Dopo L’amore su Internet, con Il mistero delle bolle di sapone magiche (Giovane Holden Edizioni) lo scrittore Alessandro Perugini firma un nuovo romanzo che rinnova e consolida il suo peculiare sguardo sul mondo. L’autore prosegue un percorso narrativo attento alle incrinature del reale, accompagnando il lettore oltre i confini dell’esperienza quotidiana e suggerendo, con misura e consapevolezza, come l’ordinario possa rivelare inattese aperture verso lo straordinario.

La storia prende avvio in una cittadina qualunque, dove la rassicurante routine quotidiana viene spezzata da un evento inspiegabile: enormi bolle di sapone rosa, iridescenti e leggere, appaiono dal nulla, fluttuano nell’aria e comunicano attraverso melodie dolci e ipnotiche. Non esplodono, non sembrano pericolose, ma la loro presenza è sufficiente a destabilizzare l’equilibrio di un’intera comunità. Il lettore avverte da subito una sensazione precisa e quasi fisica: quella di essere invitato ad abbassare le difese, a rallentare, a guardare ciò che accade con occhi nuovi, come se la storia stesse chiedendo silenziosamente di farsi attraversare dalla meraviglia prima ancora di essere compresa.

Al centro della vicenda c’è il professor Leopoldo Camilli, scienziato, uomo razionale, segnato da una situazione personale e emotiva complessa. Leopoldo è un personaggio che incarna la fiducia nel metodo scientifico, nella spiegazione come strumento per affrontare la realtà. Il suo coinvolgimento nello studio delle bolle diventa il cuore del romanzo: il fenomeno si rivela fin da subito refrattario a ogni tentativo di razionalizzazione e costringe il protagonista a un lento e necessario ripensamento di sé.

Le bolle non mettono in crisi solo le leggi della fisica, ma incrinano le certezze interiori, obbligando a guardare il mondo non più dall’alto della conoscenza ma dal punto di vista del dubbio. Attorno a Leopoldo si muove una famiglia viva e partecipe – il figlio Rodolfo, la nuora Valentina e i nipoti Sara e Francesco – che accompagna questa indagine destinata a trasformarsi in un viaggio travolgente, quasi magico. La lettura restituisce con forza la sensazione di assistere a una trasformazione lenta, fatta di paure ma anche di aperture improvvise.

Mentre il governo e i media reagiscono con allarme, ipotesi di complotti e tentativi di controllo, la narrazione si colora di tensione, inquietudine e un pizzico di meravigliosa magia. L’ignoto, per il mondo adulto, è qualcosa da dominare o distruggere. Eppure, accanto a questo sguardo sospettoso, se ne affaccia un altro, radicalmente diverso, più accogliente e disarmante: è quello della giovane Sara, la prima a intuire la reale natura delle bolle. Per lei le bolle rosa non sono una minaccia ma presenze amiche, creature capaci di comunicare e curare attraverso la musica, il gioco, le vibrazioni emotive.

Nei suoi gesti e nelle sue parole il lettore percepisce una verità semplice e potente, che non ha bisogno di essere dimostrata: liberarsi dalle sovrastrutture e lasciarsi trasportare dallo stupore. Quando la bambina scompare improvvisamente, il mistero si infittisce e l’indagine scientifica si trasforma in un’avventura che conduce Leopoldo e i suoi cari tra segreti e rivelazioni inattese, in un crescendo narrativo dove magia e scienza, irrazionale e razionale, si intrecciano.

Sotto la trama principale pulsa con forza un’altra storia, forse più luminosa e toccante: quella raccontata dagli occhi dei bambini. Sara, con la sua sensibilità pura e istintiva, è il vero baricentro emotivo del romanzo. Attraverso di lei, e attraverso i piccoli che vedono nelle bolle delle amiche con cui giocare e volare, Perugini compie un gesto narrativo decisivo: invita il lettore a ricordare cosa significa guardare il mondo senza sospetto, senza paura dell’ignoto, senza la necessità immediata di spiegare tutto. Durante la lettura si avverte una nostalgia dolce, quella di uno sguardo infantile perduto ma anche la speranza che sia ancora possibile recuperarlo.

