
Sharia. Il viaggio verso la vita di Sara Galea è un’opera che porta il lettore in un percorso intimo attraverso l’anima di una donna che cerca di tornare a galla. È un’opera che riflette le emozioni più nascoste della protagonista, permettendo al lettore di avvertire una connessione autentica con la sua storia.
Sharia è una donna intrappolata tra passato e futuro, il suo sé frammentato, derivante da esperienze dolorose e da blocchi emotivi, diventa il filo conduttore di un viaggio che porta a una ricerca di sé, alla scoperta di dimensioni parallele e di un amore che trascende la mera dimensione terrena. La ricerca di pace diventa una vera e propria lotta contro le proprie ombre.
Ciò che trasmette la scrittura di Sara Galea è una forte empatia, che consente al lettore di sentirsi parte di questa lotta esistenziale. La narrazione, con le sue sovrapposizioni e intersezioni di immagini e ricordi, ci conduce in un viaggio caleidoscopico in cui ogni frammento della psiche della protagonista è un tassello che contribuisce a ricostruire un quadro più ampio della sua essenza. Le sue emozioni sono universali: dolore, nostalgia, speranza e desiderio.
La scrittura di Sara Galea è lirica e sincera, capace di trasmettere il senso di una ricerca spirituale che abbraccia le tante dimensioni dell’esistenza umana. La protagonista non cerca solo una risposta ai suoi dilemmi, ma anche una connessione profonda con l’energia dell’amore e della vita stessa, come manifestazione di una realtà superiore.
Sharia. Il viaggio verso la vita è un’esperienza di lettura che risveglia la dimensione emotiva e empatica dei lettori, che spinge a confrontarsi con le proprie fragilità, a riflettere sulla propria esistenza e sulla potenza dell’amore che, nella sua semplicità e complessità, è la chiave della vita.
Intervista all’autrice Sara Galea
Voci di domani incontra la scrittrice Sara Galea per scoprire le intuizioni di scrittura dietro al romanzo Sharia. Il viaggio verso la vita (Gruppo Albatros il Filo, 2024) un’opera scritta nell’arco di quindici anni.
Buongiorno Sara, ci dica di più sul tema del suo libro, la ricerca del sé: come ha deciso di esplorare questo viaggio interiore, e quali sono stati i suoi principali riferimenti durante la scrittura?
La decisione di scrivere questo libro non è stata mia ma di qualcosa dentro di me che una notte mi ha svegliata per dirmi di alzarmi dal letto, appuntare su di un foglio il nome del libro che avrei dovuto scrivere, spiegandomi cosa sarebbe stato, che avrei dovuto scriverlo soltanto di notte svegliandomi spontaneamente, non forzando mai la scrittura, ma lasciando ‘’ la penna’’ all’anima, perché questo libro sarebbe stato il suo progetto per riappropriarsi della vita che io le avevo sottratto per andare dietro alla mente, ed alle pulsioni troppo umane che da un certo punto in poi, la mia parte cosciente, aveva deciso di fare proprie sotterrando la legittima proprietaria della vita ‘l’anima’. Non tutte le notti scrivevo, ma soltanto quando l’anima decideva che io dovessi darle la mano per reggere la penna, infatti ho impiegato circa quindici anni per scriverlo.
Quali riferimenti ho preso per scriverlo? È difficile per me questa domanda perché quando scrivevo lo facevo in uno stato quasi di trans, la mattina rileggevo ciò che avevo scritto e a volte non comprendevo cosa volessi dire, mostrare, fare vivere, dimenticando subito dopo aver letto ciò che avevo letto, come se a scriverlo non fossi stata realmente io. Ho compreso una cosa: io sono stata il riferimento dell’anima per scrivere un testo che avrebbe potuto, in futuro, aiutare molte persone a fare il viaggio interiore che ho fatto io in questo percorso, ricevendo oltre che input anche qualche strumento.
Sharia è una protagonista immersa in un profondo processo di introspezione. Come descrive il carattere di questo personaggio e quali sono le emozioni e i conflitti che Sharia porta dentro di sé, e che i lettori potrebbero riconoscere come universali?
Sharia è una donna con un carattere molto forte, che nasconde però dietro il suo coraggio ed il suo spirito indomito di ricercatrice, un’immensa disperazione che giace in lei impedendole di vivere la propria vita per causa dei malesseri, delle aspettative dei genitori, la società malata, l’incapacità dei vari istituti preposti alla formazione dell’essere umano, che invece di motivarlo e valorizzarlo, lo getta nel baratro facendolo ammalare e distaccare dalla sua parte originaria e autentica. Troppo spesso ha accettato l’egemonia di tutte le persone che in qualche modo le hanno imposto la propria volontà, scoprendo soltanto dopo, proprio grazie al percorso fatto, che rappresentavano tutti dei grandi maestri, dei mentori, arrivati nella sua vita per farle fare determinate esperienze che la avrebbero portata a delle comprensioni, e ad espandere la sua luce interiore.
