Nel cuore della Sicilia esiste un luogo fuori dal tempo, dove i ricordi non vivono nelle fotografie ma nell’aria, profumata di spezie e silenzi. Un paese scomparso dalle mappe, ma non dalla memoria.

Al centro di tutto c’è l’Antica Drogheria Campisi, con la sua bilancia d’ottone e gli scaffali colmi di storie. Qui Felice, il droghiere, conosce il peso della nostalgia e sa che anche i sentimenti hanno una loro grammatura. Quando un forestiero arriva con una valigia troppo leggera e il nome della madre sulle labbra, il fragile equilibrio del paese si incrina.

Profumo di spezie e segreti (Capponi Editore, 2026) è un romanzo intimo e sensoriale, fatto di attese, radici invisibili e legami profondi. Un viaggio in una Sicilia sospesa nel tempo, dove ogni odore custodisce un ricordo e ogni silenzio nasconde una verità.

Un libro per chi ama le storie di memoria, identità e ritorni.

Intervista con l’autrice Emma Mariani

Per me lavorare sui sensi è stato fondamentale, perché volevo che il lettore non si limitasse a osservare la storia, ma la abitasse davvero. In Profumo di spezie e segreti gli odori, i colori, i rumori del paese e della drogheria diventano una forma di memoria viva, quasi un linguaggio parallelo. Mi interessava creare un’atmosfera avvolgente, densa, intima, in cui ogni profumo potesse aprire una porta interiore. La dimensione sensoriale, in fondo, è quella più immediata e più profonda: arriva prima della ragione. E proprio per questo mi sembrava il modo più autentico per raccontare il legame tra luoghi, sentimenti e ricordi.

Il legame con le proprie radici conta moltissimo, ma non nel senso nostalgico o immobile del termine. Nel romanzo il passato non è solo qualcosa da rimpiangere: è una forza che continua a vivere dentro di noi, anche quando proviamo a ignorarla. I personaggi mi hanno insegnato che le radici non sono una gabbia, bensì un punto di verità da cui partire per capirsi meglio. Felice, Matteo e gli altri si muovono tutti dentro questa tensione tra ciò che è stato e ciò che si può ancora diventare. Credo che il passato, se ascoltato fino in fondo, non ci chiuda: ci riconsegna a noi stessi con più consapevolezza.

Spero che, chiudendo il libro, il lettore senta addosso una dolce malinconia, ma anche una forma di consolazione. Mi piacerebbe che restasse l’idea che ciò che abbiamo perduto non scompare mai del tutto, perché continua a vivere nei gesti, nei luoghi, nei profumi, nelle parole non dette. Vorrei che rimanesse anche un pensiero semplice ma importante: a volte la verità arriva piano, dopo anni di silenzio, ma quando arriva può ancora cambiare qualcosa. E mi piacerebbe che il romanzo lasciasse una sensazione di calore, come certi odori di casa che non si dimenticano più.

Sì, ci sono temi che tornano spesso nel mio modo di scrivere, anche se ogni storia li declina in modo diverso. Sicuramente la memoria, il senso di appartenenza, i legami familiari, le assenze che continuano a parlarci e la ricerca di una verità emotiva sono centrali nel mio lavoro. Mi interessano i personaggi che portano dentro una ferita, ma anche una possibilità di rinascita. E mi interessa molto il modo in cui le emozioni si depositano nelle cose concrete: negli spazi, negli oggetti, nei profumi, nei silenzi. Forse è proprio lì che cerco sempre il cuore delle mie storie.

Scopri il catalogo Capponi Editore


Scopri di più da Voci di domani Magazine letterario

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Vocididomani.com