Tre personaggi, un professore di filosofia, uno studente difficile e una madre ansiosa, intrecciano le proprie vite e i propri sentimenti nell’universo reale e controverso di un liceo romano...

Tre vite, un destino, Francesco Paolo Tanzj, Graus Edizioni, 2024.

Buongiorno Francesco, ci racconti cosa  l’ha ispirata a scrivere un libro che esplora i conflitti interiori di un professore, uno studente e una madre?

La mia appassionata “vita parallela” passata nella scuola mi ha portato inevitabilmente a raccontare ciò che accade tra i banchi e le aule di una realtà sempre più attuale e vissuta dove si incrociano vite e sensazioni sempre in bilico e desiderose di rapporti umani che vadano al di là delle semplice trasmissione di nozioni e concetti, quando invece ciò che conta è il rapporto umano nelle sue molteplici variazioni, a volte problematiche ma sempre e comunque specchio della vita di ognuno di noi.

Qualcuno una volta mi ha chiesto cosa ci fosse di autobiografico in questo romanzo. E’ pura fantasia, però, come direbbe Flaubert, “Madame Bovary c’est moi”! Quando un autore – in questo caso io – scrive una storia con personaggi inventati, prende spunto, anche inconsciamente, dalle proprie esperienze e dal proprio inconscio e qualcosa di lui c’è sempre…

Nelle vite dei protagonisti, la scuola è uno dei principali scenari ma anche uno specchio delle problematiche sociali e personali dei protagonisti. Che significato ha la scuola nel contesto della sua narrazione?

La scuola è – e deve essere – al centro della vita sociale in tutte le sue componenti, perché è solo con una educazione consapevole che si può cambiare in meglio la società. Le vicende dei protagonisti del mio romanzo raccontano delle difficoltà che emergono nel contesto scolastico, ma anche che il dialogo e la condivisione possono a volte risolvere le ansie e le angosce che affliggono ognuno di noi. Io, personalmente, ho sempre cercato di infondere nei miei alunni – così come il prof. Ferri – un autonomo spirito critico che  li renda indipendenti e capaci di avere una propria visione del mondo.

Ogni personaggio ha un linguaggio, un punto di vista e una sensibilità molto diversa: come ha lavorato per rendere autentici e distintivi i loro dialoghi e i loro pensieri?

Mi sono immerso, quasi inconsapevolmente, nelle loro vite e nei loro pensieri, diventando di volta in volta il professor Ferri, Giulio, Gabriella e Susy, vivendo la loro situazione come fosse la mia. Ovviamente la cosa più semplice e scontata è stata quella di impersonare la figura di un prof. di filosofia – come sono stato anch’io – e il suo modo di interagire con gli alunni e con i colleghi, mentre per Giulio sono tornato indietro nel tempo, quando ero uno studente un po’ particolare e di strane avventure ne ho vissute tante e di ogni tipo. Per non parlare di Gabriella e dei problemi di una famiglia agitata e sempre in discussione, delle sue ansie e indecisioni e della sua inconfessata attrazione per il professor Ferri, pur consapevole che nulla di più sarebbe accaduto per cambiare – o stravolgere – la propria esistenza. Come scriveva Tolstoji in Anna Karenina “Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

Quale ruolo assume la Filosofia all’interno della narrazione? E in un mondo contemporaneo sempre più frenetico, ritiene che la Filosofia possa ancora offrire strumenti utili per aiutarci a comprendere meglio noi stessi e le dinamiche delle nostre relazioni?

Non è solo perché sono stato un insegnante di Filosofia, ma, come ebbe a dire Hans Georg Gadamer C’è un bisogno autentico di filosofia, soprattutto da parte dei giovani, insoddisfatti dell’organizzazione burocratica della vita e del sistema regolato dalle leggi del profitto e della carriera, che sono l’opposto degli ideali della gioventù”. E quello che io ho sempre cercato di dire ai miei alunni, sforzandomi di far capire loro l’importanza della filosofia come unico e fondamentale mezzo per orientarsi in un mondo sempre più difficile e lontano dalle migliori idealità. Crediamo che il continuo e inarrestabile sviluppo della scienza e della tecnica possa portare a un mondo perfetto senza accorgerci che a volte è il contrario e che senza uno spirito filosofico rischiamo invece – come, ahimè, ci insegnano le pericolose derive dell’attualità – le peggiori conseguenze per noi e le generazioni future.

Cosa spera che possa rimanere impresso nei lettori dopo aver letto il suo libro?

Io ho sempre pensato che chi legge spesso intuisce cose che l’autore non ha pensato coscientemente perché chi scrive spesso non sa quello che fa. E proprio questo è il mistero della scrittura (e di ogni arte creativa), laddove ogni frase sorge dall’istinto irrazionale che solo dopo  viene ordinata razionalmente in un contesto più o meno logico  e consequenziale. Spero dunque che chi leggerà le storie che avvolgono e coinvolgono i protagonisti di questo romanzo possa immergersi nelle loro vicende fino a farle proprie e a trarne le dovute e plausibili conseguenze.

Alzi la mano chi non ha vissuto almeno una volta nella vita questi problemi!


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“L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”

Italo Calvino

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