Come scrive la poetessa e scrittrice Luisa Patta nella prefazione, «l’opera di Alessandro Perugini riesce a tenere ben saldi i due emisferi del reale: il mondo visto dal punto di vista dei bambini e il mondo visto dal punto di vista dei grandi». Questa affermazione è una chiave critica calzante per la comprensione dell’opera ed è anche il punto da cui partire per assaporare il romanzo pagina dopo pagina.

Alessandro Perugini non mette in conflitto questi due mondi: li fa convivere, li intreccia, li costringe a guardarsi. Il mondo degli adulti, segnato da responsabilità, paure, potere e rigidità morali, viene progressivamente attraversato e scalfito dallo sguardo dell’infanzia, che non nega il dolore ma lo attraversa con fiducia e immaginazione. Le bolle di sapone diventano così un simbolo emotivamente potentissimo: fragili in apparenza ma capaci di destabilizzare certezze granitiche.

È da questo equilibrio delicato che prende forma un romanzo sognante, in cui la narrazione adulta, carica di interrogativi su scienza, etica, potere e legalità, convive con una sottovoce luminosa e semplice: quella dei bambini. Nel loro mondo le bolle rosa giganti sono compagne di gioco, presenze con cui ridere e sentirsi al sicuro. Gli adulti, invece, si dividono, e con loro si divide anche il lettore: distruggerle o lasciarle vivere? Temere l’ignoto o accoglierlo? La forza del romanzo sta proprio nel non imporre una risposta ma nel lasciare che sia l’esperienza della lettura a orientare la scelta.

Alessandro Perugini costruisce ancora una volta una storia capace di sorprendere, attraversata da “un’ironia garbata” – così come l’ha definita la scrittrice e critica letteraria Maria Cecchetti nella postfazione – e animata da uno sguardo indulgente e partecipe sui vizi e sulle virtù umane. La lettura genera spesso un sorriso ed è un sorriso che nasce dalla consapevolezza, non dalla superficialità. Si ha la sensazione che la fantasia, in questo romanzo, non serva a fuggire dalla realtà, ma a renderla più sopportabile, più umana, più comprensibile. Anche i problemi più complessi sembrano affrontabili se osservati da un’angolazione diversa, quasi con la leggerezza di un gioco e la profondità di una fiaba.

Il mistero delle bolle di sapone magiche è una storia per piccoli e grandi, dove magia e scienza si intrecciano in un equilibrio delicato tra bene e male. La scrittura è evocativa, morbida, capace di colorare di rosa anche i pensieri più grigi, e di ricordare al lettore che, quando l’umanità sembra smarrire la ragione, forse la salvezza sta nel concedersi di sognare, di meravigliarsi, di ascoltare quella parte di sé che ancora crede nell’impossibile.

Alla fine, il romanzo lascia al lettore una scelta che è anche un invito intimo e personale: continuare a guardare il mondo con diffidenza o permettersi di essere attraversati dalla meraviglia. E mentre l’ultima bolla si allontana nel cielo, resta una sensazione persistente e commovente: la fantasia non è una fuga dalla realtà ma uno dei modi più autentici per imparare ad amarla.

Intervista con l’autore Alessandro Perugini

Questo romanzo ha avuto una genesi ben precisa. Mentre scrivevo la tesi di laurea nella Biblioteca Nazionale di Firenze ho notato che nei computer in pausa degli altri studenti apparivano sullo schermo bolle di sapone che cambiavano colore continuamente e sbattevano ai lati dello schermo come palle di biliardo cambiando direzione. Mi sembravano imprigionate come pesci dentro un acquario. Mi sarebbe piaciuto che uscissero dai computer e volassero nella sala della biblioteca riempendola di colore e allegria. Ho pensato di farle uscire io e di renderle protagoniste dell’invasione di una città immaginaria. Per poter viaggiare per molto tempo nel cielo dovevano essere resistenti e avere una vita più lunga di quella delle normali bolle di sapone. Per essere protagoniste di questa storia fantastica hanno avuto poteri speciali e incredibili. Così nella vita anche il profumo impercettibile di un fiore può assumere un valore forte e profondo.

