La parola «strega» porta con sé un’eco antica, fatta di ombre, paure e fascinazione. Nell’immaginario è la donna capace di lanciare malefici, sedurre gli incauti o evocare forze oscure. Eppure, dietro questa figura avvolta nel mistero, la storia racconta spesso altro: molte delle cosiddette streghe erano donne sole, vedove, emarginate, oppure levatrici e guaritrici custodi di saperi antichi sulle erbe e sulla cura del corpo. Proprio quella conoscenza, in una società patriarcale, poteva trasformarsi in motivo di sospetto e persecuzione.

È in questo spazio sospeso tra mito, paura e verità storica che si muove il libro di Francesca V.F. Tales of witches and other Magical Women (Storie di streghe e altre donne magiche,Edizioni l’Età dell’Acquario, 2023) che intreccia riferimenti storici, aneddoti e narrazione per restituire voce e umanità a queste «donne magiche».

Il volume ha inoltre raggiunto un pubblico internazionale grazie alla traduzione in inglese di Linda Ghio, con il controllo qualità di Stephanie Dagg, ed è impreziosito dalla suggestiva copertina illustrata da Alessia Hillary Valastro.

Intervista con l’autrice

    Le streghe mi sono venute incontro quando ero ancora una bambina, grazie alle favole dei fratelli Grimm che mi leggeva mia madre e che adoravo. Le trovavo molto più interessanti e autentiche delle principesse: si davano da fare per ottenere da sole ciò che volevano, senza aspettare un principe che corresse in loro soccorso. Il fascino per i personaggi sovversivi e la curiosità innata mi hanno spinto, nel tempo, a cercare di capire chi fossero davvero le streghe e, sfortunatamente, ho scoperto che la realtà andava ben oltre le favole e il folklore. Da lì ho deciso di dedicare parte del mio tempo per far conoscere le loro storie.

    Un viaggio nel tempo e nello spazio, al di fuori degli stereotipi, per addentrarsi in un universo di figure femminili, reali o frutto della fantasia, estremamente diverse fra di loro. L’immaginario comune vede la strega stretta nella dicotomia cattiva/buona: la vecchia megera delle favole o la vittima innocente che finisce sul rogo della realtà. Nel mezzo ci sono tuttavia un’infinità di sfumature che meritano di essere conosciute e approfondite. Come i pezzi di un puzzle, la strega è il risultato di una somma di caratteristiche che non hanno a che vedere solo con la magia ma includono anche componenti archetipiche, storiche, culturali, sociali, mitologiche, folkloristiche.
    Il libro tenta proprio di mettere insieme questi pezzi per arrivare alla delineazione di un’immagine completa e ricca di complessità.

    La stragrande maggioranza delle donne accusate di stregoneria erano povere emarginate che cercavano di sopravvivere come potevano. Spesso erano i capri espiatori di eventi a cui non si riusciva a dare una spiegazione, come le pestilenze, le guerre, le tempeste, la morte dei bambini o del bestiame. In casi più rari si trattava di donne di cui ci si voleva liberare o a cui si volevano espropriare beni e terreni. Ma ci furono anche donne che seppero sfruttare le proprie capacità per rispondere ai bisogni della gente; molte di loro ci hanno lasciato in eredità un sapere immenso nel campo delle erbe, della medicina, dell’arte, della letteratura, della cultura in generale. Altre hanno intrapreso battaglie in nome di diritti e libertà che noi diamo per scontate, ma che per loro non lo erano affatto. Altre sono semplicemente donne che vivono la loro vita in modo non conforme e, proprio per questo, possono fare paura.

    Sicuramente Catherine Deshayes de Montvoisin, detta La Voisin. Di umili origini, vendeva prodotti di bellezza e pozioni magiche per mantenere la famiglia. Grazie un senso spiccato per gli affari, intelligenza fuori dal comune e la capacità di intuire i bisogni della gente, divenne famosa praticando aborti (che effettuava gratuitamente alle donne povere e faceva pagare profumatamente a quelle ricche), messe nere e soprattutto preparando veleni per la nobiltà parigina. Tra i suoi clienti Madame de Montespan, favorita di Luigi XIV. Morì sul rogo nel 1680, senza mai rivelare i nomi dei suoi clienti. Pur senza scrupoli, rappresenta un esempio lampante di autodeterminazione in un’epoca in cui le donne dipendevano in tutto e per tutto dagli uomini.

    Parlare di queste donne aiuta sicuramente a mantenerne viva la memoria e a far sì che il tempo non offuschi la gravità di quanto hanno subìto né l’importanza di quanto hanno realizzato. Se non fosse stato per l’intraprendenza e il coraggio di molte di loro, non sarebbe giunto fino a noi il prezioso patrimonio di saperi e di valori che hanno permesso di emanciparci. Però poi basta aprire un giornale per rendersi conto che siamo ancora molto lontani dall’aver appreso la lezione più importante, e cioè che la donna non è una proprietà, né un oggetto di scambio, né il bersaglio contro cui sfogare le proprie frustrazioni.

    Credo che le streghe, in quanto anime libere, abbiano il diritto di volare e portare le loro storie ovunque sia possibile. ^_^


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