Articolo di Angela Molinaro

C’è qualcosa di potente e irrinunciabile nell’esperienza di leggere Jane EyreCime tempestose o La signora di Wildfell Hall dopo aver percorso le stesse brughiere battute dal vento che ispirarono rispettivamente Charlotte, Emily e Anne Brontë. Nei loro romanzi, i paesaggi non fanno da sfondo: sono essi stessi materia narrativa, simbolo e presenza viva.

Questa guida vuole essere un invito a (ri)scoprire le loro storie partendo proprio dai luoghi che le hanno ispirate. Un itinerario letterario e geografico nel mondo delle sorelle Brontë.

Il nostro viaggio comincia nel Derbyshire, tra le nebbie del Peak District. Qui si erge North Lees Hall, una tenuta elisabettiana immersa in un paesaggio drammatico. Charlotte lo visitò nell’estate del 1845 con l’amica Ellen Nussey, e potrebbe averlo preso a modello per Thornfield Hall, la misteriosa residenza di Mr. Rochester in Jane Eyre.

La leggenda vuole che Agnes Ashurst, prima proprietaria della dimora e membro della famiglia Eyre, sia stata rinchiusa al secondo piano perché ritenuta folle. Un’eco inquietante della sorte di Bertha Mason, la “pazza rinchiusa in soffitta”, che incarna l’anima più gotica del romanzo.

Proseguendo verso nord si arriva a Cowan Bridge, nel Lancashire, dove sorgeva la Clergy Daughters’ School, frequentata da Charlotte, Emily, Maria ed Elizabeth. Le dure condizioni di vita, le punizioni e le malattie (Maria morì di tubercolosi) lasciarono cicatrici profonde, trasformate da Charlotte nella desolante Lowood School di Jane Eyre. Il personaggio di Helen Burns, la dolce e rassegnata amica di Jane, è un commosso omaggio a Maria.

A poca distanza si trova il villaggio incantato di Wycoller, attraversato da due antichi ponti in pietra e dal torrente Wycoller Beck. Tra le rovine della Wycoller Hall, Charlotte immaginò Ferndean Manor, la tenuta isolata in cui si chiude la vicenda di Jane e Rochester. Un luogo di solenne bellezza, che sembra sospeso nel tempo, dove l’atmosfera gotica si fonde con il sentimento della rinascita.

Avvicinandoci allo Yorkshire, incontriamo Ponden Hall, una dimora seicentesca carica di suggestioni. Alcuni la associano a Wildfell Hall, la casa dove Helen Graham si rifugia per fuggire dal marito in La signora di Wildfell Hall di Anne; altri la vedono come possibile ispirazione per Thrushcross Grange, la residenza della famiglia Linton in Cime tempestose.

In ogni caso, è un luogo in cui si respira l’eco della forza e della solitudine dei personaggi femminili brontëani.

Siamo giunti così a Haworth, il cuore biografico ed emotivo dell’universo delle Brontë. In questo villaggio incastonato tra le colline dello Yorkshire occidentale, Charlotte, Emily e Anne vissero per la maggior parte della loro vita. Oggi la loro casa è sede del Brontë Parsonage Museum, le cui stanze custodiscono manoscritti, lettere, disegni e persino la scrivania su cui le sorelle scrivevano i loro capolavori.

 Da qui si diramano i sentieri della brughiera che tanto influenzarono le loro storie. Dal villaggio parte, infatti, il celebre Brontë Trail, un sentiero escursionistico tra brughiere selvagge, muretti a secco e vento incessante. Dopo circa un’ora di cammino si arriva a Top Withens, le rovine isolate che molti identificano con Wuthering Heights, la casa di Heathcliff in Cime Tempestose.

L’energia feroce del luogo sembra rispecchiare quella del romanzo, fatto di passioni senza freni e legami indissolubili.

L’ultima tappa è Brontë Waterfall, una piccola cascata vicino a Stanbury che le sorelle amavano raggiungere durante le loro passeggiate. È un luogo quieto e suggestivo, dove il paesaggio si fa poesia. Camminare lungo questo sentiero, immersi nello stesso silenzio, è forse il modo più autentico per entrare in contatto con la loro immaginazione.

Viaggiare nei luoghi delle sorelle Brontë è molto più che un’esperienza turistica: è un’immersione fisica e sentimentale nella materia stessa della loro scrittura.

Qui, tra pietra e vento, tutto parla ancora.


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“L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”

Italo Calvino

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