L’ordine delle verità, Iolanda Sorda, Graus Edizioni 2025, 168 pp.
Gabrielle crede di conoscere il proprio destino: una vita serena a Barsiago, un’amicizia fidata, un amore sincero. Ma quando Samuele scompare nel nulla e un incidente inaspettato riporta alla luce segreti sepolti, ogni certezza crolla. Chi è davvero John Gilbert? Quali verità si nascondono dietro il suo sguardo rassicurante? Tra inganni, passioni e rivelazioni sconvolgenti, L’Ordine delle verità intreccia sentimenti e misteri, trascinando il lettore in una ricerca implacabile di risposte. Perché alcune verità, una volta scoperte, cambiano tutto.
L’Ordine delle verità è un romanzo che sfugge alle definizioni tradizionali, intrecciando atmosfere da giallo, tensioni psicologiche e dimensione intimista. Iolanda, ci racconti di quel momento in cui è scattata la scintilla creativa, e a quale genere appartiene questo libro così ricco?
Ciao Maria Laura, la scintilla è nata in un momento molto forte e intenso della mia vita. Avevo un’esigenza profonda di esprimere ciò che provavo, di dare un nome e una forma a emozioni che mi attraversavano. Così è nato L’Ordine delle verità: non da un’idea razionale, ma da un’urgenza emotiva.
I generi che si intrecciano nella storia – il giallo, il mistero, la tensione psicologica e la dimensione più intima – non sono stati una scelta strategica, ma il riflesso naturale di ciò che avevo bisogno di raccontare. Ogni sfumatura narrativa è nata dal desiderio di parlare a persone diverse, su piani diversi: a chi cerca una trama avvincente, a chi ama scavare nella psicologia dei personaggi, e a chi, semplicemente, ha bisogno di sentirsi meno solo nelle proprie emozioni.
Se dovessi definire il genere, direi che è un romanzo “di verità”, non solo nel titolo ma nell’intenzione: una verità che non è assoluta, ma personale, sfaccettata, spesso nascosta – proprio come accade nella vita.

La protagonista Gabrielle attraversa una metamorfosi profonda, rompendo certezze e ridefinendo se stessa: come ha costruito questo suo cambiamento come donna e in che modo incarna una forma di emancipazione non solo affettiva ma anche esistenziale?
Gabrielle è nata dal desiderio di raccontare una donna nella sua interezza: non una figura idealizzata o isolata, ma una donna reale, immersa nella complessità della vita, nei suoi legami, nei ruoli familiari. Non volevo raccontare un’emancipazione che si costruisce sulla fuga o sul distacco, ma un cammino di trasformazione che avviene dentro la vita, senza rinunciare alla sua essenza affettiva e relazionale.
Il cambiamento di Gabrielle si costruisce attraverso una continua e ostinata ricerca della verità. È proprio questa sua necessità – quasi viscerale – di andare fino in fondo, di non accontentarsi delle apparenze, che la rende diversa e che la fa crescere. È una donna che decide di guardare in faccia la verità, anche quando fa male. E in questo processo diventa sempre più consapevole di sé.
La sua emancipazione, quindi, non è solo affettiva – nel senso di liberarsi da legami che non la rappresentano più – ma profondamente esistenziale: è la costruzione di una nuova identità basata sull’autenticità, sulla libertà di pensiero, sulla forza di scegliere. Gabrielle non cerca risposte assolute, ma vuole comprendere, ricostruire il senso, fare luce. E questa sete di verità è ciò che la trasforma profondamente, rendendola una donna finalmente padrona della propria storia.
Parliamo dell’ambientazione: Barsiago. Com’è nato questo spazio narrativo e quale significato assume nel percorso di identità e smarrimento di Gabrielle?
Barsiago è una cittadina immaginaria, creata appositamente per il romanzo. Ho voluto che questo luogo non fosse legato a una realtà specifica, ma che fosse piuttosto uno spazio simbolico, dove le emozioni e le trasformazioni di Gabrielle potessero svolgersi libere da vincoli geografici concreti. Anche il nome, frutto della mia fantasia, vuole suggerire qualcosa di familiare ma allo stesso tempo indefinito, quasi sospeso tra realtà e immaginazione.
Nel percorso di Gabrielle, Barsiago rappresenta la parte di sé ancora ingenua, legata alle radici familiari e a un’identità non ancora pienamente consapevole. È il luogo in cui la protagonista vive ancora dentro una struttura protettiva, che la trattiene in una dimensione di sicurezza apparente, ma che al contempo limita la sua crescita personale.
