri all’opera, quando non suona in prima persona uno strumento. Di più: se in sottofondo sentiamo un brano di musica classica, possiamo scommettere che sulla scena stia per accadere qualcosa di brutto, o che il personaggio in questione celi un certo grado di malignità. La trovata risale agli albori del cinema ma, sia pur nel mutare di personaggi e ambientazioni, ha finito per attestarsi come luogo comune: un grande equivoco che nel pubblico più assuefatto agli stereotipi dei media visivi ha insinuato, quantomeno, una forma di sospetto nei confronti di quest’arte.
Come strumento di difesa e resistenza, Carlo Fiore passa in rassegna l’immaginario filmico occidentale: da M di Fritz Lang, in cui l’abietta figura di un assassino di bambini entra in scena fischiettando Grieg, alle serie tv degli anni Duemila in cui dominano le Variazioni Goldberg e i Carmina Burana, passando per i vampiri – il Dracula di Béla Lugosi così come quelli “a puntate” che frequentano licei e università americane. Senza dimenticare i pochi casi virtuosi, come il violino di Sherlock Holmes o il violoncello di Mercoledì Addams. Una ricognizione necessaria, dunque, per strappare la musica classica dal suo status di colonna sonora dei cattivi: per innamorarcene ancora.
Leonardo Piccione
Cose da fare di notte al Circolo Polare Artico
In libreria dal 10 aprile

Al largo della costa settentrionale dell’Islanda, là dove si celebra l’unico incrocio tra il Circolo Polare Artico e il territorio islandese, c’è un’isola piccola e misteriosa: Grímsey. Abitata da molti più uccelli che persone, è stata defifinita «il più ignoto degli insediamenti islandesi, che la nebbia delle epoche passate ha conservato come un oggetto da collezione». Leonardo Piccione ha trascorso a Grímsey diversi mesi, alternando l’esperienza della solitudine alla condivisione della vivace quotidianità di una comunità di pescatori a rischio di estinzione. Cose da fare di notte al Circolo Polare Artico è il multiforme resoconto di un’avventura ai confini del mondo, in cui si succedono incontri, camminate, partite a scacchi, ricette per preparare il merluzzo e soprattutto storie, tra le quali si staglia quella di Daniel Willard Fiske, un pittoresco bibliofilo ottocentesco che è ancora oggi il riverito “patrono” di Grímsey, e che di questo libro finisce con il diventare il coprotagonista.
David Uclés
La penisola delle case vuote
In libreria dal 14 aprile

Un miliziano si accorge che dalla sua ferita sgorga sabbia; un poeta ricuce l’ombra di una bambina dopo un bombardamento; un maestro insegna ai suoi alunni come fingersi morti; un generale dorme accanto alla mano recisa di una santa; una contadina dipinge di nero tutti gli alberi del suo podere; un fotografo mette il piede su una mina e non lo toglie più. Questa è la storia di un feroce conflitto civile, dei tre anni che hanno insanguinato un paese all’alba di un cataclisma che insanguinerà il mondo.
Questa è la storia della Guerra di Spagna come non l’avete mai letta. E in mezzo alla furia cieca delle armi e delle ideologie, ci sono gli Ardolento, una ramificata famiglia di olivicoltori andalusi capeggiata dal patriarca Odisto, i cui membri si amano e si odiano, si disperdono e si ritrovano, provano a resistere e a salvarsi. In questo disperato errare per l’Iberia a ferro e fuoco, il loro cammino di uomini e donne comuni incrocia quello di García Lorca, Hemingway, Picasso, Bernanos, Zambrano, Unamuno, Capa, Orwell, ma anche l’Uomo del Destino, il Generalissimo Francisco Franco. Tra visioni profetiche, antichi prodigi, coraggio, viltà e vendette, questo poderoso romanzo in cui la magia sostiene il crudo reale racconta la disintegrazione di una stirpe, di una piccola città, di un grande paese che si riempirà di case vuote.
Goffredo Buccini
Tyrannis
In libreria dal 14 aprile

