Intervista a cura di Maria Laura Zazza

Quanti ragazzi e ragazze si sentono davvero sicuri a scuola? Espressioni omofobe, insulti, aggressioni verbali e fisiche: il bullismo omofobico è una realtà che continua a ferire troppi adolescenti, minacciando il loro benessere e il loro futuro. Spesso, la scuola si dimostra impreparata ad affrontare questo fenomeno, lasciando soli i ragazzi e le ragazze che ne sono vittime. Questo libro offre una chiave di lettura per comprendere il bullismo omofobico e le sue implicazioni sociali, fornendo strumenti concreti per creare un ambiente scolastico più inclusivo e rispettoso delle differenze. Dalla formazione dei docenti alle strategie di intervento, scoprirete come la scuola può diventare un luogo di crescita e di accoglienza per tutti gli studenti, nessuno escluso.

Violenza e orientamento sessuale in adolescenza, Raffaele Pantaleo, Youcanprint 2024, 140 pagine.

Buongiorno Professor Pantaleo, cosa l’ha spinta a scrivere Violenza e orientamento sessuale in adolescenza?

La spinta è nata dall’ascolto diretto delle mie studentesse e dei miei studenti, dai silenzi che spesso nascondono ferite profonde. Ho sentito il bisogno di dare voce a chi viene escluso o stigmatizzato per il proprio orientamento. La scuola, più di ogni altro luogo, dovrebbe essere spazio di crescita, e non di giudizio. Eppure, dai sondaggi del 2024 emerge che il 63% degli adolescenti ha subito atti di bullismo e il 19% episodi di cyberbullismo, mentre l’8,1% degli studenti ha dichiarato di aver subito bullismo omofobico, nell’anno scolastico 2022/2023, con il 36% dei casi verificatosi a scuola. Questo libro è un tentativo di restituire dignità e riconoscimento a quelle vite spesso invisibili.

Cosa rivela il fenomeno del bullismo omofobico sulla società in cui viviamo, in particolare nel contesto scolastico, dove i ragazzi stanno formando la propria identità?

Rivela una profonda resistenza verso ciò che viene percepito come “diverso”, alimentata da stereotipi di genere, razziali e abilisti, oltre che dal perpetrarsi di modelli culturali ancora rigidi. A scuola, dove l’identità è in costruzione, il bullismo omofobico agisce come un freno allo sviluppo autentico del Sé. È uno specchio delle nostre paure collettive e della fatica a costruire una cultura dell’inclusione reale.

Lei descrive la violenza e il bullismo omofobico non solo come atto fisico o verbale ma come dinamica relazionale. Cosa intende esattamente con questo?

Intendo dire che la violenza non è solo nelle percosse o nel linguaggio denigratorio e carico d’odio, ma si insinua nei meccanismi quotidiani di esclusione, silenziamento e indifferenza. È una dinamica che coinvolge il gruppo classe, il corpo docenti, la struttura scolastica nel suo insieme. Riconoscerla come relazione malata è il primo passo per trasformarla.

Parla spesso di “cura dell’altro” come fondamento etico. In che modo possiamo riportare al centro questa prospettiva nei contesti educativi?

Possiamo farlo recuperando il senso profondo del “prendersi cura”. Penso, in particolare, al significato proposto dalla filosofa americana Martha Nussbaum: “to care” non è solo attenzione emotiva, ma è anche responsabilità politica ed educativa. Significa creare spazi scolastici in cui l’altro non sia un ostacolo, ma una possibilità. Nella pratica, vuol dire ascoltare prima di giudicare, accogliere prima di classificare, educare alla relazione come valore e non come rischio, prestare attenzione nella scelta delle parole. Serve ripartire dall’empatia, dal tempo dedicato all’ascolto autentico.

Qual è il messaggio più urgente che vorrebbe arrivasse attraverso il suo libro?

Che nessuno dovrebbe sentirsi sbagliato per ciò che è. Il libro vuole rompere il muro del silenzio, offrire strumenti per comprendere, ma anche per intervenire. È un invito a cambiare il nostro sguardo, a combattere l’intolleranza, soprattutto dove si educa alla convivenza e al rispetto.

A chi ne consiglia la lettura e quali sono tre buoni motivi per leggerlo?

Lo consiglio a educatori, genitori, studenti e a chiunque voglia comprendere meglio cosa significhi subire discriminazione a scuola. Tre buoni motivi? Perché ci aiuta a riconoscere i segnali del bullismo omofobico, spesso invisibili ma devastanti, perché offre uno sguardo – insieme, umano e professionale – sulla sofferenza adolescenziale, superando stereotipi e semplificazioni, infine, perché invita ciascuno a diventare parte attiva del cambiamento, dentro e fuori la scuola.


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