Ci sono libri che ti fanno riflettere, libri che ti fanno ridere, e poi c’è Le mie sorelle erano innamorate di Andrea Giordana (e io no). Una guida alla felicità di Nicoletta Romanelli, che riesce, con una grazia assolutamente personale, a fare entrambe le cose senza mai prendersi troppo sul serio. Un libro che, tra ironia e introspezione, mescola incontri surreali, riflessioni profonde e un’incessante ricerca di sé, imparando a ridere dei propri errori e delle stranezze della vita lungo la strada verso la consapevolezza.
Giunta alla boa degli anta, un po’ sballottata dalle correnti dell’esistenza, la nostra eroina decide di mettersi in cammino per capire che cosa significhi davvero essere felici. È un percorso disincantato, lucido, spesso esilarante, che si apre con un interrogativo quasi antropologico: come mai lei, a differenza delle sue sorelle e di mezza Italia, non è mai stata soggiogata dal fascino del giovane Andrea Giordana nei panni del Conte di Montecristo negli anni ’60?
È forse da quella differenza originaria, da quel non allinearsi ai modelli preconfezionati, che nasce la sua irrefrenabile tendenza alla ricerca? Probabile. Ed è proprio questa divergenza iniziale a regalarci una narrazione acuta e irresistibile, capace di passare dall’autobiografia al teatro dell’assurdo con una naturalezza sorprendente.
Nel suo pellegrinaggio verso la Beatitudine (con la B maiuscola, s’intende), “l’Aspirante Felice” incontra personaggi che sembrano usciti da un mondo surreale tra saggezza esotica e comicità: santoni indiani dall’aura luminosa ma dagli orari impossibili, medici ayurvedici che promettono miracoli e intanto prescrivono infusi improbabili, cartomanti che leggono il futuro con un’allegria sospetta, dispensatori di felicità tutti rigorosamente pronti a trasformarsi nel contrario di ciò che sembravano.
E proprio qui sta la forza del libro: Romanelli racconta l’umana fragilità con un’ironia intelligente e una leggerezza che diventano immediatamente contagiose. Il lettore ride, sì, ma spesso ride di sé stesso: perché quel bisogno di risposte, quella tensione verso una felicità quasi metafisica, appartengono un po’ a tutti noi. Il testo inoltre è arricchito da una preziosa prefazione di Alessandro Quasimodo nella quale si legge:
«L’Autrice “Aspirante Felice” ci coinvolge immediatamente nel racconto della sua personale esperienza… un viaggio alla ricerca della “beatitudine che proviene dalla conoscenza di se stessa”: affrontiamo capitolo dopo capitolo le tappe di un percorso interiore che vorrebbe portare, attraverso le più svariate pratiche di autocoscienza e autoconsapevolezza, alla scoperta della Verità nascosta in chissà quale remoto recesso della psiche. Senza indugi né reticenze l’appassionata “Ricercatrice della Beatitudine” descrive incontri fortuiti e appuntamenti organizzati scrupolosamente, che si trasformano però nel contrario di quanto ci si aspettava, studi approfonditi e ricerche filologicamente ineccepibili… insomma la faticosa e insidiosa strada verso la Verità.»
Il risultato complessivo è una lettura scorrevole, curiosa, attualissima, dedicata a chiunque senta – con o senza Andrea Giordana – la necessità di una maggiore consapevolezza di sé, dei propri limiti, dei propri sogni. E soprattutto a chi si interroga ancora su una domanda antica quanto l’uomo: esiste davvero la felicità assoluta?
Nicoletta Romanelli non pretende di dare una risposta definitiva ma ci accompagna, con grazia e una buona dose di umorismo, a scoprire da che parte iniziare a cercarla.
Buona lettura: la felicità potrebbe essere nascosta proprio tra queste pagine!