In principio fu la frattura. Mentre il Secondo millennio si chiude sul popolo dimenticato dal benessere globalizzato in rivolta contro l’odiato Wto, il Terzo si apre con la cancellazione delle Torri gemelle e dell’ordine mondiale. In quel corteo di Seattle ’99, c’è Madeleine, dieci anni, che accompagna sua madre. Ed è in dialogo con lei – parte per il tutto delle generazioni da X a Z – che comincia il viaggio di Goffredo Buccini nel primo quarto di questo secolo, tra i suoi protagonisti, gli errori e orrori che hanno portato al collasso della democrazia. È il racconto incalzante dei passaggi cruciali che magari abbiamo dimenticato, distratti da accadimenti vieppiù terribili. Lo scontro fra Stati Uniti – colpiti a morte dal terrorismo islamista – e “stati canaglia”, giù per il piano inclinato che porta ai diritti umani negati.
Il naufragio negli anni Dieci di ogni illusione: che la democrazia possa essere esportata, la libertà comprata, la vecchia Europa (non ancora strangolata dalle sue stesse regole) considerata credibile. Il califfato e i massacri parigini che spalancano la via ai sovranisti, agitatori di paura. La “guerra mondiale a pezzetti”, la nostalgia aggressiva della Grande Russia, il 7 ottobre, l’ultima tragedia palestinese, l’Onu impotente. La Terra che brucia e The President – n° 45 e 47 – che impazza. Tirannidi che fanno leva su esclusi/delusi, muovendosi veloci come gli eventi, riaprendo la partita che credevamo chiusa col feroce Novecento: quella delle autocrazie. Ma per Madeleine, oggi una donna, questo racconto illuminante può diventare possibilità di capire, scintilla per la voglia di reagire, invito a non staccare mai lo sguardo da quel filo d’argento che circonda le nuvole, linea sottile di speranza.
Silvio Perrella
Giùnapoli. Nuova edizione
In libreria dal 17 aprile

Chi sì, che vvuò, comme te sì ppermìso. Queste domande gridate in faccia da un gruppo di giovani motociclisti segnano l’esordio napoletano del giovane Silvio Perrella nel lontano 1973. Per il ragazzo palermitano è un inizio «violento, rumoroso, inquietante». La città colorata che avrebbe dovuto accoglierlo, secondo i racconti del padre che lì aveva trapiantato la famiglia, appare grigia, diffidente, puzza di varechina per la paura del colera. Lo fa sentire estraneo, solo. Sulle sue strade «piove anche quando non piove». Sono gli incontri, la musica prima, i concerti, le serate folli e giovani da cui si torna diversi, la letteratura poi, Raffaele La Capria, Anna Maria Ortese, Gustaw Herling, a fargli assaporare, senza forse mai davvero comprendere, la bellezza contraddittoria e incostante di quell’universo che è Napoli. È buia e irrisolta, generosa e schiva, mistica e carnale; è suono ed è silenzio, è incontro e solitudine. Luce e buio, acqua e roccia. Non ha un solo colore, Napoli. È come il mare che la bagna, l’acqua cambia colore seguendo «i rapporti del fondo con la corrente, le nuvole, lo sparire delle nuvole, il succedersi degli astri, il variare o cadere del vento». A vent’anni dalla sua pubblicazione, Giùnapoli ha ancora, e forse più di allora, uno sguardo lucido e attualissimo su quel luogo magico che sfugge a ogni definizione e riduce puntualmente a cenere ogni tentativo di rappresentazione. Ed è la lettera d’amore dello straniero che non potrebbe vivere da nessun’altra parte.
Davide Stimilli
Homo Divinans. Aby Warburg e la filologia del futuro
In libreria dal 17 aprile

