Alessandro Russo ritorna nel solco già tracciato da Il nodo del tempo con il nuovo libro Tra monti e l’alba. Il romanzo, che potremmo considerare uno spin-off del precedente, assume la forma dell’epistolario e recupera una dimensione intima della storia, quella che sopravvive nelle case, nei cassetti, nei fogli piegati e custoditi.

Le lettere dei fratelli Giuseppe e Antonio, scritte dal fronte sono fenditure nell’anima del Novecento italiano. Portano con sé il fango delle trincee e, insieme, il profumo della casa lontana. In esse non domina l’eroismo retorico, bensì la dignità. Una dignità silenziosa, quotidiana, che resiste anche quando tutto crolla.

Nello scambio epistolare con la sorella Assunta, i due fratelli si sottraggono all’anonimato imposto dal conflitto. Ogni parola diventa un gesto di resistenza contro l’annullamento. La scrittura conserva il loro nome, la loro voce, il loro volto.

Assunta emerge come il centro morale dell’opera. In queste pagine non è ancora la madre conosciuta nel romanzo precedente ma una giovane donna che tenta di comprendere ciò che le è stato sottratto. La scoperta della scatola con le lettere a lei destinate, rimasta chiusa per anni, rappresenta un momento di rivelazione per lei e per lo stesso lettore.

Il silenzio durato anni fino alla scoperta delle lettere assume una duplice valenza: protegge dal dolore della perdita ma impedisce l’elaborazione del lutto. Il romanzo mostra come il non detto continui a operare nel tempo, trasformandosi in inquietudine, in una memoria opaca: ed è nel gesto del leggere le lettere ritrovare dei fratelli scomparsi che Assunta trova la forza di opporsi a quell’oblio ereditato dai genitori, restituendo parola e dignità alla storia.

Proprio in questa semplicità risiede la forza di questa protagonista: cerca i fratelli nei sogni, nelle parole scritte, tenta di ridare un volto all’assenza. Così facendo, restituisce umanità a ciò che la Storia aveva ridotto a perdita.

Il filo conduttore che unisce questo romanzo al precedente è la resilienza, che si manifesta nella capacità di costruire una quotidianità anche quando il passato pesa.

Assunta, nel 1951, si trova in una città distante per clima, lingua, abitudini. Porta con sé oggetti minimi, frammenti di casa, ricordi che fungono da ancoraggio. Il romanzo suggerisce che lo spostamento geografico comporta una ridefinizione dell’identità.

In questo intreccio tra guerra e migrazione successiva si coglie anche la dimensione collettiva dell’opera. La vicenda familiare si allarga fino a rappresentare un’intera comunità che ha cercato di ricomporsi portando nel presente le cicatrici del passato.

La presenza della lingua Aenynea, proposta accanto al testo italiano, costituisce uno degli aspetti più originali del libro di Alessandro Russo. L’invenzione di un idioma da parte dell’autore risponde a un’esigenza profonda: quando la realtà appare frantumata, anche la lingua comune sembra insufficiente. La rifondazione del senso della memoria passa anche attraverso un lavoro sul linguaggio, inteso come luogo in cui il pensiero prende forma e si rende condivisibile in una nuova dimensione linguistica.

In questa prospettiva, la scrittura e il linguaggio assumono un valore etico.

Tra monti e l’alba è un libro che interroga il lettore contemporaneo sul rapporto con la memoria. In un tempo in cui il ricordo rischia di essere ridotto a vuoto rituale, il romanzo propone un ascolto più esigente.

Sciogliere “il nodo del tempo”, come suggeriva l’opera precedente, implica un confronto diretto con ciò che è stato. Non per restare prigionieri del dolore ma per impedire che esso si trasformi in rimozione. La pace interiore, in questa visione, nasce dalla consapevolezza e dalla resilienza.

Le lettere e la lingua inventata convergono in un unico gesto: impedire che le memorie si perdano. E in questo gesto si avverte una verità semplice: il passato continua a vivere finché qualcuno sceglie di ascoltarlo.

