Livia ha 32 anni, lavora come redattrice in un quotidiano locale e vuole un figlio. Il suo desiderio si alimenta di illusioni per ogni banale ritardo ma è irrealizzabile naturalmente. Livia è sterile a causa della chiusura di entrambe le tube. Sarà Cristina, sua ginecologa e migliore amica sin dai tempi del liceo, a indicarle l’unica strada che lei non vorrebbe percorrere, quella della fecondazione assistita.
Un percorso difficile che metterà Livia e suo marito Iacopo di fronte a una realtà a loro sconosciuta, quella del limbo eterno degli embrioni congelati. Livia è divorata da dubbi etici e da paure: ha il terrore di infilarsi in un vicolo cieco, di non riuscire a porsi dei limiti, di collezionare una serie infinita di fallimenti. E poi c’è il confronto, quello che la vita le mette davanti ogni giorno. Le sue amiche, quelle per cui concepire è un gioco da ragazzi. E più è circondata da persone incinte e più si sente una fallita.
Perché una cosa così semplice succede a tutti tranne a lei? Questa è una domanda che Livia si pone costantemente e, allora, proprio quel confronto con gli altri diventerà la cosa più difficile da gestire.
Cristina, con la sua inossidabile amicizia, affiancherà Livia in tutto il percorso ma, improvvisamente, i pilastri della sua vita cominceranno paurosamente a vacillare. Travolta dallo scandalo degli aborti clandestini praticati dallo zio e delusa dal fidanzato che dietro la maschera dell’uomo perfetto nasconde vizi e perversioni, Cristina si troverà non solo a dover ricostruire la sua carriera slegandosi dalle attività illecite dello zio, ma anche a fare i conti con le implicazioni morali dell’aborto e dell’obiezione.
Un romanzo bellissimo che affronta un tema delicatissimo fatto di ansie, paure, lacrime, senso di inadeguatezza perché ci sono donne che si sentono madri ancora prima di esserlo e che vogliono esserlo nonostante la scienza o il destino abbia deciso diversamente.
È una storia che ti prende per mano e ti conduce nei labirinti dei sentimenti che vivono molte donne. Il tema della procreazione medicalmente assistita va in parallelo con quello degli aborti, aprendo una serie di interrogativi importanti su quello che accade nel nostro paese ancora oggi: da una parte donne che si sottopongono a percorsi dolorosi per avverare un sogno e dall’altra altre donne spesso ragazzine che non vogliono la maternità.
Leggendo Fiori di ghiaccio mi sono ritrovata a riflettere sulla situazione dei consultori, su quante ragazzine,anche per la scarsa educazione sessuale che ricevono, si trovano ad entrare in contatto con realtà pubbliche che non le supportano in maniera adeguata, spesso facendole sentire sbagliate solo per aver fatto una scelta che è sempre e comunque totalmente personale. Il libro ci pone davanti anche ai problemi etici della obiezione di coscienza e soprattutto a quelli riguardanti il destino degli embrioni congelati, i “fiori di ghiaccio” del titolo.
Ma questa è anche una storia di resilienza ed amicizia, ho apprezzato moltissimo il legame che unisce Livia e Cristina, la ginecologa forte e risoluta ma anche la donna fragile tradita da un amore opportunista e dal suo mentore che l’ha delusa facendole perdere la fiducia. Nel suo lavoro che per lei è una missione.
La scrittura dell’autrice è delicata ma profonda e trasporta il lettore nel cuore e nella testa dei personaggi. Non è un libro freddo, c’è moltissimo amore con un pizzico di romanticismo, c’è amicizia vera e profonda, resilienza, consapevolezza che anche se si cade travolti dalla vita si trova sempre la forza di rialzarsi.
Un libro che consiglio a tutti ma in particolar modo a chi ha intrapreso o vuole intraprendere questo percorso, anche per sentirsi meno soli nel viaggio che porta alla maternità.
Libro consigliato da Elena Giana (elenatessitricediparolezingara)
