Come è nata l’idea di scrivere Saki e il ritorno al tempio magico? E cosa rappresenta per lei la figura di questa volpina Inari?

Innanzitutto  grazie  mille  per  la  curiosità  dimostrata  verso la mia coraggiosa  volpe  magica.

Saki, questa  forte  kitsune, è  nata  dopo  un  periodo  un  po’ buio  e triste  della  mia  vita,  in  cui  mi  sono  ritrovata  nel  lontano  2022 . In quel  periodo  davvero  con  rapidità  estrema  come  solo la  vita  sa fare, mi  sono  ritrovata  da  sola “ in  una  stanza  bianca  senza finestre o  porte ”  come  sono  solita  raccontare  per  far comprendere  un  po’ il  mio  sentire. Dovevo  andare  avanti obbligatoriamente, ma  in realtà, io  volevo  andarmene, lasciarmi  alle  spalle  la  confusione  i  problemi e  trovare  un  luogo  “dove  poter  respirare”,  riflettere ma  ahimè  non potevo. Questo  mio  desiderio  non  era  possibile. È  allora  che  Saki è nata.

Ho  sempre  adorato  le  kitsune,  la  loro  cultura: volpi meravigliose  dalle  numerose  code, venerate  e  mitologiche. Saki  ha preso  forma  giorno  dopo  giorno, lei  e  tutti i  suoi amici Yokai  con le loro  avventure  mi  accompagnavano  e  spuntavano  ogni  qual volta la  tristezza  si faceva  via, via  più  intensa. Per  me  Saki  rappresenta la  libertà, il coraggio  di  lottare  e  non  arrendersi, la  conoscenza utile  ad affrontare  la  vita. A  lei  devo  tutto  perché  mi  ha  permesso di viaggiare  con  la  mente  ed  allontanarmi  quando  avrei  dovuto rinunciare.  

Saki intraprende un viaggio sia fisico che interiore, fatto di sfide, crescita e rivelazioni. È un cammino che riguarda solo Saki, o anche il lettore è chiamato a vivere un’esperienza di trasformazione?

Il  lettore, bambino  o  adulto  che  sia,  in  Saki  potrà  trovare  e comprendere che qualunque essere umano si  troverà, prima  o  poi,  a dover  affrontare  delle  difficoltà,  non  sempre  superabili  nel modo che  ci  eravamo  prefissati. Non  dobbiamo  per  questo  farci scoraggiare, al  contrario, tutto  ciò   deve   portarci  a  riflettere cercando  strade  alternative  per  poter  risolvere  il  problema.  Non tutti  gli  yokai   d’altronde  sono cattivi  come  si  racconta  e Saki, infatti,  grazie  al  loro  aiuto, riuscirà  ad  affrontare  sfide  impegnative  e  trovare  anche  nuove  amicizie. Quando si affrontano  sfide  inevitabilmente si crsce e  questo  vale  per  tutti.

In un’epoca in cui tutto corre veloce e spesso si perde il contatto con sé stessi, pensa che una storia come quella di Saki possa aiutare a riscoprire la lentezza, l’ascolto e il valore della spiritualità?

Saki  è  nata  in  una  terra, il  Giappone, in  cui  sicuramente  l’ascolto e la  lentezza sono  aspetti  molto importanti. Nel  suo  mondo  si  tende molto di  più  ad  ascoltare  piuttosto  che  dire, e  la  stessa protagonista  riflette  questa  caratteristica. Si  tende  molto  di  più verso  “il  noi”  a differenza  “dell’io “ . Le  stesse  kistune  sono  dei clan molto  uniti.

Credo  che  Saki, con  i  suoi  modi  così  lontani dai nostri, possa  davvero  avvicinare il lettore  ad  una  diversa  cultura  di approccio  alla  vita. Il  fatto stesso  che  una  volpe  viva  in  un  tempio e  venga  venerata ci  fa  comprendere  quanto  la  spiritualità  sia davvero parte  integrante  della cultura giapponese e  Saki  in  quella cultura  è  nata  e  cresciuta. Quindi  immergendosi  nelle  sue avventure, seppur  magiche, si  viene  trasportati  in  un  mondo completamente  diverso da  cui  possiamo  imparare,  grandi  e bambini, importanti  differenze  culturali.

Se dovesse descrivere il racconto con tre aggettivi soltanto, quali sceglierebbe? E a chi consiglia di immergersi in questa magica avventura tra templi e spiriti amici?

Sicuramente  sceglierei  coraggio, fiducia  e  volontà.  Saki  appartiene a  tutti  coloro che desiderano  viaggiare  con  la  fantasia, siano  essi bambini  o  ragazzi o  perché  no  adulti , è  stata  la  mia  amica  di viaggio e  rimarrà  per  sempre  la  mia  volpina  dalle  tre  code magiche.  Lei appartiene  ad  un  mondo  lontano  e  per  certi  aspetti curioso  e  sicuramente  magico.  Quindi  a  tutti  coloro  che  adorano le  volpi,  amano  culture  diverse, si appassionano  agli  spiriti, adorano  gli  yokai  e  possiedono  curiosità. Saki adora i curiosi!

Qual è, secondo lei, l’elemento più affascinante della cultura giapponese che ha cercato di trasmettere in questo libro?

Adorando  le  kitsune- volpi- ho  voluto  creare  una  storia  su  di  esse per  far conoscere  queste fantastiche  divinità, che  vengono  ancora oggi  venerate  con  templi  realmente  esistenti, vedi  il  fushimi  Inari Taisha  a  Kyoto. Saki  vive  in  un  mondo  antico  ma  si  ritrova  a dover  affrontare  situazioni  di  vita “comuni” come  il  coraggio , la paura, la  forza.

Gli  yokai  sono  spiriti  antichi  che ritornano  presenti nella  vita  comune  del  popolo giapponese. Ad  esempio  si  è  soliti raccontare,  nei  giorni  di  pioggia  e  contemporaneamente  di  sole, che  le  volpi -kitsune- siano  intente  a  celebrare   un  matrimonio  e la  pioggia  sia  stata  mandata  proprio  per  far  si  che  le  persone restino  in  questo  modo  a  casa, lasciando  liberi  gli  spiriti.  Sono affascinata  dal  ricordo  e soprattutto  quando  l’antico  si  fonde  al moderno. Saki  rappresenta  anche  questo.    

Ogni scrittore mette un po’ di sé nelle storie che scrive. Se dovesse scegliere una lezione o un valore che il libro trasmette, quale pensa la rappresenti di più?

La   frase “non  dire mai è  impossibile,  puoi  solo  dire:  non  l’ho  ancora  fatto!” credo  che rappresenti  il  mio  modo di  vedere  la  vita ed  affrontarla ed  è  la  stessa caratteristica  che  ho  voluto  trasmettere   a Saki. Mai  perdere la  speranza, mai  ripetersi  “non  sarò  in  grado di… non  riuscirò  mai a  fare…”

Nei momenti di tristezza sono frasi spesso presenti nella mente ma ricordo ancora ciò che mi disse un’amica in quel lontano  periodo: “il  bicchiere  è  si  mezzo vuoto  ma  in  realtà, se  lo  guardi  con  attenzione, è  anche  mezzo  pieno” quel  mezzo pieno era  Saki  che  lentamente  stava  nascendo.


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