Le principali emozioni che Sharia porta dentro di sé sono riconducibili alla sua incapacità di amare ed essere amata, per causa di una importante relazione naufragata, ma anche per l’incapacità di gestire la sua vita grazie ad un’educazione imposta troppo invadente, autoritaria, anarchica, che la gestì totalmente, imponendole addirittura anche il corso di studi, facendo della sua vita il teatrino del Mangiafoco, strappandole la possibilità di vivere le diverse fasi della vita ritrovandosi adulta senza nulla, nessuna certezza, non sapendo più come poter vivere la vita.
L’amore è un potente motore per la crescita interiore della protagonista. Come ha scelto di rappresentare questo sentimento e come le relazioni d’amore influenzano il percorso interiore di Sharia?
Sharia ha vissuto una vita intera donando sé stessa agli altri, in ogni tipo di relazione doveva dare, seguendo quei diktat che le imponevano di sacrificare sé stessa in nome dell’amore, interpretando costantemente quel ruolo che le era stato comandato fin dal momento del suo battesimo, per puro spirito generoso sacrificale, andando contro i bisogni della sua anima, della sua mente e del suo corpo. Non è stata Sharia a decidere di rappresentare l’amore, Sharia, nel corso della narrazione, è stata presa per mano dall’amore e ha dovuto ripercorrere la sua vita osservando come, in nome del falso amore, avesse tradito la sua anima impedendole di vivere il vero amore, ovvero l’energia primordiale creativa, quella che vive dentro il cuore, che pretende che la prima forma di amore venga data e gestita da noi stessi per noi stessi con e attraverso le relazioni, ma anche i bisogni e la propria realizzazione.
Nel testo Sharia viene affiancata da due figure maschili che la accompagnano nel percorso, ma nel corso della narrazione emergono altre figure maschili, tutte figure che nel corso della sua vita sono entrate in relazione con lei attraverso diversi ruoli, ed alla fine si è resa conto, proprio grazie alle figure che la hanno accompagnata nel corso del viaggio, e che in una chiave di lettura profonda rappresentano il maschile e femminile interiore, che lei in tutta la sua vita ha vissuto un grave conflitto con il maschile, cominciando dal padre, dovendo quindi trascendere il passato ed il presente per sanare il futuro.
In un romanzo così denso di riflessioni, quale messaggio spera che i lettori possano cogliere?
Il messaggio che Sharia vorrebbe portare è che cambiando noi stessi, il modo di osservare le situazioni, di interpretare la realtà, trasformando le convinzioni, permettendo al subconscio di parlare, lasciando andare la convinzione che esistono dei carnefici e delle vittime, ma rendendoci conto che sono ruoli intercambiabili che vedono protagonisti anche noi e, lasciando emergere le volontà dell’anima, quindi offrendole la possibilità di farsi ascoltare, rendendole il possesso della vita, cominciando a camminare per mano, e riprogrammando l’inconscio ed i suoi programmi ormai obsoleti e corrotti, la vita si trasforma e la dove abbiamo dovuto vivere delle lezioni vivremo dei nuovi paradigmi, un benessere ritrovato, autorealizzazione e quindi relazioni sane.
Come scrittrice, come definirebbe il suo approccio alla narrativa? Cosa la spinge a esplorare temi così intensi e in che modo l’introspezione e il senso dell’esistenza giocano un ruolo centrale nelle sue opere?
Sharia è la mia quarta pubblicazione, lo scrivo solo perché proprio dal confronto con gli altri posso affermare che le precedenti stesure sono state frutto di un diverso approccio narrativo, ovvero ho volutamente scritto dei testi cercando di cosa volessi parlare, i pensieri, trovando quello che volevo dire e fare emergere, mentre Sharia, e altri due libri che sto scrivendo e che pubblicherò soltanto quando penserò che Sharia abbia adempiuto al suo mandato, sono scritti di getto non cercando degli argomenti, ma semplicemente facendo emergere ciò che la mia anima, e comunque le altre parti di me, vogliono dire.
Sono progetti dell’anima, sono frutto dell’ispirazione. Attraverso un percorso interiore trentacinquennale, ho imparato a mettere da parte la volontà e l’egemonia della mente inferiore, ovvero quella della testa, dando spazio e parola alle altre dimensioni di me, credo di non dire qualcosa di sconosciuto parlando del cervello del cuore, quello della pancia, l’intuizione e l’ispirazione che provengono dal campo Morfico. Riassumendo: per me scrivere significa offrire all’anima, ed alle altre dimensioni dell’universo che vivono in me, la penna e l’armonia nella scrittura.

Sara Gálea nasce a Roma il 12/12/1966.
Personal life & business coach, insegnante e già vicesindaco assessore del Comune di Anguillara Sabazia, dimissionaria, ha avuto la gioia di diventare mamma e poi nonna felice, scoprendo soltanto dopo un lungo ed imperioso lavoro di ricerca interiore di aver creato lei stessa la vita che, nel bene e nel male, ha vissuto, consapevole oggi più di sempre che ognuno di noi può realizzare qualsiasi desiderio partendo da dentro il cuore, per poi manifestarlo.
Il suo motto è: tutto è dentro di te, cercalo e trovalo.

Una risposta a ““Sharia” di Sara Galea, una storia dettata dall’anima per riemergere alla vita”
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