Quanto può diventare urgente il bisogno di non sentirsi soli? E cosa siamo disposti a fare pur di placare un bisogno che non lascia tregua? Nel suo secondo libro Dormire (Lindau Edizioni, 2025) Licia Martella costruisce una storia magnetica e inquieta, che affonda nelle pieghe più nascoste del bisogno umano di contatto.

Nella Milano del 1981, Achille vive una condizione tanto semplice quanto destabilizzante: può dormire solo in compagnia di qualcuno, uomo o donna non fa differenza purché il “partner di sonno” abbia determinate caratteristiche. Un bisogno che diventa ricerca continua, compromesso, rischio fino a un risveglio che spezza ogni equilibrio e lo costringe a fare i conti con il passato e le proprie paure, tra ricordi, legami e verità mai affrontate.

Autrice dalla traiettoria singolare, nata a Khartoum e cresciuta tra Milano e Roma, Martella porta nella sua scrittura uno sguardo attento e empatico, capace di restituire la complessità e la tensione emotiva dei desideri umani. Dopo l’esordio che l’ha vista finalista al Premio Italo Calvino, torna con un romanzo sottile e affascinante.

In questa intervista, ci accompagna dentro Dormire, tra le intuizioni che continuano a muovere la sua ricerca letteraria.

Intervista con l’autrice Licia Martella

Cos’è l’intimità? Cosa ci spinge a cercarla? Che cosa si desidera davvero? Dormire con chiunque è difficile. Il sesso può succedere sì, ma dormire con qualcuno è un’altra cosa.  Il sonno è un territorio di confine tra il proprio io e il mondo, una dimensione misteriosa, incerta, in cui si “perde il controllo”, “ci si abbandona “e accanto ad un’altra persona “ci si lascia andare all’altro”  ad occhi chiusi, senza paura.  È un’attività intima, ha molto a che fare con la sfera del desiderio, persino le parole che si usano – abbandonarsi, lasciarsi andare, perdere coscienza – lo richiamano, quasi che dormire con qualcuno sia una forma d’amore.

Le relazioni possono salvarti. Quando smuovono il desiderio di vita, fanno scoprire qualcosa di noi stessi e promuovono lo slancio vitale. E questo è appunto il mondo dell’eros in senso lato. Vale per ogni forma d’amore, compresa quella dell’amicizia, dunque anche per questa amicizia amorosa tra un giovane e una donna anziana. Achille è infatti un ragazzo sconnesso dai suoi desideri. Mantiene il controllo di sé, delle sue emozioni, ha elaborato persino i parametri per selezionare con chi dormire, quando l’insonnia diventa feroce. L’incontro con Julia incrina il guscio rigido in cui si è rintanato. Julia, che soffre la perdita di qualcuno di molto caro, riconosce la sofferenza di Achille. Con il suo gusto sensuale e ostinato per la vita, lo sollecita a uscire dall’apatia vitale in cui è immerso, a scoprire cosa desidera, a lasciarsi andare finalmente.

Nella vita ci sono momenti in cui o si cambia o si muore, io sono stato fortunato, ho trovato chi mi ha aiutato a cambiare, anzi più precisamente che mi ha aiutato a volerlo“.

Il romanzo parla di una affettività alternativa, senza pregiudizi, né giudizi.  Ecco vorrei trasmettere il senso di sollievo che può dare una visione così. E poi vorrei che Achille e Julia restassero nel cuore, come fossero persone in carne ed ossa.

Non dovrei dirlo io, ma ci provo: la tenerezza di Achille, l’irriverenza di Julia, e poi il cibo, vanno spesso al ristorante in una Milano che non tutti conoscono.

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