Finalmente nelle mani dei lettori italiani da oggi 30 gennaio 2026 Marthe, storia di una prostituta di Joris-Karl Huysmans, edito da Prehistorica Editore nella sontuosa traduzione di Filippo D’Angelo, che impreziosisce l’edizione con una postfazione d’autore.

Orfana dall’età di quindici anni, Marthe lavora come operaia in una fabbrica di perle finte, nella Parigi di fine Ottocento. L’illusione di un destino migliore le spalanca le porte di una casa chiusa, gettandola in una vita fatta di eccessi, disgusti, umiliazioni. Proverà a estirparsi da quell’esistenza grazie a un ingaggio come cantante ottenuto in un teatro popolare e alla relazione con Léo, un giovane scrittore che ignora tutto del suo passato.

Pubblicato nel 1876, questo primo romanzo di Huysmans esplora le speranze e i disinganni di due giovani in conflitto con la società spietata che li circonda.

Scritto in uno stile già maturo e inconfondibile, fatto di metafore eccentriche e di immagini vividissime tratte dal quotidiano, Marthe, storia di una prostituta immortala le atmosfere e gli ambienti che, tra Baudelaire e Toulouse-Lautrec, fecero di Parigi, secondo la definizione di Walter Benjamin, la capitale del diciannovesimo secolo.

“Non aveva ancora potuto dimenticare, nel triste abbrutimento delle sbronze, quella vita terribile che ti getta, dalle otto della sera alle tre del mattino, su un divano; che ti forza a sorridere, allegra o triste, ammalata o in salute; che ti forza a stenderti accanto a un orrendo ubriacone, a subirlo, ad accontentarlo; vita più terribile di tutte le geenne immaginate dai poeti, di tutte le galere, di tutte le navi prigione, poiché non esiste uno stato così avvilente, così miserabile che possa eguagliare, per sforzi abietti e sinistre fatiche, il mestiere di quelle infelici!”

Biografia dell’autore

Huysmans nacque a Parigi nel 1848 da una famiglia di origine olandese, ed è per richiamare queste sue origini nordiche che germanizzò il suo nome Jeorge-Charles in Joris-Karl.

Frequentò studi piuttosto irregolari e per vivere divenne funzionario del Ministero degli Interni, mentre il suo amore per la letteratura lo indusse a scrivere fin dal 1876 romanzi di impronta naturalista. Nel 1880 entrò a far parte dell’esclusivo Gruppo di Médan, a cui faceva capo Émile Zola che lo considerava il suo allievo prediletto.

Nel corso di pochi anni, si sentì attratto dagli atteggiamenti estetizzanti dei simbolisti (fu amico di Mallarmé) che finì per codificare nel romanzo A ritroso (À rebours) del 1884, prima di attraversare una profonda crisi mistica e abbracciare la religione cattolica, fino alla morte sopraggiunta nel 1907.


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“L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”

Italo Calvino

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