Se pensate che l’amore, quello con la A maiuscola, quello che ti scompiglia i capelli e pure la vita, sia roba da ventenni, allora vi conviene fare un salto nel romanzo Ma perché non sono nata in Svizzera di Nicoletta Romanelli e magari portare con voi una tazza di tè (o un Negroni, a seconda del mood), perché questa storia vi farà ridere, sospirare, riflettere… e poi ridere di nuovo. Con gusto.
Lucrezia è una calligrafa sì che vive una vita apparentemente da copertina: lavoro creativo, compagno adorante, casa di ringhiera super chic. Ma ecco che all’orizzonte si profila l’inquietante, temutissimo traguardo dei cinquanta anni. Ed è proprio lì, tra candeline e bilanci, che Nicoletta Romanelli piazza la sua bomba ad orologeria narrativa: Il detonatore? Una di quelle cene di classe-reunion da cui tutti cercano di scappare… ma a cui Lucrezia partecipa. E lì, tra ex compagni e aneddoti scolastici stantii, fa il suo ingresso in scena il figlio giovanissimo e irresistibilmente bello del suo ex-fidanzatino del liceo. Avete capito bene: il figlio. Occhi magnetici. Sguardo che promette guai.
Il risultato? Una storia d’amore ad alto voltaggio, dove le farfalle nello stomaco convivono con l’acidità da perimenopausa e le paranoie da “non sono più quella di una volta… o forse sì?”. Un’altalena di emozioni che ci tiene incollati pagina dopo pagina.
La forza di questo brillante romanzo non è solo nella trama ma soprattutto nello brillante, ironico e assolutamente irresistibile della Romanelli, che scrive con una naturalezza e leggerezza travolgenti: sa come accarezzare e stuzzicare il lettore allo stesso tempo, anche quando tocca temi universali come il tempo che passa, il corpo che cambia e l’ansia da “e ora che ne sarà di me?”, non lo fa mai con pesantezza. Anzi, la risata è sempre dietro l’angolo, spesso accompagnata da una colonna sonora perfettamente centrata.
Già, perché ogni capitolo – in perfetto stile Romanelli – si apre con un brano musicale, che sia un classico intramontabile o un pezzo anni ’60, scelto non come semplice sottofondo, ma come vera e propria cassa di risonanza emotiva. È come se le emozioni di Lucrezia avessero bisogno di una colonna sonora, magari una sinfonia o una vecchia hit di Mina, per esprimersi a pieno volume. Spoiler: funziona alla grande. E regala alla lettura un’atmosfera coinvolgente, quasi cinematografica.
“Ma perché non sono nata in Svizzera?” è il romanzo perfetto da infilare in borsetta, ma anche da leggere sotto il piumone: si legge d’un fiato, fa compagnia, e ogni tanto ti fa anche venir voglia di scrivere una lettera a mano, magari a quel tizio del liceo che non hai mai dimenticato. È una storia che ci ricorda quanto l’amore, a qualunque età, possa ribaltare la vita come un calzino, e farci sentire di nuovo vivi, vulnerabili, folli.
Con un’ironia che riscatta ogni possibile cliché romantico, Romanelli ci regala una commedia brillante, profondamente italiana, autenticamente femminile, che si muove in una Milano sfaccettata, elegante, misteriosa e sorprendentemente romantica.
Un mix travolgente di emozioni, musica, risate e colpi di scena, raccontato da una penna che sa divertirsi, e divertirci, anche quando parla di crepe, rughe e sogni che bussano alla porta quando meno te lo aspetti.
In una parola: irresistibile. In due: sceneggiatelo subito!
