Fabio Casalini, Fantasmi, Capponi Editore, 2025.

Buongiorno Fabio, ci parli del titolo del libro, Fantasmi, che suggerisce una riflessione sull’illusione e sulla percezione. Quale significato attribuisce al termine “fantasma” nel contesto del suo romanzo?

Il titolo Fantasmi deve rimandare immediatamente a quello che è il nucleo tematico fondamentale della storia, ovvero l’inconoscibilità. Si parla di un’ignoranza costituente, un limite epistemologico invalicabile. I fantasmi, i “phantasmata” platonici appunto, sono immagini fittizie, irreali, ingannevoli. Ma queste illusioni, questi giochi prospettici, non sono altro che gli oggetti del mondo, i fatti che quotidianamente, empiricamente, viviamo. Qualunque cosa sia possibile sperimentare  cambia nel tempo, non è mai uguale a se stessa, perisce, è soggetta a infinite interpretazioni.

Com’è possibile, si chiede Platone, che su tale tipo di enti si possa esprimere un giudizio di conoscenza? In questo contesto epistemologico si inserisce la mia storia, in cui, qualunque aspetto considerato essenziale nella vita, diviene etereo come un fantasma. La conoscenza, l’amicizia e perfino l’amore sono irrimediabilmente compromessi, la volontà e il libero arbitrio si sfumano. Si erge incontrastata, indissolubilmente legata al fato, la necessità.

Ci parli del protagonista: che tipo di personaggio è e quali sfide affronta?

Il protagonista, Francesco, si configura come l’antieroe della storia. Schiacciato tra le responsabilità delle sue scelte morali e il rapporto di amicizia fraterna che lo lega alla famiglia vittima della tragedia. Come tutti gli altri personaggi che lo accompagnano in Fantasmi non appare mai realmente padrone delle sue scelte. Egli viene condotto dagli eventi, come un bambino, verso l’epilogo, in un susseguirsi di fatti che hanno sempre motivazioni troppo profonde per essere previste, comprese o anche solo programmate. La svolta nelle sue intuizioni riguardanti lo svolgimento delle indagini è un misto tra casualità pura e inferenze extra logiche (visioni oniriche, fumi dell’alcool).

Nella storia la percezione della realtà è frammentata, tra flashback, ipnosi e psicoterapia. Cosa spera che i lettori possano comprendere riguardo ciò?

Alla luce di una siffatta fragilità percettiva e coerentemente con le mie risposte precedenti, quello che propongo ai lettori è un’esperienza di tipo puramente estetica. Nessuna morale, nessun insegnamento; soltanto qualche ora di puro piacere, fine a se stesso. Dominio dell’estetica, quindi dominio dell’Arte. Nell’epoca della scienza e della tecnica, dove tutto sembra invece essere svelato, dove si ha l’impressione che tutto sia conosciuto e conoscibile, tra algoritmi e intelligenza artificiale, Fantasmi si svolge interamente nell’oscurità, nelle profondità della caverna Platonica. Se la luce non arriva e la conoscenza è una chimera, ci resta il fantasma per eccellenza, il fantasma del fantasma, immagine doppiamente falsa e quindi forse, proprio per questo, unicamente vera: la rappresentazione artistica.

Il libro è raccontato in prima persona, il che implica una prospettiva parziale e soggettiva: quanto è importante questa scelta narrativa?

La scelta della narrazione in prima persona svolge un ruolo cruciale all’interno di Fantasmi. A nessuno è dato il privilegio di un punto di vista favorevole, nemmeno al narratore. Nessuno può conoscere ciò che va oltre il proprio punto di vista. Il lettore, attraverso gli occhi di Francesco, deve immergersi nella storia, deve partecipare dei suoi dubbi, delle sue lacune, delle sue insicurezze. La narrazione oscilla tra il racconto presente e il ricordo di flashback in un modo tale che l’effetto introspettivo delle sue riflessioni diano l’idea dell’irregolarità e della non sistematicità della mente.

In un’epoca in cui siamo bombardati da immagini e informazioni, quali riflessioni suscita il suo romanzo riguardo alla nostra società e alla difficoltà di distinguere la realtà dall’illusione?

È molto probabile che con il digitale, i social network, internet e la tecnologia in generale, la quantità di informazioni si sia moltiplicata. Forse è aumentata a tal punto da divenire quasi ingestibile per la mente di un solo uomo. E tuttavia, leggendo opere come la Repubblica, ci si rende conto di quanto alcune riflessioni di Platone siano veramente molto attuali, anche oggi. Allora, forse, mi viene da pensare che la possibilità di cadere vittima dei fantasmi non è cambiata poi molto in questi 2500 anni di storia.


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