Questa ambientazione diventa quindi uno specchio del suo smarrimento: Barsiago è la casa, il passato, la comfort zone da cui Gabrielle deve staccarsi per scoprire chi è davvero e per costruire la propria autonomia emotiva ed esistenziale. È un luogo che accoglie ma che richiede anche di essere lasciato alle spalle, un passaggio obbligato verso la rinascita.
John Gilbert è un personaggio magnetico e enigmatico: cosa rappresenta questo personaggio e come lo racconterebbe ai lettori senza svelare troppo della trama?
John Gilbert è la parte più affascinante e complessa dell’essere umano: quella dell’ambiguità, del mistero che attira ma al tempo stesso mette in guardia. È un uomo che non si lascia definire facilmente, che vive tra luci e ombre, tra certezze e zone d’ombra. In lui si riflettono le contraddizioni di tutti noi, le sfumature che rendono una persona reale e intrigante.
Senza svelare troppo, posso dire che John rappresenta un confronto inevitabile per Gabrielle, un catalizzatore delle sue paure e delle sue speranze. È qualcuno che spinge a guardare oltre le apparenze e a mettere in discussione ciò che si credeva certo, diventando così un elemento fondamentale nella sua trasformazione.
John è quel personaggio che incarna la complessità dei rapporti umani, con tutte le tensioni e le ambivalenze che ne derivano. Il lettore lo percepisce come magnetico proprio perché riesce a rimanere sempre un po’ sfuggente, lasciando spazio all’immaginazione e al dubbio.
Il romanzo ci ricorda che alcune verità, una volta scoperte, cambiano ogni cosa: secondo lei, qual è il vero prezzo della verità e quale riflessione desidera lasciare al lettore attraverso la storia di Gabrielle?
Per me, la verità e la menzogna sono due facce della stessa medaglia. La verità spesso ferisce, scardina le nostre certezze e ci costringe a confrontarci con aspetti di noi stessi o degli altri che vorremmo evitare. La menzogna, invece, a volte può assumere una funzione protettiva: è un modo, anche se fragile, per preservare chi amiamo o per difenderci da dolori troppo grandi.
Il vero prezzo della verità è quindi la perdita dell’innocenza, l’apertura a un cambiamento inevitabile che può essere doloroso ma anche necessario. Scoprire la verità significa rompere gli equilibri precari e mettersi in cammino verso una nuova consapevolezza, che può portare alla liberazione ma anche a momenti di smarrimento.
Gabrielle, nella sua evoluzione, affronta questa verità con coraggio, riconoscendo anche le sue fragilità e accettandole come parte integrante del suo essere. È proprio questo riconoscimento delle proprie debolezze che la rende autentica e capace di rinascere.
Attraverso la sua storia, desidero lasciare una riflessione sull’importanza di avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, anche quando è difficile. Solo accettando la verità si può davvero ricostruire se stessi e vivere con autenticità. E soprattutto, voglio ricordare che la verità non è mai un punto di arrivo definitivo, ma un percorso in continua evoluzione, capace di trasformarci e farci rinascere.
Una volta chiusa l’ultima pagina, cosa si augura che resti nel lettore: una domanda, un’emozione, un’inquietudine, una nuova consapevolezza?
Credo che ognuno di noi, quando legge un libro, lo attraversi portando con sé il proprio vissuto, le proprie domande, il proprio modo di sentire. L’Ordine delle verità non vuole offrire risposte preconfezionate, ma aprire spazi interiori: spero che chi è in cerca di qualcosa – una verità, un’emozione, un senso – possa trovarlo in queste pagine. Che chi vuole commuoversi, riflettere o semplicemente lasciarsi trasportare dalla storia, riesca a farlo.
Mi auguro che resti dentro al lettore una traccia: una piccola ferita che si apre o si richiude, una scintilla che illumina, un dubbio che continua a risuonare. Se il romanzo riesce a toccare anche solo una corda profonda, a far sentire meno soli o più compresi, allora ha davvero raggiunto il suo scopo.
Gabrielle è un personaggio che cambia, che cade e si rialza. E forse il messaggio più forte è proprio questo: possiamo attraversare il dolore, lo smarrimento, l’incertezza… e uscirne trasformati. Se anche un solo lettore, leggendo l’ultima pagina, si sentirà meno fragile o più autentico, allora avrò fatto il mio dovere di scrittrice.

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