
L’inizio è alla fine, David Redoschi, 2024, 230 pagine
La vita a volte arriva a un punto che sembra segnare la fine, ma in realtà può essere solo l’inizio di un nuovo capitolo. C’è sempre una scintilla che può accendere la consapevolezza di trovarsi su una strada diversa, ed è fondamentale riconoscere questo momento e lasciarsi guidare verso una nuova direzione, un nuovo inizio.
Così, il protagonista, ormai avanti con gli anni, si trova a vivere un grande cambiamento nella sua vita, ma non lo affronta da solo: è guidato e sostenuto dall’amore e dalla tenerezza di una sorpresa che invade la sua anima: l’ingenuità e la spontaneità di un bambino, suo nipote.
Questo romanzo rappresenta un manifesto al grande cambiamento che la vita può riservare. Un’opportunità per celebrare la bellezza del legame tra un nonno e suo nipote. Attraverso i loro occhi, scopriamo la magia di una connessione profonda e indissolubile. Una storia che celebra la forza trasformatrice dell’amore ricordandoci che la vita nasconde tesori inestimabili.
Buonasera David, scrivere questa storia è stato, in qualche modo, anche un confronto con la sua età e cosa l’ha spinta a mettere nero su bianco?
La storia non è un’autobiografia e non ha nulla a che vedere con la mia vita o la mia personalità (sono stato molto diverso da Pietro come manager).
È una fiction pura, che però è stata arricchita da momenti e sentimenti veri. Ed è proprio questo che dà alla storia un carico emotivo e una connessione particolare con i lettori: perché i sentimenti sono autentici, vissuti da persone reali, e nascono da esperienze vere.
Ho voluto celebrare questo bellissimo rapporto tra un nonno e il suo nipotino, e ho trovato in questa struttura di fiction arricchita da momenti veri il modo giusto per esprimere i sentimenti profondi di questo legame speciale.
Quanto c’è della sua esperienza personale in questo legame e che cosa le ha insegnato l’incontro tra generazioni diverse?
Devo ammettere che un po’ della mia esperienza personale, sia nel rapporto con mio nonno sia in quello con mio figlio, è presente nel legame tra Pietro e Luca. Anche se i momenti più memorabili vissuti con mio nonno li ho avuti a un’età più avanzata rispetto a quella di Luca, ho cercato di attingere ai ricordi, alle sensazioni e ai sentimenti di quel rapporto. In Luca, invece, ho riflesso alcuni ricordi divertenti del mio rapporto con mio figlio – e anche con mia figlia – quando erano piccoli.
Riguardo alle diverse generazioni, c’è sempre qualcosa che una può imparare dall’altra: il modo di pensare è diverso, così come l’angolo da cui si guarda il mondo, e anche il modo di far ridere cambia. Credo che nel libro questi momenti emergano chiaramente, non solo nel rapporto tra Pietro e Luca, ma anche nel loro rapporto con Anna, moglie di Pietro e nonna di Luca, e nelle interazioni tra tutti loro con Alessandra, la figlia di Pietro e mamma di Luca.
Nel libro si respira un invito delicato ma potente: imparare a rallentare, a restare nel presente. Come vede oggi questa difficoltà a “fermarsi” e cosa ci stiamo perdendo nel rincorrere sempre il domani?
Grazie, questo è un tema che ho voluto esprimere e mettere in discussione. In generale, alle persone manca proprio il sentimento di felicità a causa dell’incapacità di vivere, godere e assorbire pienamente la felicità del momento presente. Il modo in cui viviamo oggi ci spinge a pensare costantemente al prossimo passo, come se il presente fosse già passato. E, secondo me, questo genera emozioni tutt’altro che sane, come ansia, frustrazione e stress. Imparare a vivere e godere il presente è, a mio avviso, una vera fonte di felicità. È facile? No. Ma dovrebbe essere qualcosa che tutti noi dovremo ricercare.
“L’inizio è alla fine” sembra sussurrare che non è mai troppo tardi per i nuovi inizi, o per scoprire qualcosa di sé. Se dovesse racchiudere il messaggio più profondo dell’opera quale sarebbe?
Io credo che il messaggio più profondo sia proprio nel titolo, L’inizio è alla fine, che ho poi cercato di sviluppare nella frase posta all’inizio del libro: ‘La fine di qualcosa è sempre l’inizio di qualcos’altro, bisogna cercare la nuova strada’. Questo è il manifesto del cambiamento che il libro propone.
Ci credo profondamente, anche per via delle diverse esperienze personali vissute in questo senso.
Poi c’è la seconda parte del messaggio, che nasce dal rapporto tra il nonno e suo nipotino: per raggiungere gli obiettivi legati al cambiamento, l’aiuto può arrivare da qualsiasi persona o direzione, e che l’amore e i valori sono strumenti fondamentali in questo percorso.
A chi ne consiglia la lettura e quale parte della storia pensa possa toccare il cuore del lettore, indipendentemente dall’età?
Credo che questo libro sia per tutti: per gli adulti che hanno voglia di spolverare alcune memorie, per chi è in un’età più avanzata e desidera ricordare quanto può essere bella la vita, per i giovani che cercano un messaggio di speranza e cambiamento, per i nonni e nipoti che si ricordano dei momenti magici vissuti tra di loro, anche per le coppie, perché c’è un messaggio importante sulla condivisione della loro vita. Insomma, emozioni, valori e riflessioni possono toccare persone diverse in momenti diversi. Direi che la cosa più importante è leggere il libro con il cuore aperto, pronti a ricevere questi messaggi.
Se dovesse scegliere una frase del libro che, più di ogni altra, sintetizza la sua filosofia di vita maturata nel tempo, quale sceglierebbe e perché?
Sicuramente: ‘La fine di qualcosa è sempre l’inizio di qualcos’altro, bisogna cercare la nuova strada’. Ma credo di poter usare anche un’altra frase, detta dal nipotino Luca: ‘Nonno, mangiamo la cioccolata con le dita, è più buona così!’ Perché nella vita bisogna conservare un po’ di quella ingenuità e leggerezza che i bambini sanno insegnarci.

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