Gli studi che Davide Stimilli, dopo più di venti anni di appassionata ricerca, ha raccolto in questo volume sono forse il contributo più articolato e originale alla conoscenza di Aby Warburg, una figura enigmatica la cui importanza per le scienze umane del nostro tempo non cessa di crescere e rinnovarsi, se la biblioteca da lui fondata ad Amburgo nel 1921 continua ancor oggi nel prestigioso Istituto di Londra che porta il suo nome. Attraverso nove penetranti analisi, Stimilli è riuscito a dare un nome (la divinazione come filologia del futuro) alla “scienza senza nome” inventata da Warburg; ma non meno sorprendente è che alla fine i nove studi si rivelino altrettante sfaccettature di un cristallo che riverbera al di là di ogni immaginazione il più versatile e vivo ritratto di uno studioso. Tutti gli aspetti della vita e dell’opera di Warburg sono puntualmente evocati, dalla malattia mentale, di cui Giorgio Pasquali scrisse che era in un certo senso la continuazione della sua ricerca scientifica, fino all’Atlante Mnemosyne, alla cui composizione Warburg dedicò gli ultimi anni della sua vita. E se Mnemosyne – la memoria – è certamente la cifra ultima dell’opera di Warburg, la scoperta con cui Stimilli conclude la sua ventennale ricerca è che nel suo pensiero la memoria è inseparabile dall’oblio e che «il nome Lesmosyne (dimenticanza) merita di essere iscritto sopra l’ingresso della biblioteca Warburg non meno dell’altra dea, il cui nome è già indelebilmente associato al suo: MNEMOSYNE».
Elizabeth Day
Uno di noi
In libreria dal 21 aprile

Dai tempi del college, Martin Gilmour e Ben Fitzmaurice sono stati amici per la pelle, fratelli. O almeno fino a quel party per i quarant’anni di Ben, che ha segnato un punto di non ritorno. Da allora sono passati sette anni, anni in cui le differenze tra loro sono diventate abissi. Martin ha sempre desiderato appartenere: alla buona società, ai club giusti, al mondo di privilegi che lo ha sfiorato senza mai accoglierlo davvero. Ben non l’ha mai desiderato, vi appartiene per nascita: ricco, vincente, lanciato in una carriera politica inarrestabile. Un fatto tragico rimetterà tutto in discussione: la sorella di Ben viene trovata morta in circostanze poco chiare su una spiaggia di Bali. Al funerale, Martin e Ben, dopo il tempo del silenzio, si ritrovano uno di fronte all’altro. Ma non sono i soli a dover guardare negli occhi i propri demoni. Serena, la moglie di Ben, è disgustata dall’infedeltà del marito. Cosima, la figlia adolescente, detesta tutto ciò che i suoi genitori rappresentano. Le tante figure che gravitano intorno al clan dei Fitzmaurice, potente e inscalfibile solo in apparenza, si infilano con le loro pretese nelle crepe, fanno esplodere le contraddizioni. Ciò che resta sono le macerie di un mondo in cui nulla è sacro e nessuno si salva.
Elizabeth Day riporta in scena gli amatissimi protagonisti de Il party, in un romanzo raffinato e inquieto che si insinua dietro la facciata della high society britannica, rivelandone lo splendore e la ferocia.
Elio Franzini; Federico Vercellone
Tribalismi. Perché la società si sta frammentando
In libreria dal 24 aprile

Viviamo in un mondo frammentato, dove svaniscono i valori condivisi e avanzano comunità che si riconoscono attraverso simboli. La rete amplifica questa deriva, trasformando piccoli gruppi in tribù globali che difendono confini identitari sempre più netti. Franzini e Vercellone ne ricostruiscono le radici e le implicazioni contemporanee, mostrando come il vero rischio non sia la perdita dell’identità, ma la sua proliferazione: mille Sé che si impongono e finiscono per indebolire ciò che tiene insieme la società.

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