Nei suggestivi Sassi di Matera, l’Hotel Belvedere accoglie una famiglia in vacanza. Andrea, il giovane proprietario, osserva dettagli che sfuggono agli altri: gesti, sguardi e attimi che raccontano più di quanto dovrebbero. Da fuori, percepisce una silenziosa tensione tra marito e moglie, un disordine che nessuno sembra voler vedere. Ma cosa fai quando quei dettagli diventano impossibili da ignorare? Fin dove ti spingi per aiutare un estraneo? Diviso nel sottile confine tra il giusto e l’illecito, la decisione di intervenire lo costringerà a fare i conti con i propri errori e il peso delle sue scelte. In un intreccio di colpa e redenzione, il protagonista scoprirà che la verità può essere manipolata, ma mai sepolta. Una storia di coraggio, empatia e seconde possibilità, dove ogni scelta ha un prezzo e ogni azione può cambiare un destino.

Stanza 403, Capponi Editore, 2025

Buongiorno Simone, iniziamo a parlare della narrazione, che si sviluppa attorno a un’osservazione minuta di gesti, sguardi e attimi. Cosa l’ha ispirata a costruire una trama così intima e psicologica, dove i dettagli sembrano raccontare più delle parole stesse?

L’ispirazione è nata dalla mia esperienza ultra decennale come receptionist d’hotel. Un lavoro che mi ha permesso di incontrare una moltitudine di persone con culture e origini diverse rispetto alla mia. In questo ruolo ho avuto modo di osservare da vicino tanti piccoli frammenti di vita e situazioni quotidiane che mi hanno reso un testimone silenzioso. È stato proprio l’insieme di questi momenti fugaci a spingermi nella stesura di questo romanzo, con il desiderio di intrecciare queste storie tra loro, in un’unica narrazione. 

Il contesto di Matera e la sua atmosfera suggestiva sembra quasi un personaggio a sé stante. Ci parli dell’ambientazione e di cosa possono aspettarsi i lettori.

In un romanzo così ricco di empatia e sensibilità, non poteva esserci ambientazione migliore dei Sassi di Matera, la cui atmosfera suscita emozioni che una fila di grattacieli, di una qualsiasi grande città, non riuscirebbe a trasmettere. Il panorama dalla terrazza dell’hotel non è solo uno sfondo, è lo specchio delle sensazioni che il romanzo vuole evocare.

In un contesto così carico di tensione emotiva, quanto è importante l’empatia per il protagonista, e la sua capacità di “vedere” e comprendere gli altri è una benedizione o una maledizione?

Questa domanda la sento molto intima perché c’è tanto di me nel protagonista. A volte, mi sono chiesto se la capacità di captare emozioni, anche dai gesti più piccoli, fosse un dono o un peso. Ammetto che spesso avrei preferito non percepire certe sensazioni perché è come se mi sentissi costretto a portare un fardello che altrimenti non mi avrebbe toccato. Proprio per questo, la figura centrale che ho creato rappresenta quasi un mio alter ego, un modo per esplorare me stesso in modo diverso. Attraverso lui ho potuto affrontare e anche comprendere meglio ciò che nella vita reale è difficile da accettare. Nonostante tutto, credo fermamente che la sensibilità sia una benedizione. È un valore aggiunto, arricchisce la visione con cui guardo il mondo e se dovessi scegliere non baratterei mai questo aggettivo con nessun altro.

C’è una riflessione più ampia sulla società che emerge dalla trama, in particolare sul come tendiamo a ignorare o giustificare i problemi altrui. Pensa che Stanza 403 voglia spingere il lettore a interrogarsi sulle proprie responsabilità verso gli altri?

Assolutamente sì. Se, dopo la lettura di questo romanzo, anche solo una persona riuscisse a guardare ciò che la circonda con occhi più empatici -andando oltre un semplice gesto e immaginando cosa possa celarsi dietro- per me sarebbe una vittoria. L’obiettivo è proprio quello di spingere il lettore a interrogarsi sulle proprie responsabilità verso gli altri, perché a volte, come nel caso del protagonista, tendere una mano arricchisce più noi stessi che la persona che stiamo aiutando.

Alla fine di Stanza 403, quale riflessione spera che i lettori portino con sé e qual è il messaggio che intende comunicare attraverso questa storia?

Il messaggio principale che vorrei trasmettere con Stanza 403 è che nella vita tutti sbagliamo. L’errore, in fondo, fa parte del nostro percorso e per questo ci rende fallibili, umani. Ciò che davvero conta è cosa facciamo dopo: come cerchiamo di aggiustare quello che abbiamo rotto e come ci impegniamo a migliorare. Crogiolarsi nel passato non è utile. L’unica speranza è imparare dagli sbagli per non ripeterli e trasformarli in insegnamenti.
La dedica di questo libro è rivolta a chi sbaglia e a chi rimedia, ma non alle due categorie separate. È dedicato a chi ha il coraggio di essere entrambe le cose: alla persona che sbaglia e, ognuno con le proprie motivazioni, trova la forza di rimediare.

Simone Santeramo, nato il 27 gennaio 1992 a Tricarico (MT) e cresciuto a Matera, è titolare dell’Hotel Belvedere e ha oltre dieci anni di esperienza nel settore dell’hotellerie. Lavorando ogni giorno a stretto contatto con ospiti provenienti da ogni parte del mondo, ha avuto l’opportunità di vivere numerose storie che lo hanno ispirato nella scrittura del suo romanzo. Con passione si dedica all’accoglienza, curando ogni dettaglio dell’ospitalità nella splendida cornice dei Sassi di Matera.


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