Come nello stile di Tracy Chevalier La ricamatrice di Whinchester (Neri Pozza, 2020) si presenta al lettore con un’accurata ambientazione storica e una scrittura lineare: un libro dalla parte delle donne, con tematiche moderne incastonate in una storia che si svolge in un’epoca lontana.
La protagonista Violet Speedwell è una giovane ragazza, considerata dalla società “una donna in eccedenza”, ovvero una signora che, negli anni ‘30 in Inghilterra, non era ancora riuscita ad andare in sposa a un uomo. La ragazza, in cerca di indipendenza e in fuga da una madre burbera e pressante, decide di rifiutare il ruolo di futura badante materna e trova lavoro come dattilografa a Winchester, lontano dalla famiglia.
Mentre è intenta ad ambientarsi nella nuova città scopre il gruppo delle ricamatrici della cattedrale di Winchester, ed in un momento di curiosità decide di iniziare a seguirne le lezioni. Nonostante la Grande Guerra abbia rivelato a Violet l’effimero della vita, l’idea di creare qualcosa con le proprie mani che possa resistere al trascorrere del tempo diventa per lei un’irresistibile tentazione. In questo scenario, la protagonista incontra Gilda, che le fa conoscere Arthur, il campanaro. Due incontri che a Violet aprono gli occhi sulla possibilità di cambiare il proprio destino e di affrontare con coraggio i pregiudizi del proprio tempo.
In questo libro il mondo femminile prende una rivincita verso la società maschile, dimostrando come il coraggio di lottare e credere in se stesse ripaga, e la felicità non risiede sempre nel rispetto della tradizione. La ricamatrice di Winchester è un libro sul coraggio di fare le proprie scelte, sull’emancipazione, dove le uniche protagoniste veramente audaci sono le donne: la loro realizzazione si concretizza attraverso il successo professionale e nel coraggio di vivere secondo le proprie scelte, libere da condizionamenti e imposizioni.
Il romanzo ha alla base una minuziosa ricerca e documentazione storica. La storia si sviluppa ed arriva ad un finale inaspettato, durante l’ascesa di Hitler in Germania, un altro aspetto che conferma come nella scrittura di Tracy Chevalier si fondino perfettamente finzione e realtà storica.
L’autrice statunitense si muove tra due mondi paralleli, quello del ricamo e quello dei campanari, due forme d’arte, una destinata a restare nei secoli, attraverso i cuscini ricamati per la cattedrale, l’altra di più breve durata, la musica, ma comunque utile per evadere dalle difficoltà della vita e dai propri fantasmi. L’arte del ricamo non è così più un passatempo da “zitelle”, come usava definirla la madre della protagonista, ma è quel qualcosa di cui si ha profondamente bisogno per diventare liberi.
Libro consigliato da Elena Giana (elenatessitricediparolezingara)