Intervista con l’autore Alessandro Russo

Ho iniziato a scrivere Il nodo del tempo a gennaio 2024, ultimato a marzo 2025, in tempo per il Salone del libro di Torino. Avevo tanto da dire, da indicare al lettore, ad un certo punto ho dovuto scegliere se dividere il romanzo in due parti oppure accelerare in alcuni passaggi. Assunta è un personaggio chiave, una donna determinata, una madre attenta, una figlia presente. Eppure della Assunta bambina sentivo di non aver parlato abbastanza, così come dei suoi fratelli Antonio e Giuseppe. Quando Ludovico parla con un reduce di guerra russo che ha combattuto a Kiev laddove gli zii hanno perso la vita allora ho deciso che la loro storia meritava di essere approfondita. Così come la fanciullezza perduta di Assunta.

Il mio desiderio più profondo era e resta quello di cancellare la disumanizzazione delle narrazioni belliciste, lo viviamo oggi leggendo ed ascoltando i dibattiti sulle guerre tra eserciti e quelle meno convenzionali. Giuseppe e Antonio sono figli di una Italia rurale, contadina, con poche pretese ma grandi sogni. Le loro lettere ci consegnano squarci che non siamo sempre disposti a voler vedere. L’inconsapevolezza viva della partenza, il dubbio che si insinua, il disincanto, la paura di aver smarrito la propria anima e il testamento morale in favore di Assunta che matura più in fretta di quanto avrebbe dovuto. Si carica di aspettative non sue, vive per tre, promette a se stessa che non arretrerà mai per nessuno. Lotta.

Ogni vita che cade porta con sé un mondo intero. Tutti noi viviamo una dimensione intima, personale, ma anche una collettiva, pubblica. I social avrebbero dovuto moltiplicare quella collettiva, sono finiti per schiacciare i sentimenti, i dubbi, in una dimensione intima, in certi casi solitaria, dove l’alienazione è il sentimento più profondo in cui ricadiamo. Capita di evitare sguardi, di non parlare di sé, di nascondere i propri problemi, di mostrarsi falsamente senza alcuna increspatura. La scatola nascosta per pudore, per evitare di affrontare l’argomento, seppure in buona fede, mostra un lato della nostra personalità, voler dimenticare, non voler analizzare. Tra le mura domestiche avvengono guerre più o meno dichiarate, quotidianamente. Assunta rimprovera i genitori, l’alba del nuovo giorno le mostra una nuova Assunta, ora pronta a cambiare, consapevole che la bambina che nel diario si raccontava ai fratelli non avrebbe retto il  peso della memoria.

Durante la stesura e l’editing de Il nodo del tempo mi è parso chiaro che il filo conduttore fosse la resilienza. Assunta non lo sa ancora quando da bambina scrive nel suo diario ai fratelli che la sua vita sarà indissolubilmente vissuta come un Noi, mai mettendo se stessa in primo piano. Vive per sé ma per dare risposta ai sacrifici dei genitori, per dare dignità ai fratelli prematuramente scomparsi, vive per lottare accanto alle donne che cercano i propri spazi in un paese ancora troppo inchiodato al passato. Aenynea è la lingua che non c’era. La sua struttura OSV non mette l’io in primo piano, lo nasconde dietro l’oggetto. Questo mondo che parla di NOI ma agisce sempre come IO ha bisogno di imparare una nuova grammatica per ricostruire il domani dalle macerie che il nostro presente sta tornando a produrre. Macerie fisiche, eppure dopo tanti mai più, macerie etiche e morali.

Il sito https://aenynea.lovable.app nasce per dare accesso a curiosi, linguisti, amanti delle lingue Conlang, ad un intero ecosistema che parte dal Manifesto di Aenynea. Dal sito si possono scaricare gratuitamente il manuale, la grammatica, un breve vocabolario. Grazie al traduttore si può iniziare ad esplorare la differente visione da SVO a OSV. Chi volesse registrarsi potrà contribuire allo sviluppo della lingua, che oggi conta oltre 7500 parole, perché ogni volta che solleciterà il traduttore e questo dovesse generare un neologismo allora verrà aggiunto al vocabolario. Proprio come per le lingua parlate, che mutano, si arricchiscono nel tempo. Il ChatBot Pneuma saprà soddisfare ogni curiosità, custode fedele di Aenynea, disponibile con licenza Creative Commons. Il romanzo è scaricabile dal sito.


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