Purtroppo si tende spesso a conferire alla realtà un significato razionale a tutti i costi, ma è bello qualche volta lasciarsi trasportare dalla fantasia. Pensiamo per esempio alla luna. Per un astronomo è un corpo celeste. Per poeti romantici come Leopardi ed Holderlin è un’interlocutrice alla quale rivolgere i propri pensieri. Il tentativo di interagire con la bolle di sapone giganti risulta molto difficile perché si ricorre solo alla logica, senza sforzarsi di comprendere che le bolle magiche sono qualcosa che rompe gli schemi adottati dal genere umano. L’avvento delle bolle in città apre la porta a tante ipotesi suggestive sulla loro natura. Tra gli scienziati che studiano il mistero delle bolle di sapone magiche si distingue il professor Leopoldo Camilli perché non si rifugia nelle nozioni scientifiche, ma lascia spazio alla fantasia e allo stupore. Prima di catturarle e distruggerle assecondando le richieste di molti politici, vorrebbe provare a dialogare con loro e capire se la loro presenza può portare ad eventi positivi non solo per il genere umano, ma per l’intero pianeta.

Sono poeta oltre che scrittore. La poesia ha un linguaggio trascendentale nel senso più laico del termine e riguarda aspetti dell’esistenza con una sensibilità che sfugge alla vita spesso priva di interessi profondi. Le bolle di sapone magiche invadono una città, ma appartengono a una sfera irrazionale e non spiegabile a tal punto che vengono definite magiche. Così ho immaginato che si esprimessero con un linguaggio non comune che è quello della poesia. Le filastrocche accompagnano le loro apparizioni come le colonne sonore seguono le scene di un film divenendo elementi inscindibili. I bambini adorano queste filastrocche e le imparano a memoria.  

I bambini hanno la mente più aperta degli adulti. Sara in particolare dimostra una sensibilità che la conduce a un idillio con la natura e ad essere sempre pronta ad accogliere le novità con interesse. È l’unica che si sforza di dialogare con le bolle di sapone magiche, provando simpatia per quegli esseri colorati e misteriosi. Le bolle sentendosi amate instaurano un rapporto speciale con Sara. Gli adulti invece non si fidano delle bolle di sapone magiche e temono che possano costituire un pericolo. I politici vorrebbero accattivarsi la simpatia delle bolle, sperando di dominare la scena pubblica con il loro aiuto. Penso che la maggior parte dei bambini crescendo perda la voglia di mettersi in gioco fino in fondo e abbia paura di rischiare. Quando i bambini immaginano a cosa faranno “da grandi” prospettano tante possibilità, che con il tempo vedono svanire davanti a loro.

Direi che il sospetto e la paura non appartengono solo al periodo contemporaneo, ma sono caratteristiche di ogni epoca. I governi sono spesso contrari ai cambiamenti per paura di perdere il proprio potere. Con le invasioni barbariche c’è stato uno sconvolgimento che ha portato alla perdita di privilegi per chi era al potere e inizialmente a una situazione di pericolo e inquietudine per le popolazioni fino alla definitiva integrazione dei barbari. Lo stesso fenomeno si verifica con i migranti oggi. Le bolle di sapone magiche compaiono all’improvviso in città e le loro apparizioni avvengono nei momenti e nei posti inaspettati.

Il lettore accompagnerà le incursioni delle bolle scoprendone la natura

Spero che le bolle di sapone magiche rimangano nel cuore dei lettori e chiudendo gli occhi si immaginino di farle volare dove vogliono, vicino a loro per avere freschezza, vivacità e la voglia di sognare e di meravigliarsi o accanto a persone sole che hanno bisogno di aiuto. Mi piace pensare che le bolle di sapone magiche escano dal libro ed entrino nelle stanze dei lettori portando allegria, profumi e filastrocche armoniose. Mi auguro che le bolle di sapone magiche accompagnino la vita dei lettori oltre le pagine del romanzo. Le persone che incontrano le bolle di sapone magiche nel libro ne sono influenzate e sono costrette a confrontarsi con la realtà in modo diverso. Chissà che non rimanga qualcosa anche nell’animo dei lettori.


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Una risposta a “La leggerezza della meraviglia: “Il mistero delle bolle di sapone magiche” di Alessandro Perugini”

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