Intervista a cura di Maria Laura Zazza

Voci di domani incontra Marta Lamalfa, autrice del libro L’isola dove volano le femmine (Neri Pozza, 2024) vincitrice della 99° edizione del Premio Bagutta Opera Prima 2025.

Marta Lamalfa è nata a Palmi, in Calabria, nel 1990. Vive a Roma, dove lavora per un’organizzazione umanitaria. È laureata in Lingue mediorientali, si è specializzata in Editoria e scrittura e ha studiato pianoforte a livello accademico. Ha frequentato il laboratorio annuale della Bottega di Narrazione, scuola di scrittura creativa diretta da Giulio Mozzi e Giorgia Tribuiani.

Buongiorno Marta, grazie per voler condividere con la redazione di Voci di domani alcuni approfondimenti sul suo libro. La vicenda è ambientata a Alicudi, nel 1903, un luogo ricco di storia ma poco conosciuto. Quale motivo l’ha portata a raccontarlo e che tipo di ricerca ha preceduto la scrittura?

Dalla casa dei miei genitori in Calabria in cui vivevo da bambina, le isole Eolie sono state il limite visivo del mio mondo. Così quando ho letto un articolo di Andrea Strafile, uscito su Vice, che riportava le teorie dell’antropologo Elio Zagami sulla possibile presenza a inizio ‘900 della segale cornuta sull’isola di Alicudi, mi sono subito appassionata a questa teoria.

Ho cominciato a studiare: ho cercato di recuperare tutti i libri che riuscivo a identificare sull’argomento. Da Alexandre Dumas, che ha scritto dei bellissimi appunti del suo viaggio alle isole Eolie compiuto nel 1835; a Luigi Salvatore D’Asburgo-Lorena, principe di Toscana e arciduca d’Austria, che ha visitato le Eolie a fine ‘800 e non solo ne ha scritto, ma le ha anche riprodotte in disegni straordinari, che sono stati un riferimento molto importante dal punto di vista visivo. Una sterminata fonte di informazioni è stato anche l’Archivio Storico Eoliano.
Per quanto riguarda la segale e le allucinazioni, esiste un bellissimo documentario, intitolato L’isola analogica, di Francesco Raganato; mentre per la figura delle majare (le streghe della tradizione eoliana) “La danza delle streghe” di Macrina Marilena Maffei raccoglie i racconti orali delle isole Eolie. 

Caterina la protagonista si sente intrappolata tra la voglia di libertà, la miseria che la circonda e le aspettative familiari. Come cambia la percezione di sé e del mondo, e il rapporto con la famiglia, dopo la morte della sorella Maria?

Dopo la morte della sorella gemella, Caterina comincia un percorso di riscoperta personale, sia a livello caratteriale che fisico. Non è un caso che le sue nuove figure di riferimento abbiano degli aspetti antitetici: Calòria, una pescatrice non sposata che sull’isola additano come majara, è morbida, accogliente, mentre Palmira, la mamma di Caterina diventa ogni giorno più magra, affaticata da una vita che non riesce a sostenere.

Quali sfumature del mondo femminile ha proposto ai lettori?

Ho cercato di parlare ai lettori contemporanei attraverso un mondo passato, per riflettere su quanti passi in avanti abbiamo fatto, ma anche su quanto ancora c’è da fare. Più che le donne, ho cercato di mettere al centro del romanzo le persone. Con dei personaggi maschili come protagonisti, nessuno avrebbe mai parlato di un romanzo che esplora l’animo maschile: si sarebbe trattato semplicemente di un romanzo che parla di esseri umani. Per cui ho cercato di proporre non sfumature del mondo femminile, ma sfumature dell’animo umano, declinate in questo caso al femminile.

E in un mondo dove ancora oggi le donne devono lottare contro limiti e stereotipi, quale pensa sia il messaggio più attuale che trasmette L’isola dove volano le femmine?

Il fatto che ci arrivi ancora un messaggio dalla descrizione del ruolo della donna a inizio ‘900 è esso stesso il messaggio: dovrebbero essere delle condizioni che non ci riguardano più, superate. Eppure, molte lettrici si sono ritrovate in Caterina, Palmira o Calòria. In donne che vogliono superare il ruolo in cui sono state confinate.

Quale aspetto della storia ha trovato più stimolante da raccontare?

Il riscatto di Nardino, il fratellino più piccolo di Caterina, che per un problema fisico non è adatto per lavorare in campagna, allora viene mandato a studiare a Lipari. Raccontare di un bambino che finalmente riesce a superare i confini dell’isola, che scopre le bande di paese, il gelato, che ottiene buoni risultati a scuola e che finalmente dà alla famiglia la speranza di uscire da quel ciclo di povertà e sudditanza, è ciò che mi ha più immersa nella scrittura.

Premi come il Fiesole e il Bagutta sono un traguardo importante. Come si è sentita quando ha ricevuto questi riconoscimenti e che riflesso hanno sul suo percorso come scrittrice?

Ricevere questi premi ti avvicina idealmente ad alcuni scrittori che considero dei veri e propri miti. Questo, se da un lato riempie d’orgoglio, dall’altro accresce il senso di responsabilità rispetto al mezzo della scrittura. Scrivere per me è sempre stata la ricerca di un codice, come di una grammatica che cambia al mutare degli elementi che compongono il testo stesso.


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