“Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.”

Alda Merini

Articolo di Redazione Oscar Mondadori

Di Alda Merini colpisce prima di tutto la voce: non quella che si legge nei libri, ma quella che si ascolta nei video, roca, ironica, piena di pietà e di sfida. Parlava come scriveva, scriveva come respirava. Non cercava l’armonia: la poesia, per lei, era un corpo che si dibatteva contro la realtà, un modo per restare viva quando tutto intorno sembrava volerla zittire.

C’è chi l’ha chiamata “la poetessa dei Navigli”, chi “la pazza di Dio”, ma sotto le etichette resta una verità più semplice: nessuno, nel secondo Novecento, ha saputo trasformare la fragilità in forza come lei.

Mondadori riporta oggi Alda Merini nella collana Lo Specchio con Testamento seguito da La Terra Santa, un volume che riunisce due libri cardine della sua poesia e che ne restituisce la voce più autentica, lontana dalle mitologie e dai fraintendimenti che negli anni hanno finito per travestirla. La curatela di Marco Corsi ricostruisce la genesi di entrambi i testi e ne ripropone l’intensità originaria: Testamento, raccolta del 1988 curata da Giovanni Raboni, e La Terra Santa, il libro del 1984 di cui Maria Corti garantì la costruzione e l’edizione.

Riletti insieme, questi due testi mostrano il volto più nudo della Merini: quello della donna che attraversa la follia e ne fa parola, che non cerca redenzione ma chiarezza. La poesia diventa la sua forma di sopravvivenza — una lingua che nasce dal dolore ma rifiuta la disperazione, trasformandola in canto.

TESTAMENTO seguito da LA TERRA SANTA - Alda Merini | Oscar Mondadori

Il cuore della sua scrittura

Nei versi di Alda Merini convivono una tensione interna e un’autenticità drammatica che raggiungono nei libri Testamento e La Terra Santa la loro forma più alta. In queste raccolte si ritrova l’intreccio di vita e poesia che ha sempre caratterizzato la voce di questa autrice: un movimento continuo di caduta e resurrezione, di visione e concretezza.

Giovanni Raboni, curatore del primo Testamento del 1988, descrive in quei testi “crepe istantanee e terrificanti, bagliori davvero dell’altro (di un altro) mondo“, colti nella “concretezza delle formazioni e deformazioni, degli intoppi e dirottamenti, degli sdoppiamenti e raddoppi verbali in cui essi si sciolgono e perdurano”. Maria Corti, che curò La Terra Santa nel 1984, individuava invece in Merini “un impianto decisamente narrativo, con temi ossessivamente iterati“, e sottolineava il “processo metaforico” del suo linguaggio.

In questi testi risplendono l’interna tensione e l’autenticità, spesso drammatica della sua poesia. Vi confluiscono figure dantesche e bibliche, personaggi del mito classico come Orfeo e Proserpina, accanto a immagini popolari e a una lingua pienamente novecentesca. La poesia di Merini è tutto questo insieme: ossessiva, visionaria, sempre in bilico tra il canto e il grido, tra la fede e l’abisso.

Alda Merini

Una vita dentro la poesia

Alda Merini nasce a Milano nel 1931, in viale Papiniano n. 57, vicino ai Navigli. Fin da giovanissima mostra un talento naturale per la scrittura: a sedici anni le sue prime poesie vengono notate da Giacinto Spagnoletti, che le pubblica nell’Antologia della poesia italiana contemporanea 1909-1949. Da allora la poesia diventa per lei una forma di conoscenza e di resistenza.

Negli anni Cinquanta frequenta gli ambienti letterari milanesi, entra in contatto con figure come Giorgio ManganelliMaria CortiGiovanni Raboni. L’esordio con La presenza di Orfeo (1953) rivela una voce nuova: sensuale e mistica insieme, capace di trasformare l’amore in rivelazione. Seguono raccolte come Nozze romanePaura di Dio e Tu sei Pietro, in cui già si intravedono i temi che l’avrebbero accompagnata per tutta la vita — la fede, il desiderio, la colpa, la grazia.

Poi arriva il silenzio. A metà degli anni Sessanta Merini conosce un lungo periodo di sofferenza e viene ricoverata più volte al manicomio Paolo PiniQuegli anni di dolore diventeranno il cuore pulsante della sua poesia. Quando nel 1984 Maria Corti pubblica La Terra Santail libro dell’internamento, la sua voce torna a farsi sentire con una potenza nuova: la follia non è più una condanna, ma una lente per guardare il mondo da un altrove.

Negli anni successivi, con Testamento e con le raccolte che seguiranno, Merini costruisce una delle opere più riconoscibili e amate del Novecento. Vive ancora sui Navigli, scrive instancabilmente, riceve amici, giovani poeti, curiosi. La sua casa diventa un luogo di incontro e di racconto, dove la poesia è un modo di vivere, non un mestiere.

Le altre opere e la ricezione critica

L’opera di Alda Merini è vastissima e attraversa più di cinquant’anni. Accanto a Testamento e La Terra Santa, ci sono raccolte che hanno segnato il suo percorso e il suo rapporto con il pubblico: Vuoto d’amore (1991), Ballate non pagate (1995), Superba è la notte (2000), Il carnevale della croce (2009). In questi libri la sua poesia si fa più diretta, a tratti colloquiale, ma conserva la stessa intensità visionaria.

Alda Merini è stata “una poetessa estranea a qualunque linea o corrente”, capace di far convivere ironia e disperazione, gioco e dolore, fede e desiderio. Anche per questo è diventata un caso unico: amatissima dal pubblico, ma difficile da incasellare nella storia letteraria. Le prose autobiografiche — L’altra verità. Diario di una diversa (1986) e Lettere al dottor G. (2008) — rivelano la stessa urgenza della poesia. Sono testi in cui la scrittura serve a nominare l’indicibile: il manicomio, la perdita, la rinascita. A leggerli oggi, insieme alle sue poesie, si ha la sensazione che per Merini la letteratura non sia mai stata un modo per rappresentare la vita, ma per salvarla.

Il suono dell’ombra, pubblicato da Mondadori nella collana Oscar nel 2019 e curato da Ambrogio Borsani, raccoglie in un’unica antologia tutti i suoi testi fondamentali in poesia e in prosa: dalle raccolte degli inizi fino ai libri della maturità. È un’opera che restituisce per intero la complessità di Merini: una poetessa amata e trasgressiva, capace di parlare direttamente al cuore dei lettori senza rinunciare alla profondità.

Il suono dell’ombra - Alda Merini | Oscar Mondadori

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“L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”

Italo Calvino

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