Città di luci e ombre, bellezza che rapisce e incanta, Roma è teatro di grandi passioni e piccoli inganni, di amori nascosti e verità taciute. In questo scenario affascinante e ambiguo si muove Priscilla, carismatica e spregiudicata “regina d’Egitto” dei nostri tempi, alle prese con un matrimonio ormai stanco, un’azienda editoriale di successo e una relazione clandestina con il socio Claudio. Una routine perfetta fino al giorno in cui Enea, giovane scrittore dall’anima inquieta, entra nella sua vita. Tra sguardi rubati, fughe improvvise e incontri al confine tra luce e ombra, nasce una passione travolgente che sembra scritta nel destino. Ma a Roma nulla resta nascosto troppo a lungo. Ombre minacciose iniziano a insinuarsi nella loro storia, e i romantici vicoli della città sembrano tingersi di sospetto e inquietudine. Quanto è disposto a rischiare il cuore per una verità che potrebbe distruggere tutto?

Intervista con l’autrice Daniela Alampi

Come si è accesa la scintilla creativa per la scrittura del tuo nuovo romanzo Nel nome di Iago e quali temi chiave hai voluto intrecciare, a partire da un titolo così carico di ambiguità e suggestione? 

Le mie storie attingono sempre alla realtà anche se poi la fantasia le fa deviare su un binario diverso. In passato ho incrociato un novello Iago che ha provato a rendere difficile un’amicizia importante ed ho usato qualche sua caratteristica per la storia. Iago è un personaggio affascinante, pieno di contraddizioni, e incarna alla perfezione il ruolo del falso amico. Ha successo perché tesse la sua tela con lusinghe e complimenti senza alcuno scrupolo. Il titolo omaggia Shakespeare, il creatore del personaggio, e accenna al nocciolo del rapporto particolare che la mia protagonista, Priscilla, intreccia con il suo socio in affari. Temi chiave sono fiducia e sospetto 

Nella protagonista Priscilla convivono fascino, razionalità, spregiudicatezza: che tipo di personaggio femminile hai voluto offrire ai lettori e quale trasformazione interiore la attende? 

Priscilla è una donna del nostro tempo, acuta e intelligente, non da troppo spazio all’esternazione dei propri sentimenti e questa è la sua forza, la sua corazza protettiva. Allo stesso tempo è la sua debolezza perché quando l’armatura si incrina non è in grado di gestire la propria fragilità emotiva. E finisce per pagare il prezzo della sicurezza. Un archetipo femminile reale perché ancora oggi le donne sono più esposte ai giudizi, vittime sacrificabili sull’altare del pensiero comune che le vede incasellate in stereotipi non sempre benevoli. Una protagonista che non fa della simpatia il suo fil rouge. 

Il desiderio, fisico ed emotivo, attraversa la storia come un filo incandescente: è una forza liberatoria o una trappola dorata? E quanto è pericoloso lasciarsi travolgere quando in gioco c’è tutto? 


Il desiderio è la tentazione principale, la molla che genera tutto. Nella mia storia ognuno dei protagonisti ha qualcosa da perdere nel cedere alle proprie tentazioni deragliando su una strada pericolosa. Ma è anche intrigante percorrere strade sconosciute tenendo per mano la persona giusta. Non è solo il desiderio a stravolgere le loro vite, è il gioco nascosto e subdolo di Iago, un contraltare quasi fisico se vogliamo. Una gabbia dalle sbarre invisibili, senza chiave però.

Cosa rende un amore davvero “degno di essere vissuto”, anche quando porta con sé dolore e perdita, e quanto questa domanda ha orientato la scrittura del romanzo? 

È una domanda difficile. Personalmente credo che la risposta cambi con l’esperienza e, perché no, con l’età. Soprattutto perché è il concetto di amore che cambia, un arcobaleno nel quale ciascuno sceglie il colore che più lo attrae nel momento in cui si manifesta. Nella storia è passione più che amore, non c’è il tempo per stratificare un sentimento che ne ha bisogno. È desiderio: di possesso, di passione, di controllo.
Dolore e perdita sono una conseguenza naturale del vivere. Quanto vogliamo puntare sul tavolo da gioco dipende da noi. 

Raccontare passioni segrete e verità scomode significa anche guardarsi dentro: hai mai avuto la sensazione che questo romanzo ti stesse restituendo qualcosa di te stessa che non ti aspettavi? 

Capita tutte le volte che prendo la penna in mano per raccontare! È un dovere dei miei personaggi che prendono da me qualcosa per prendere vita. Cosi i ricordi personali o presi in prestito si mescolano alla fantasia per creare storie vere o verosimili. Da ‘Nel nome di Iago’ mi aspettavo un ritratto di donna a tutto tondo, senza sconti e senza schiacciare l’occhio alla simpatia a tutti i costi. Non mi aspettavo che, alla fine, avrei parteggiato per lei. 

Chi sono, secondo te, gli “Iago” dei nostri tempi: figure ancora apertamente manipolative o volti insospettabili nascosti dietro dinamiche quotidiane e seduzioni silenziose? 

Iago è un manipolatore accorto, si finge amichevole per raggiungere i suoi scopi. Oggi come ieri sono le persone esterne a una relazione che riescono a cogliere i segnali. Il vero pericolo è quando la manipolazione, insoddisfatta, sfocia in violenza. Per citare ancora la tragedia di Shakespeare, Iago si trasforma in Otello. 

Cosa troveranno di diverso o inaspettato i lettori affezionati rispetto ai tuoi libri precedenti, e in che modo questo romanzo segna un’evoluzione nella tua scrittura? 

Non mi sono ancora dedicata a una serie o a un genere anche se alcuni personaggi ritornano e sono in cantiere due nuove storie: una con i protagonisti di ‘Come ammazzare il primo amore’, l’altra con Isadora, l’eroina de ‘Il talismano di zagara’.
Magari un pizzico di sentimentalismo in più, credo per l’età che avanza! Quello che accomuna le mie storie è il volere indagare ciò che si nasconde dietro le maschere, il nostro lato oscuro che ci accompagna e ci definisce anche nella luce. Tutto con ironia, senza prendersi mai troppo sul serio.


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