Recensione di Gabriella Renu

«Sorseggiarono il caffè, l’uno davanti all’altra, fra le macerie della vita passata di lui e i frammenti di quella presente di lei, agitati da una dolce eccitazione per quel supplemento di vita cui sentivano di avere diritto, da una feroce nostalgia per una vita che non c’era mai stata».

Margherita e Marcello si incontrano sul treno, per sbaglio: entrambi sono seduti su un posto che non è il loro. E si sa, dagli errori possono nascere possibilità inattese. In questo spazio sospeso, lontano dalle abitudini e dal peso quotidiano, i due iniziano a parlarsi. Il treno, da sempre simbolo letterario del passaggio, diventa qui il luogo magico in cui concedersi una tregua dalla vita di sempre.

Hanno entrambi il mare nel nome, come se portassero un richiamo comune, e condividono la stessa urgenza: riprendere in mano la propria vita.

Lei sta scappando dalla sua famiglia, da una vita di moglie e madre che aveva preso una lenta deriva: frustrazioni, risentimenti, delusioni, stanchezze e crepe invisibili. Margherita sente il bisogno di fermarsi, di prendere una pausa per ritrovarsi. Lui sta tornando dalla figlia, attraversando le macerie di ciò che resta di una vita passata. La moglie se n’è andata e ora tutto sembra da ricostruire. Marcello ha bisogno di alleggerire il suo cuore pieno di buche e cicatrici.

E mentre il paesaggio cambia veloce di stazione in stazione, i due si raccontano piccole e grandi verità, con quella naturalezza rara che nasce solo quando si incontra un’anima affine.

Sono come due ragazzini sorpresi da un acquazzone imprevisto: per un attimo il tempo si ferma e li riporta a una condizione perduta, quella del lasciarsi andare, del prendere le cose come vengono, senza paura. Non più un uomo e una donna schiacciati dal peso della vita, ma due adolescenti che riscoprono la leggerezza dell’attimo, l’euforia dell’imprevisto, il fuoco improvviso dell’avventura.

Quell’emozione lì, quella di “…una quindicenne che si avventura nel bosco in una sera d’estate”. Anche se è dicembre inoltrato. Perché, come ci ricorda Bussola, anche a dicembre possono divampare incendi: quando la vita adulta sembra ormai fredda e definita, qualcosa può ancora bruciare e illuminare.

La loro storia dura il tempo di un viaggio, o forse chissà…

Il libro è di una delicatezza rara, scritto con l’inconfondibile misura e sensibilità dell’autore. Ma la vera sorpresa è la nota finale. Il libro fa sognare ma quelle ultime pagine fanno sperare.


Scopri di più da VOCI DI DOMANI

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

“L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”

Italo Calvino

Vocididomani.com