Con il suo nuovo romanzo La seminatrice di coraggio (Tre60 edizioni, 2025) Antonella Desiree Giuffrè ci conduce tra le pieghe più intime e dimenticate della Grande Guerra, scegliendo come protagoniste le donne. Al centro della storia c’è Maria Roccaforte, giovane maestra costretta a reinventarsi tra i monti Iblei, in una Sicilia bellissima e aspra, lacerata dalla guerra e dalle disuguaglianze.
Con grande delicatezza e profondità, l’autrice intreccia il racconto di una terra ferita con quello di un risveglio collettivo, dando voce alle “Seminatrici di coraggio”, donne straordinarie che seppero trasformare la solitudine in forza e la speranza in lotta. Ne parliamo con l’autrice, per scoprire com’è nato questo racconto potente e necessario.
Buongiorno Antonella Desireè, ci racconti, qual è stata la scintilla che l’ha spinta a immaginare la trama de La seminatrice di coraggio, e perché ha voluto dare voce a questa parte della Storia?
La scintilla che ha dato vita a questo romanzo è sicuramente stata la ricerca. Il desiderio di voler scavare nella Storia per poter dare voce alle azioni dimenticate – quelle che hanno cambiato il corso degli eventi e che, tuttavia, si sono perdute nella memoria collettiva -, ha fatto sì che le vicende di questo grande movimento femminile, quello delle seminatrici di coraggio, giungessero a me attraverso la documentazione ritrovata: gli Archivi Storici, in particolar modo quello Militare, hanno rappresentato le fonti principali a cui ho attinto per dare vita alla storia di Maria Roccaforte, la mia protagonista, e ai numerosi personaggi che la circondano. Nella società in cui viviamo, oggi più che mai ritengo sia necessario conoscere la loro storia nella Storia, affinché possa ispirare e alimentare la nostra propensione alla pietas: quella capacità innata di voler portare conforto e consolazione a chi ci circonda.
Come mai ha scelto di ambientare il romanzo nella Sicilia della Prima Guerra Mondiale, un contesto poco esplorato, e come ha fatto a restituire con tanta autenticità la vita difficile delle campagne e delle donne di quel periodo?
Il passato ha costruito il nostro presente. Il nostro presente determina il futuro che ci attende. I ruoli che oggi ci definiscono, il senso di ciò che ci circonda, sono il frutto di quello che nel tempo si è seminato: ritengo sia dunque non utile, bensì assolutamente necessario conoscere a fondo le motivazioni degli eventi che hanno preceduto ogni forma di cambiamento; e questo indipendentemente dal nostro credo politico o religioso. La Prima Guerra Mondiale ha gettato le fondamenta di innumerevoli trasformazioni nel nostro Paese: dalla lotta per l’emancipazione femminile a quella per il diritto all’istruzione. L’importanza dei temi trattati ha richiesto costanti ricerche per una ricostruzione autentica dei gesti, delle abitudini, dei sacrifici e delle sfide vissute da queste donne che non si sono risparmiate per sostenere la causa, essere di aiuto ai loro uomini al fronte e sopravvivere alle avversità della fame e della mafia.
Maria Roccaforte è una protagonista tanto potente quanto profondamente umana: cosa rende questo personaggio così memorabile e capace di emozionare il lettore contemporaneo?
Immagino che il merito sia quella sua forza di volontà che la spinge a rialzarsi dopo gli errori commessi, a dispetto delle sconfitte e delle prove da superare. Anche Maria, esattamente come gli altri personaggi che la circondano, sbaglia e si sente sopraffatta dalle sue emozioni; eppure va avanti: diventa una guida per le altre donne proprio perché lei è, per l’appunto, come le altre donne. Spesso si ritrova costretta a compiere delle scelte, delle rinunce, e questo la rende ancora più combattiva; un’eroina tra le eroine, una donna comune tra le donne comuni che hanno scritto la parola inizio al cambiamento futuro, migliorando il presente in cui vivevano.
Donne come Maria, Sofia, le contadine e le “madrine di guerra” combattevano su fronti diversi e intrecciati, ma unite da un coraggio e una resilienza straordinari: quali lezioni possono offrirci ancora oggi, e come possono ispirare le nuove generazioni di donne nel 2025?
Questa è una domanda che mi sono posta spesso durante la stesura de La seminatrice di coraggio, e ogni volta si accendeva in me una risposta diversa, perché diverse erano le scene – di conseguenza le donne – da cui potevo trarre un prezioso insegnamento: l’importanza del bene comune che a volte trascende quello personale, il valore del rispetto per se stessi indipendentemente dal parere esterno; il senso dell’unione che può fare la differenza. La Storia si ripete nella storia, quella di ognuno di noi: la guerra dei grandi campi di battaglia spesso si riflette in lotte invisibili che determinano la vita di chi ci circonda. Ebbene, le seminatrici di coraggio mi hanno insegnato quanto delle mani unite possano muovere un intero Paese verso qualcosa di costruttivo; allo stesso tempo, le madrine di guerra mi hanno ricordato quanto la forza della parola, a volte, possa cambiare le sorti di qualcuno che attende soltanto una voce amica per ritrovare la voglia di vivere.
Esistono oggi, secondo lei, delle “seminatrici di coraggio” contemporanee, e se sì, come e dove possiamo riconoscerle nelle sfide del nostro tempo?
Credo che in ognuno di noi risieda una seminatrice di coraggio. Le dinamiche dell’animo umano non conoscono lo scorrere del tempo; l’empatia, il bisogno di aggrapparsi a qualcosa o qualcuno per superare un momento difficile, la voglia di riscatto: sono elementi astratti che tuttavia muovono da sempre le nostre azioni. E dunque fatti concreti come la condivisione delle proprie esperienze e possibilità con gli altri, ci rende tali: insegnanti, infermiere, operatrici nel servizio pubblico, giornaliste, artiste, amiche, madri, sorelle… sono soltanto alcuni dei ruoli che oggi rivestiamo e che potrebbero infondere coraggio lì dove ce n’è bisogno. Dai piccoli gesti quotidiani – una mano tesa al momento opportuno – al sociale – come appartenere a un’organizzazione mirata al bene comune -, può davvero fare la differenza e renderci seminatrici di coraggio d’ogni epoca.

Quale messaggio centrale spera che i lettori custodiscano dopo aver chiuso le pagine de La seminatrice di coraggio?
Mi auguro che questa storia possa ricordarci quanto sia importante conoscere le lotte passate per comprendere appieno il valore del presente. La Storia Italiana è molto più di ciò che ci è pervenuto fino a oggi: è memoria che merita di essere riscoperta attraverso la ricerca, la ricostruzione di documenti sepolti e sì, anche attraverso quel senso di appartenenza che oramai tendiamo spesso a sminuire e dimenticare.
Infine, spero con tutto il cuore che aver fatto conoscere a più persone la storia di queste donne incredibili nella loro forza e semplicità, abbia anche lasciato a qualcuno di loro un piccolo seme da custodire per sempre tra le pagine della vita: un messaggio di sorellanza e resilienza. La certezza che i miracoli avvengono lì dove c’è speranza e che il coraggio, in realtà, va coltivato giorno dopo giorno… nonostante tutto.

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